ASSOCIAZIONE "gruppo di presenza - mons. G. Grassi" di Marino
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Sostenibilità

 Questa sezione riporta elaborati che tendono a chiarire il perchè si debba introdurre il concetto di Sviluppo sostenibile. Tra le varie iterpretazioni noi preferiamo indicarlo come:
quel processo finalizzato al miglioramento ambientale, economico, sociale ed istituzionale.
In esso la tutela e la valorizzaziione delle risorse naturali sono strettamente connesse alla dimensione economica, sociale ed istituzionale al fine di soddisfare i bisogni delle generazioni presenti ma evitando di compromettere la capacità futura di soddisfare gli analoghi bisogni delle generazioni future. 
 

Partiamo con un argomento che di fatto interessa tutti e che chiama tutti alla conoscenza per poter modificare i propri comportamenti personali, anche prescindendo dalle iniziative delle varie Amministrazioni. 

    gruppopresenzamgg@yahoo.it                                                                                 IL CONDOMINIO SOSTENIBILE

Antefatto

Uno degli obiettivi è quello di sensibilizzare i cittadini ad un consumo migliore e più attento delle risorse ambientali, separando il benessere dalle pressioni sull’ambiente.

Il sistema energetico mondiale, con circa l’80% dell’energia primaria utilizzata proveniente dai combustibili fossili, è ancora ben lontano dal rientrare nell’ottica di “sviluppo sostenibile”.

Poiché la disponibilità di tali risorse non è illimitata, diventa facilmente comprensibile come il percorso verso il risparmio energetico debba essere un importante obiettivo per ognuno di noi per poter garantire un futuro energetico globale a lungo termine.

Questa guida ha come finalità quelle di presentare alcuni metodi e soluzioni adatti a rendere “sostenibili” le nostre abitazioni, in particolare scegliendo il condominio come unità organizzativa strategica. A questo livello infatti vengono svolti molti degli interventi che riguardano la sostenibilità, tra cui il risparmio energetico, il risparmio idrico, il consumo responsabile, la gestione oculata delle risorse e la collaborazione.

Per condominio sostenibile si intende, quindi, un condominio in cui si collabora per mettere in atto dei comportamenti di risparmio delle risorse, con conseguente risparmio economico, di rispetto ambientale e di valorizzazione dei rapporti sociali.

il portavoce del gruppo: Corrado Colizza

 

INDICE

*1. caratteristiche termiche dell’edificio

1.1. l’isolamento termico - 1.2. le prestazioni dei serramenti e

dei vetri - 1.3. la ventilazione

*2. gli impianti
2.1.
l’efficienza di produzione del calore - 2.2. l’efficienza di distribuzione del calore: la corretta coibentazione - 2.3. la regolazione locale della temperatura degli ambienti: le valvole termostatiche - 2.4. l’efficienza di emissione del calore - 2.5. la contabilizzazione del calore: l’importanza dell’impianto centralizzato - 2.6. l’illuminazione - 2.7. gli elettrodomestici e le etichette energetiche

*3. l’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili

3.1. gli impianti solari termici - 3.2. gli impianti solari fotovoltaici

*4. il risparmio idrico 

4.1. installare i riduttori di flusso - 4.2. installare i temporizzatori per rubinetti - 4.3. la manutenzione degli impianti - 4.4. l’uso dell’acqua corrente - 4.5. l’uso dell’acqua in giardino - 4.6. il riutilizzo dell’acqua piovana - 4.7. il risparmio idrico nelle piscine

*5. gli acquisti verdi e i consumi responsabili 

5.1. i detergenti - 5.2. l’acqua del rubinetto - 5.3. le vernici naturali - 5.4. le etichette ecologiche

*6. i rifiuti

6.1. produrre meno rifiuti - 6.2. prima di buttare, ridurre il volume - 6.3. attenzione ai rifiuti pericolosi - 6.4. promuovere il riutilizzo - 6.5. la raccolta differenziata - 6.6. promuovere il recupero di materia dai rifiuti

*7. la gestione dei giardini e del verde

*8. il rumore   8.1. proteggere il condominio dal rumore della strada - 8.2. limitare le emissioni sonore

*9.la comunicazione in condominio   9.1.la cancelleria - 9.2.la scelta del computer

*10. i gruppi d’acquisto solidale

 

1. CARATTERISTICHE TERMICHE DELL’EDIFICIO

Risparmiare energia nel proprio appartamento vuol dire spendere il meno possibile per vivere in condizioni di comfort. A tale scopo, nell’abitazione, è necessario tenere sotto controllo le condizioni termiche, igrometriche (umidità relativa), di qualità e di velocità

dell’aria. Ciò è possibile conoscendo le caratteristiche dell’involucro edilizio e degli impianti presenti.

Relativamente al riscaldamento invernale, ad esempio, è necessario quantificare sia quanto calore viene disperso attraverso le pareti ed il sistema di ventilazione, sia gli apporti gratuiti di calore, sia le perdite di produzione, distribuzione, emissione e regolazione dell’impianto termico.

Sulla base di questi dati bisogna poi operare interventi che portino ad un miglioramento delle prestazioni dell’involucro e degli impianti ed i cui costi possano essere recuperati in breve tempo.

E’ un buon investimento affidarsi a professionisti in grado di svolgere una corretta diagnosi energetica dell’edificio e di individuare le soluzioni più opportune, perché il risparmio ottenibile eliminando sprechi ed inefficienze può risultare anche superiore al 50%, ripagando largamente questa operazione nel breve-medio periodo.

Consumando meno energia per utilizzare gli impianti di riscaldamento o di raffrescamento, si ottiene anche un incremento della qualità dell’aria, attraverso la riduzione di anidride carbonica e degli inquinanti derivati dalla combustione.

 

1.1 - L’isolamento termico

Intervenire sulle strutture già esistenti non è però sempre facile ed i costi iniziali da sostenere risultano molte volte più alti rispetto a soluzioni dirette sull’impiantistica.

I vantaggi di un buon isolamento non si limitano alla protezione dalle basse temperature d’inverno, ma riguardano anche la protezione dalle alte temperature d’estate, la corretta traspirabilità dei muri e la protezione dai rumori esterni.

. Isolamento delle pareti dall’interno degli ambienti

Con l’isolamento delle pareti dall’interno si ottiene l’effetto di poter riscaldare l’ambiente più rapidamente rispetto ad un isolamento dall’esterno, perché il calore viene prima ceduto all’aria interna rispetto alle pareti.

Se da un lato questa operazione riduce leggermente lo spazio abitabile, dall’altro consente di ottenere anche l’eliminazione di muffe e condense e migliorare le caratteristiche acustiche delle pareti.

. Isolamento dall’esterno

Isolando le pareti dall’esterno (isolamento a cappotto) si ottiene, a differenza di quello dall’interno, un riscaldamento più lento degli ambienti in quanto i muri si scaldano, trattengono il calore e lo restituiscono, una volta spento l’impianto, all’ambiente interno, aumentando quindi la capacità di accumulo termico dell’edificio.

L’applicazione dell’isolante al muro esterno deve essere continua, in modo da evitare problemi di fessurazione e deve inoltre garantire l’eliminazione dei “ponti termici”, cioè di quei punti di discontinuità delle strutture dove è più facile disperdere calore (ad esempio balconi, gronde, collegamento tra pareti e infissi).

. Isolamento di pavimenti e soffitti

I pavimenti si possono mantenere caldi applicando dei pannelli isolanti sotto la pavimentazione, oppure, in presenza di porticato o locali che sottraggono calore a quelli superiori abitati, isolando dall’esterno la parete del porticato e foderando il soffitto dei locali non riscaldati come cantine e garage.

Per tutti i locali all’ultimo piano è ragionevole intervenire stendendo dei pannelli isolanti sul pavimento del sottotetto, se questo non è abitato, oppure isolando i tetti: per quelli a falda si può porre l’isolante sotto le tegole lasciando uno spessore per la ventilazione; per quelli a terrazza si può coibentare posando pannelli sopra la pavimentazione.

 

1.2. Prestazioni dei serramenti e dei vetri.

E’ molto conveniente intervenire sulle finestre perché sono una delle cause principali di dispersione di calore in un’abitazione

(valutabile attorno al 30 % delle dispersioni totali). E’ questo il motivo per cui gli infissi ed i vetri devono essere di materiale idoneo ad ostacolare l’entrata di freddo e di umidità.

Quando si sostituiscono gli infissi è preferibile scegliere quelli in legno o in PVC, in quanto tali materiali permettono di ottenere il migliore isolamento; si raggiungono buoni risultati anche utilizzando infissi in metallo trattato con taglio termico.

E’ necessario verificare la tenuta degli infissi esistenti provvedendo ad applicare, dove necessario, delle guarnizioni di materiale isolante

(ad esempio strisce adesive di vinilgomma).

Laddove possibile è consigliabile installare i doppi infissi (uno interno ed uno esterno), creando in tal modo un’intercapedine d’aria che funge da isolante; l’aria in quiete infatti è un cattivo conduttore di calore ed è su questo principio che si basano alcuni tipi di vetrate isolanti che utilizzano al loro interno diversi tipi di gas (Argon, Krypton).

Durante l’inverno, l’utilizzo dei tendaggi pesanti davanti alle finestre, che non permettono un significativo apporto gratuito di calore da radiazione solare (ad esempio quelle dirette a nord), aiuta a disperdere meno attraverso le superfici vetrate; bisogna però prestare attenzione a non coprire con gli stessi tendaggi anche i

termosifoni eventualmente posizionati sotto tali finestre.

Se il vetro è singolo, è opportuno installare un doppio vetro, anche se si ottengono prestazioni migliori con l’utilizzo di vetri speciali detti basso-emissivi. Lo spessore del vetro infatti non risolve il problema della dispersione termica, perchè questa rimane alta se

paragonata alle vetrate isolanti attualmente disponibili.

I cassonetti delle tapparelle devono essere ben isolati inserendo all’interno, sulla parte rivolta verso l’esterno, dei materassini in materiale isolante; inoltre, le fessure tra muro e cassonetto devono essere chiuse con stucchi, sigillanti siliconici o poliuretano.

E’ opportuno applicare anche alle porte che mettono in comunicazione con l’esterno, come visto per i cassonetti e gli infissi, guarnizioni idonee che riducano le infiltrazioni d’aria.

 

1.3. La ventilazione

La presenza di vapore d’acqua in ambiente, quando si trova a basse

temperature (inferiori al punto di rugiada), può portare alla formazione di condensa sui muri ed alla presenza di muffe; questo può accadere soprattutto di notte, quando si abbassa di molto la temperatura di un appartamento non ben coibentato (isolato).

Occorre quindi trattenere il calore nei muri, con un corretto isolamento che eviti la presenza di ponti termici, e provvedere a controllare l’umidità dell’aria.

Per avere condizioni di comfort, l’umidità dell’aria all’interno delle abitazioni deve essere compresa tra il 45- 55%; tale concentrazione e la presenza di inquinanti nell’aria aumentano in base al numero di persone, al funzionamento di alcuni elettrodomestici, ai vapori prodotti per la cottura dei cibi ed il consumo di acqua sanitaria, sino a raggiungere valori nocivi per la salute degli occupanti.

Per rendere igienico l’ambiente bisogna dunque ventilarlo introducendo aria esterna in modo da diluire quella interna.

Per una buona ventilazione spesso non è sufficiente aprire periodicamente le finestre e non è opportuno affidarsi agli spifferi provenienti dai serramenti. Sono necessari invece un sistema che aspiri l’aria dal bagno e dalla cucina ed un sistema di ventilazione

che faccia entrare aria nuova da apposite aperture fisse.

L’ingresso di aria di rinnovo più fredda può sembrare non in linea con il risparmio energetico, perché è necessario far funzionare più a lungo l’impianto di riscaldamento, ed in alcuni casi, essere investiti da correnti d’aria fredda comporta un disagio fisico. Per limitare tale disagio, la soluzione non è quella di coprire le aperture di ventilazione, che sono obbligatorie per la sicurezza e la salubrità dei locali, ma, ove possibile, sizionarle senza diminuire il passaggio d’aria dietro termosifoni, frigoriferi o congelatori.

Un sistema di ventilazione meccanica con recupero di calore dall’aria in uscita rappresenta invece la soluzione ottimale per diminuire di molto il consumo di energia atta a riscaldare l’aria di rinnovo, per regolare l’umidità dei locali ed abbattere attraverso i filtri gli inquinanti dell’aria interna.

 

2. GLI IMPIANTI

Per soddisfare il fabbisogno termico in inverno, lo smaltimento di calore in estate, la richiesta di acqua calda sanitaria, un’adeguata illuminazione dei locali e la ventilazione dell’edificio, vi sono oggi diverse soluzioni impiantistiche che puntano con successo ad un consumo razionale delle fonti energetiche. Esistono inoltre degli utili

accorgimenti per iniziare a conseguire con piccole spese dei risparmi energetici a volte consistenti.

Per il riscaldamento, ad esempio, è sufficiente individuare e limitare le perdite di generazione di calore (con interventi sul tipo di generatore di calore), quelle di distribuzione, le perdite di emissione (con interventi sui corpi scaldanti) ed infine quelle di regolazione (con interventi sul bilanciamento dell’impianto).

Per garantire che l’impianto termico sia realizzato a regola d’arte, secondo le prescrizioni del progettista e nel rispetto di tutte le norme di sicurezza, l’installazione deve essere effettuata da una ditta specializzata in possesso dell’abilitazione prevista dalla legge n. 46 del 1990. A lavori ultimati, la ditta deve obbligatoriamente rilasciare al proprietario una dichiarazione di conformità dell’impianto, completa di tutti gli allegati obbligatori, che sono:

1 progetto d’impianto (nei casi previsti);

2 la relazione con tipologia dei materiali utilizzati;

3 lo schema di impianto realizzato;

4 il riferimento a dichiarazioni di conformità precedenti;

5 la copia del certificato di riconoscimento dei requisiti tecnico professionali rilasciato dalla C.C.I.A.A. (Camera di Commercio, dell’Industria e dell’Artigianato)

2.1. L’efficienza di produzione di calore

Nella produzione di calore vi sono due tipi di dispersione termica non utilizzabile: la prima attraverso il mantello dell’apparecchio, la seconda attraverso i fumi prodotti dalla combustione.

. Le perdite dal mantello si possono ridurre o annullare attraverso un efficace isolamento termico dello stesso ed utilizzandolo mantenendo bassa la temperatura media dell’acqua all’interno del generatore.

Quest’ultimo deve inoltre essere correttamente dimensionato per l’effettivo fabbisogno termico, poichè un sovradimensionamento della potenza genera un aumento delle dispersioni passive oltre ad un funzionamento discontinuo del bruciatore, comportando consumi maggiori.

..Le perdite di combustione, invece, sono costituite dal calore sensibile contenuto nei prodotti della combustione, che vengono scaricati all’esterno.

Per cercare di minimizzarle, è necessario migliorare la combustione eliminando problemi di gas incombusto e cercando di abbassare la temperatura dei fumi mediante l’adozione di un sistema di scambio di calore più efficiente, garantendo comunque la funzionalità del sistema di evacuazione dei prodotti della combustione.

Se la temperatura dei fumi fosse troppo alta, la causa potrebbe essere la presenza di incrostazioni delle superfici di scambio termico all’interno della caldaia; queste, infatti, ostacolano il riscaldamento dell’acqua che circola nello scambiatore ed il calore prodotto viene in parte disperso attraverso i fumi.

Se inoltre un bruciatore non è ben regolato, parte del combustibile potrebbe non venire totalmente bruciato e particelle incombuste potrebbero fuoriuscire dal camino con un dispendio di risorse e inquinando l’ambiente circostante.

A questi inconvenienti si deve porre subito rimedio con un’attenta manutenzione dell’apparecchio, pulendo bene le zone dove avviene lo scambio termico e regolando correttamente la combustione del bruciatore.

Se dagli accertamenti effettuati durante le operazioni di manutenzione si riscontra che non è possibile migliorare il rendimento di generazione di calore ed adeguarlo ai valori imposti dalla legge, è obbligatoria la sostituzione del generatore di calore; in questo caso esiste oggi la possibilità di scegliere soluzioni che abbattano sensibilmente le perdite di rendimento.

Le caldaie a condensazione, a differenza di quelle tradizionali, hanno la capacità di utilizzare in modo utile il calore legato al vapore acqueo prodotto dal processo di combustione, recuperando l’11% dell’energia liberata durante tale processo, grazie alla presenza di uno scambiatore- condensatore.

I benefici che si possono ottenere sono sostanzialmente due:

l’abbassamento della temperatura dei fumi e la completa condensazione del vapore acqueo. Le caldaie a condensazione presentano un rendimento elevato, con una riduzione dei consumi anche del 30 % rispetto alle normali caldaie.

Le caldaie a premiscelazione rappresentano un’altra tipologia di impianti a risparmio energetico e il loro funzionamento si basa sulla possibilità di dosare la quantità idonea di gas e aria prima dell’accensione della fiamma.

Anche le caldaie modulanti, che hanno la capacità di adattare la fiamma alla potenza termica necessaria a soddisfare le esigenze di calore del momento, fanno parte della famiglia degli apparecchi ad alto rendimento.

 

Per essere in regola con il riscaldamento cosa occorre che durante la stagione di riscaldamento la temperatura media degli ambienti delle abitazioni non deve superare i 20°C (con una tolleranza di 2°C). La durata giornaliera di riscaldamento pari a 14 ore può essere frazionata in due o più periodi ma l’impianto deve rimanere spento, di notte, tra le 23 e le 5; tali limitazioni non si applicano nei casi previsti all’art. 9 del D.P.R. 412/93.

Per gli impianti centralizzati la responsabilità è dell’Amministratore o di un Terzo incaricato in possesso dei requisiti richiesti per legge, per quelli individuali è di chi occupa l’alloggio a qualsiasi titolo. Il responsabile deve far effettuare regolarmente la manutenzione dell’impianto da personale abilitato con la frequenza indicata dal

costruttore dell’impianto oppure, in assenza di questa, da quanto obbligatoriamente riportato sul libretto d’uso e manutenzione rilasciato dal fabbricante degli apparecchi e dalle norme tecniche per i singoli componenti. Solo in completa mancanza di tutte queste istruzioni si intende sufficiente ai fini del risparmio energetico fare effettuare la manutenzione una volta ogni due anni per gli impianti a gas di potenza inferiore a 35 kW (ogni quattro anni se hanno anche meno di otto anni e sono o a camera stagna o installati all’esterno), annualmente per tutti gli altri tipi di impianto.

L’analisi di combustione è obbligatoria ogni volta che viene fatta la manutenzione, mentre ne sono prescritte due ogni anno per i generatori di calore a gas di potenza superiore a 350 kW e per quelli alimentati a combustibile liquido o solido. Al termine delle operazioni di manutenzione e controllo l’operatore deve rilasciare un rapporto tecnico conformemente all’allegato G del D.Lgs 192/05 per gli impianti di potenza inferiore a 35 kW e all’allegato F per gli altri impianti. Ai fini della dichiarazione di avvenuta nutenzione, questi rapporti devono essere obbligatoriamente trasmessi secondo la periodicità e le modalità stabilite dal Comune, se conta più di 40.000 abitanti, o dalla Provincia.

 

2.2. L’efficienza di distribuzione del calore: la corretta coibentazione

Soprattutto per quanto riguarda gli impianti termici centralizzati, lungo la rete di distribuzione dell’acqua per il riscaldamento dei locali vi possono essere forti dispersioni di calore; per limitarle, le tubazioni devono essere protette da uno strato di materiale isolante il cui spessore dipende dal diametro della tubazione, dal tipo di isolante e dalla parete che attraversa.

Nei casi in cui la coibentazione sia in alcuni punti degradata o addirittura assente, non intervenire prontamente isolando in maniera corretta vuol dire sprecare inutilmente risorse per portare il calore dove non serve.

La coibentazione dev’essere ben fatta, evitando alcuni errori comuni che possono abbassare molto il rendimento di distribuzione, come ad esempio:

1. l’isolamento delle tubazioni deve essere continuo e non deve presentare delle interruzioni soprattutto sulle curve e sui nodi della rete;

2. l’isolamento non deve essere soggetto a carichi o strozzature che riducano lo spessore e quindi l’efficacia del materiale isolante. Bisogna adottare, dove occorre, delle protezioni adeguate alla compressione esercitata sull’isolante;

3. i tagli longitudinali devono essere sempre sigillati;

4. l’isolante deve aderire alle tubazioni per evitare condense interne, circolazione d’aria e perdita d’isolamento;

5. l’impiego di vernici può danneggiare gli isolanti;

6. poiché un materiale dimezza le sue caratteristiche isolanti già con un contenuto del 5-6% di umidità, è necessario che la coibentazione sia protetta dall’acqua e non sia sottoposta al rischio di condensa interna.

2.3. La regolazione locale della temperatura degli ambienti:  le valvole termostatiche

Come spesso accade, quando in una realtà condominiale l’impianto termico viene realizzato in maniera poco corretta, si viene a creare una disomogeneità delle condizioni termiche tra i diversi appartamenti, portando ad una differenza di temperatura tra le varie unità abitative.

Per garantire un livello adeguato di comfort agli abitanti, diventa logica conseguenza aumentare la temperatura ambiente in tutti gli alloggi con notevole spreco di risorse energetiche.

Non bisogna trascurare poi che anche gli apporti energetici solari possono talvolta essere molto rilevanti e portare ad un surriscaldamento degli ambienti.

Il rimedio più semplice in questi casi consiste nell’applicare, ad ogni radiatore, una valvola termostatica installata al posto della vecchia valvola manuale. Tale dispositivo consente di regolare automaticamente l’afflusso di acqua calda ai radiatori in base alla temperatura impostata precedentemente su di una apposita manopola graduata.

Nel momento in cui la temperatura ambiente, misurata da un sensore incorporato nella manopola, raggiunge la gradazione desiderata, la valvola si chiude bloccando il flusso d’acqua nel radiatore e convogliando ulteriore acqua calda verso quei radiatori che, non avendo ancora raggiunto la temperatura preimpostata, risultano ancora aperti.

Questo semplice meccanismo permette di riscaldare in modo indipendente ambienti distinti evitando di riscaldare eccessivamente alcuni locali per mantenere altri ad una

temperatura confortevole.

L’utilizzo delle valvole termostatiche presenta diversi vantaggi:

• non hanno bisogno di alimentazione;

• si ottiene una ripartizione ottimale del calore prodotto dalla caldaia;

• si possono utilizzare in qualsiasi ambiente e permettono una applicazione in qualsiasi  campo.

Il risparmio energetico derivante dal corretto utilizzo di questi dispositivi può arrivare fino al 20%, grazie anche alla possibilità di sfruttare gli apporti gratuiti di calore, come quelli derivanti dagli elettrodomestici e dalla radiazione solare attraverso le finestre.

Il costo medio di una valvola termostatica si aggira intorno ai 25 euro in caso di radiatori già predisposti e intorno ai 60-80 euro in caso di un’installazione completa, mano d’opera inclusa.

2.4. L’efficienza di emissione del calore

I radiatori a parete (o termosifoni) sono gli impianti di riscaldamento più utilizzati nei condomini e possono essere in ghisa, acciaio o alluminio. Se da un lato i radiatori in ghisa cedono calore anche quando si è da poco spento il riscaldamento, dall’altro

hanno bisogno di tempo per riscaldarsi e occupano non poco spazio.
I radiatori in alluminio o in acciaio, invece, si scaldano in un breve lasso di tempo, ingombrano meno ma si raffreddano velocemente.

La caratteristica fondamentale di ogni radiatore è rappresentata dalla superficie di scambio termico con l’ambiente, detta anche superficie radiante. Più è grande tale superficie, maggiore risulta la quantità di calore che il radiatore può cedere all’ambiente.

I modelli più recenti sono dotati di alette e di setti interni che ne aumentano la superficie di scambio. A parità di dimensioni esterne quindi, i radiatori possono avere risultati prestazionali diversi a seconda della tipologia in cui rientrano. La corretta installazione e l’efficiente utilizzo di un radiatore prevedono di:

- non ostacolare la circolazione dell’aria con mensole poste a distanza troppo ravvicinata e rispettare le distanze minime richieste dalla parete posteriore e da terra;

- applicare eventuali mensole a taglio termico, atte  a deviare i flussi convettivi verso l’interno del locale;

- non ostacolare la circolazione dell’aria e l’irraggiamento con schermi posti davanti al radiatore;

- non diminuirne il potere radiante utilizzando vernici non adatte;

- sfiatare periodicamente l’aria attraverso le apposite valvole per non ostruire il flusso dell’acqua;

- rinforzare l’isolamento termico della parete con un pannello isolante avente superficie riflettente da rivolgere verso l’interno, qualora il radiatore si trovi in una nicchia con parete rivolta verso l’esterno dell’edificio.

L’utilizzo di ventilconvettori o termoconvettori, impianti che, grazie ad un ventilatore, emettono aria calda nell’ambiente in cui sono installati permettendo un più rapido riscaldamento del locale, è più adatto nelle case abitate saltuariamente.

2.5. La contabilizzazione del calore e l’importanza  dell’impianto centralizzato

Negli ultimi anni si sono verificati molti casi in cui si è provveduto a smantellare l’impianto centralizzato ed a sostituirlo con tanti impianti individuali; di fronte a tali scelte, talvolta fatte in maniera frettolosa, è però doveroso considerare se queste siano realmente le soluzioni più adatte sul piano del risparmio.

I vantaggi nel continuare ad avere un impianto centralizzato rispetto ai singoli impianti autonomi sono numerosi:

1) non bisogna rompere muri e pavimenti e si evita di dover costruire, per ogni caldaietta, camini e canne fumarie sopra il colmo del tetto per lo scarico dei fumi, oltre a nuove tubature per il trasporto dell’acqua calda e del gas;

2) il costo di prima installazione di un unico impianto condominiale centralizzato risulta inferiore alla somma dei costi di tante singole caldaie;

3) la potenza termica di un’unica caldaia centralizzata necessaria per scaldare un condominio, essendo inferiore alla somma delle potenze necessarie per diversi impianti autonomi, consente un consumo energetico minore;

4) l’impianto centralizzato ha tempi di vita più lunghi rispetto a quelli degli impianti utonomi;

5) la manutenzione di una caldaia unica anziché di tante singole è più facile e le relative spese, divise tra tutti, sono meno costose;

6) il responsabile di un impianto individuale è sempre l’occupante dell’appartamento mentre per un impianto centralizzato si può delegare la responsabilità dell’efficienza e della sicurezza della caldaia all’amministratore o ad un terzo responsabile;

7) una caldaia condominiale può riscaldare almeno dieci appartamenti producendo inquinamento e consumando energia in quantità inferiori rispetto a dieci impianti autonomi.

Di frequente la motivazione che viene data, quando si passa da un impianto centralizzato ad uno individuale, è la maggiore flessibilità che quest’ultimo ha negli orari di utilizzo e nell’impostazione della temperatura in appartamento.

Quando infatti nell’edificio è installata una centralina di controllo, i tempi di accensione dell’impianto centralizzato e la temperatura di mandata dell’acqua vengono impostati per tutti i condomini ed i costi vengono ripartiti in base ai millesimi occupati, a discapito di chi vive l’appartamento solo poche ore al giorno o addirittura saltuariamente.

E’ invece possibile riuscire a ripartire equamente le spese per il riscaldamento tra i condomini installando un sistema di contabilizzazione del calore; in questo caso ciascun utente deve pagare una quota fissa, legata alle spese comuni come la manutenzione periodica dell’impianto, ed una quota corrispondente all’effettiva quantità di riscaldamento utilizzato.

Con la contabilizzazione infatti l’utente può scegliere le temperature e gli orari di accensione dell’impianto più adatti alle sue esigenze.

La contabilizzazione può avvenire sostanzialmente in due modi:

attraverso la lettura da parte di un tecnico dei contabilizzatori installati sui radiatori di ciascun appartamento, oppure attraverso una centralina collocata in uno spazio condominiale comune su cui convergono i dati relativi a tutte le abitazioni.

Negli impianti con sistema di distribuzione dell’acqua a colonne montanti è necessario misurare quanta energia consumano, singolarmente, tutti i radiatori e quindi installare un contabilizzatore di calore su ciascuno di essi. Negli impianti a zone è sufficiente installare un solo contabilizzatore di calore per ogni appartamento.

Con un cronotermostato è possibile poi gestire autonomamente il calore ed i contabilizzatori calcolano il calore consumato dall’appartamento misurando la portata e la temperatura dell’acqua di mandata e la temperatura dell’acqua di ritorno.

Il costo per l’installazione di un sistema di contabilizzazione, per uno stabile con circa venti alloggi, si aggira sui 2000 euro per appartamento.

Questa cifra comprende anche alcuni indispensabili lavori di adeguamento della caldaia, la progettazione ed il collaudo dell’impianto. In generale quindi installare gli apparecchi necessari alla contabilizzazione su un vecchio impianto centralizzato è più

conveniente rispetto alla trasformazione in impianti autonomi.

Infine l’impianto centralizzato con contabilizzazione del calore non ha alcuna limitazione degli orari di accensione.  

Obiettivo salute

La salubrità degli ambienti nei quali soggiorniamo a lungo, è strettamente legata alla temperatura alla quale ci troviamo.
L’“obiettivo 19”, sulla scorta di diversi studi, propone di mantenere la temperatura degli ambienti a non più di 19 gradi in inverno e , se climatizzati d’estate a non più di 4 gradi inferiori alla temperatura esterna.

2.6. L’illuminazione

In Italia circa il 15 % del consumo totale di energia elettrica del settore residenziale è destinato all’illuminazione domestica. Diventa quindi facilmente comprensibile come una scelta oculata delle sorgenti luminose artificiali possa contribuire sia al risparmio energetico sia ad un maggiore comfort visivo. Le lampade ad incandescenza sono tuttora le sorgenti luminose di gran lunga più diffuse negli ambienti domestici. Tuttavia, per ottenere un risparmio sia in termini energetici che economici, è necessario prendere in considerazione l’utilizzo di lampadine fluorescenti compatte, dette anche “a  risparmio energetico”.

Ad esempio, una lampada di questo tipo da 20-25 W, fornisce la stessa quantità di luce di una lampada ad incandescenza da 100 W e offre una durata anche 10 volte superiore. Alla più alta spesa iniziale si contrappone un elevato risparmio energetico fino al 70 %) rispetto alle lampadine ad incandescenza.

Nell’ottica del risparmio energetico è bene tenere presente anche alcuni semplici accorgimenti. All’interno di un appartamento è opportuno:

• tenere accese le luci solo il tempo utile per l’attività che si deve svolgere e spegnere sempre le lampade dei locali dai quali ci si allontana;

• progettare e posizionare l’arredamento in modo tale da poter sfruttare il più possibile la luce naturale;

• non utilizzare colori scuri per le pareti ed in particolar modo per il soffitto;

• installare interruttori differenziati in caso di lampadari con molte lampadine, affinché queste si possano accendere indipendentemente, oppure utilizzare lampadari con meno lampade, perché a parità di illuminazione prodotta quelli con un numero maggiore di sorgenti luminose consumano di più rispetto a quelli con una singola lampada;

• pulire periodicamente le lampadine poiché la quantità di luce emessa può diminuire fino al 20% per effetto della polvere.

All’interno di un condominio l’installazione di dispositivi in grado di modulare la luce artificiale in relazione alle effettive condizioni di illuminamento e alle esigenze personali (sensori di presenza, dimmer, interruttori crepuscolari e stabilizzatori/regolatori di flusso)

consente di raggiungere e in taluni casi superare un risparmio del 50% della spesa energetica.

2.7. Gli elettrodomestici e le etichette energetiche.

Oltre all’illuminazione artificiale e al riscaldamento degli ambienti, anche gli elettrodomestici contribuiscono in maniera significativa al miglioramento della qualità della vita all’interno di un’abitazione. Per quanto riguarda l’efficienza energetica, attualmente risulta più semplice scegliere gli elettrodomestici migliori dal momento che la legge obbliga l’esposizione sugli stessi di un apposito cartellino, denominato “Etichetta energetica”, che riporti utili dati energetici, tra cui il consumo annuale di energia elettrica espresso in kWh e la classe di efficienza energetica.

L’Etichetta energetica è rappresentata da sette frecce colorate di lunghezza crescente (cui corrispondono consumi energetici crescenti) associate alle lettere dalla A (minimo consumo a parità di prestazioni) alla G (massimo consumo a parità di prestazioni).

L’etichettatura energetica degli elettrodomestici ha come finalità quella di informare gli utenti finali circa il consumo di energia degli apparecchi, in modo tale da consentire un impiego più razionale dell’energia favorendo quindi il risparmio energetico e la riduzione dell’inquinamento atmosferico. Non è da trascurare che lo sviluppo

tecnologico dei prodotti a basso consumo viene favorito dall’orientamento dei consumatori nella scelta dell’elettrodomestico al momento dell’acquisto.

La loro sempre più larga diffusione deve però andare di pari passo con un loro impiego razionale; è quindi importante che:

• siano scelti in base alle effettive esigenze d’uso;

• siano rispondenti ai requisiti di sicurezza conformi alla normativa;

• consumino la minore quantità di energia a parità di servizio reso;

• siano installati rispettando la normativa tecnica vigente.

E’ oltremodo importante eliminare gli sprechi di energia evitando di lasciare gli elettrodomestici in stand-by poiché, seppure i singoli consumi appaiano irrisori (3-15 Watt di potenza per gli apparecchi tradizionali), la somma di questi su tutto l’arco dell’anno può risultare un’altra sorpresa.

Una soluzione semplice ed economica è rappresentata dall’utilizzo di una multipresa elettrica (“ciabatta”) dotata di interruttore da collegare agli apparecchi e da azionare quando questi non vengono usati; un utile consiglio per ricordarsi di utilizzare la ciabatta è quello di lasciarla in posizione visibile e facilmente accessibile.

 

3. L’UTILIZZO DELLE FONTI ENERGETICHE RINNOVABILI

Negli ultimi anni sono stati fatti molti progressi relativamente alla progettazione di soluzioni tecnologiche che impiegano fonti di energia rinnovabile. In particolare, tra i dispositivi che utilizzano energia solare, quelli maggiormente diffusi sono gli impianti solari

termici, che forniscono calore per il riscaldamento dell’acqua o per il riscaldamento degli ambienti, e gli impianti solari fotovoltaici, che convertono l’energia solare in energia elettrica.

3.1. Impianti solari termici

I pannelli solari termici catturano l’energia proveniente dal Sole e la convertono in energia termica per la produzione di acqua calda. Gli impianti a pannelli solari possono essere di due tipi: a circolazione naturale e a circolazione forzata.

…I primi consistono in sistemi a circuito chiuso che funzionano a scambio indiretto senza l’utilizzo di pompe e componenti elettrici e si possono impiegare, ad esempio, in un edificio dove è possibile installare un impianto solare monofamiliare.

I pannelli solari sono costituiti da tubi all’interno dei quali scorre un fluido termovettore che, esposto alle radiazioni solari, si scalda salendo per convezione fino ad un serbatoio posto sul tetto. L’acqua presente all’interno di esso viene quindi scaldata per poi venire confluita nel circuito domestico.
Il principio è lo stesso anche per gli
impianti a circolazione forzata con l’unica differenza rappresentata dalla presenza di una pompa di circolazione, il cui compito è quello

di spingere il liquido termovettore attraverso il circuito primario.

Tale pompa viene messa in moto da una centralina elettronica.

In un condominio è possibile installare un impianto solare centralizzato e tale  installazione, anche se relativamente più complessa, prevede un collegamento al sistema convenzionale di produzione di acqua calda. L’impiego di collettori solari consente di realizzare un risparmio di energia che risulta essere consistente in estate e apprezzabile in inverno. Questi nuovi impianti ormai sono competitivi anche dal punto di vista dei costi, soprattutto se paragonati all’utilizzo di uno scaldabagno elettrico; in molti casi tali costi possono venire ammortizzati in meno di cinque anni.

E’ possibile anche riscaldare gli ambienti con l’energia solare nonostante tale processo risulti spesso arduo in quanto, a differenza dell’acqua calda sanitaria, della quale si ha bisogno in uguale misura durante tutto l’anno, il riscaldamento serve proprio quando risulta più bassa la radiazione solare; attualmente però gli alti costi e l’allacciamento ad un impianto di riscaldamento tradizionale rendono l’applicazione di questo tipo di riscaldamento difficilmente realizzabile.

3.2. Impianti solari fotovoltaici

La tecnologia fotovoltaica permette di trasformare l’energia solare direttamente in energia elettrica. Un impianto fotovoltaico è composto da:

_ moduli fotovoltaici: pannelli che ospitano le celle fotovoltaiche in silicio e convertono l’energia solare in energia elettrica in corrente continua;

_ strutture di sostegno dei moduli: possono essere in acciaio zincato a caldo o in alluminio;

_ inverter: dispositivo elettronico che consente la conversione da corrente continua a corrente alternata in base alle esigenze energetiche degli apparecchi domestici;

_ misuratori di energia: dispositivi in grado di misurare la quantità di energia prodotta dall’impianto e messa in rete;

_ quadri elettrici e cavi di collegamento.

I vantaggi degli impianti fotovoltaici sono molti, tra cui l’estrema affidabilità e durata (attualmente le case costruttrici ne garantiscono l’efficienza per molti anni), i minimi costi di manutenzione, il risparmio dei combustibili fossili ed il conseguente abbattimento di inquinamento.

Il costo di realizzazione però è ancora molto alto; in Italia per l’installazione di un impianto fotovoltaico standard da 1 kWp la spesa ammonta a circa 6500-7000 euro; gli incentivi che le Amministrazioni Pubbliche mettono a disposizione per promuovere

questa tecnologia aiutano ad abbassare notevolmente i tempi di ritorno  dell’investimento (come ad esempio il “Conto Energia”).

 

4. IL RISPARMIO IDRICO

4.1. Installare i riduttori di flusso

Il riduttore di flusso è un dispositivo piccolo e facilmente applicabile ai rubinetti domestici, che permette di risparmiare acqua, ma anche di ridurre il consumo di energia utilizzata per riscaldarla e per trasportarla.

Il riduttore per rubinetto, che viene inserito al posto del normale frangigetto, è un meccanismo estremamente raffinato, costituito di una valvola di riduzione della portata dell'acqua e di un dispositivo a spirale che imprime all'acqua un movimento circolare, mentre un sistema di fori la miscela con l’aria e aumenta il volume del getto.

In tal modo viene garantito il mantenimento della stessa pressione di uscita dell'acqua malgrado la minore portata.

E' realizzato in una particolare resina polarizzata e non contiene setacci in rete di plastica, vengono drasticamente ridotti i depositi calcarei e si ha quindi una più facile manutenzione e una lunga durata.

Il riduttore di flusso per la doccia è invece un raccordo da ½ pollice, che viene inserito tra la rubinetteria e il tubo doccia; è basato sui medesimi principi di quello per rubinetto e, indipendentemente dalla pressione di portata, garantisce a seconda del modello una resa continua fra i 6 e i 12 litri al minuto.

La presenza di una valvola, tarata in modo apposito dal costruttore, permette anche di migliorare il confort dell'impianto riducendo in modo significativo il disagio di trovarsi sotto la doccia e non avere più acqua calda perché un altro rubinetto è stato aperto.

E’ sufficiente avvitare all'uscita del rubinetto il riduttore.

Nella doccia e nei rubinetti che non consentono di avvitare nulla si interviene inserendo un riduttore nel flessibile.

Si tratta di svitare il flessibile, avvitare il riduttore e ricomporre il tutto. Il meccanismo semplice di installazione non costituisce un ostacolo.

L’installazione non è altrettanto immediata laddove i rubinetti, soprattutto se di vecchia generazione, non hanno la parte finale filettata.

Indicativamente questi dispositivi ripagano il loro costo in pochi mesi e offrono un risparmio notevole e un rapporto straordinario tra investimento e risultato.

Non va infatti dimenticato che molta dell’acqua utilizzata a fini domestici è calda, e che una riduzione del suo sfruttamento porta naturalmente ad un calo del consumo di energia impiegata per riscaldarla.

I riduttori di flusso per rubinetti e docce permettono a una famiglia di diminuire fino al 50% il consumo di acqua dei rubinetti e fino al 20% - 30% il consumo globale di acqua, e quindi anche il relativo costo..

L'aeratore tradizionale consuma ca. 15 l/min con una pressione di  3 bar. Considerando un costo medio 0.8 euro al metro cubo, si è fatto un calcolo approssimativo degli effettivi risparmi di una famiglia di tre persone che si dota di un riduttore:

Utilizzo medio

Risparmio idrico

Risparmio economico

Doccia

9 min/g per 90 l/g

24 €/g

Lavabo

6 min/g per 48 l/g

12 €/g

Bidet

3 volte/g per 9 l/g

4 €/g

lavandino

9 min/g per 72 l/g

19€/anno


Al risparmio sul consumo diretto, si somma quello sul costo di scarico e sul costo di produzione di acqua calda dello scaldabagno. L’Autorità per l’Energia quantifica il risparmio in questo modo:


Scalda acqua

Risparmio energetico

Risparmio economico

 

Elettrico

204 kw/h

9 €/anno

 

A gas

13 mc/anno

13 €/anno

 

 

Con i riduttori si porta veramente un contributo al risparmio energetico, e non solo di acqua: se si usa meno acqua, meno acqua deve essere pompata per raggiungere il punto di erogazione (meno energia), meno acqua deve essere scaldata, meno acqua finisce negli scarichi (meno spreco e minor costo di smaltimento).

4.2. Installare i temporizzatori per rubinetti

Si tratta di dispositivi che determinano lo spegnimento programmato del flusso di acqua in uscita dal rubinetto dopo un intervallo di tempo prestabilito. Nelle parti comuni, evitano che il rubinetto resti aperto per un tempo superiore a quello non

strettamente necessario. Consentono un risparmio almeno del 25%

del volume di acqua.

4.3. La manutenzione degli impianti

Un rubinetto che a causa di una fessura di 1 mm nella guarnizione perde una goccia di acqua al secondo, può causare una perdita fino a 10.000 litri/anno. Un valore considerevole, soprattutto se si pensa che una nuova guarnizione costa 5-10 centesimi di €. Un WC che perde può arrivare addirittura a consumare fino a 100 litri d’acqua

al giorno. Per controllare che il proprio impianto non abbia perdite, è sufficiente chiudere tutti i rubinetti e controllare che il contatore non giri, cioè che non registri prelievi. Una corretta manutenzione degli impianti o, se necessario, una piccola riparazione contribuiranno a risparmiare tanta acqua potabile altrimenti persa

senza essere utilizzata.

Quando ci si assenta per lunghi periodi è consigliabile chiudere il rubinetto centrale.

4.4. L’uso dell’acqua corrente

L’acqua utilizzata in casa spesso può essere utile.

Per esempio l’acqua con cui si sono lavate frutta e verdura può essere riutilizzata per annaffiare le piante. L’acqua di cottura della pasta, che è un ottimo sgrassante, è efficace per lavare i piatti, e permette di risparmiare in questo caso anche il detersivo. Lavare la frutta, la verdura ed i piatti lasciandoli a mollo nell’acqua per un po’

di tempo, consente di risparmiare molta acqua rispetto a lavarli sotto un getto corrente. Allo stesso modo usare il secchio per lavare l'automobile invece di utilizzare un getto d'acqua corrente porta a risparmiare fino a 150 litri per volta. Un secchio d'acqua insaponata e uno di acqua pulita per sciacquare possono essere sufficienti per lavare l'automobile. Se è possibile, preferire lavare auto e barche su un terreno assorbente.
4.5. L’uso dell’acqua in giardino

E’ importante gestire con attenzione l’utilizzo dell’acqua in giardino, seguendo semplici regole:  non tagliare l’erba troppo corta, perché quella più alta necessita di meno acqua.

Lasciare sul prato l’erba tagliata o mettere uno strato di foglie secche alla base delle piante da giardino per mantenere l’umidità del suolo. In questo modo si manterranno le radici fresche; si eviterà che si asciughi la terra troppo presto, evitando, inoltre, che attecchiscano piante parassite.

Spazzare i vialetti o i marciapiedi invece che pulirli con l’acqua dell’annaffiatoio. In questo modo si possono risparmiare fino a 10.000 litri all’anno di acqua.

Innaffiare il giardino solo quando necessario, la mattina o la sera quando il sole è calato, dirigendo il getto lontano dalle aree pavimentate ed utilizzando una canna con arieggiatore. In questo modo evaporerà meno acqua.

Controllare il sistema d’irrigazione per evitare inutili perdite o sprechi.

Se il giardino è molto grande, è opportuno utilizzare impianti di irrigazione a goccia che garantiscono una maggiore efficienza rispetto a quelli a spruzzo. E’ un metodo di irrigazione che simula la pioggia, evita accumuli di acqua, consente un notevole risparmio idrico e può risolvere gli inconvenienti legati all’irrigazione sopra chioma.

4.6. Il riutilizzo dell’ acqua piovana

Il recupero ed il riciclaggio delle acque meteoriche consente di risolvere molti problemi legati alla scarsità di acqua, allo smaltimento di acque reflue ed ai costi di approvvigionamento idrico sempre in crescita. Una buona parte del consumo idrico

domestico di acqua potabile potrebbe essere sostituito o integrato dall’utilizzo di acqua piovana, consentendo un risparmio idrico di circa la metà dei consumi. Il recupero di acqua piovana comporta un considerevole risparmio di acqua potabile ed una riduzione dei costi sostenuti dalle famiglie per pagare la bolletta dell’acqua

(va ricordato infatti che il costo dell’acqua potabile subirà probabilmente degli aumenti nei prossimi anni), oltre alla possibilità di innaffiare orti e giardini anche nei periodi in cui ne è fatto divieto con ordinanza comunale per necessità di razionamento dell’acqua di acquedotto. Con il riutilizzo, inoltre, si riduce il quantitativo di acqua piovana pulita convogliato nella pubblica fognatura, inutilmente e dannosamente.

Gli impieghi che si prestano al riutilizzo sono in particolar modo:

-la pulizia dei vetri. L’acqua piovana può essere utilizzata perché non lascia aloni né macchie;

-l’innaffiamento di orti e giardini. L’acqua piovana che esce dal serbatoio é a temperatura ambiente e favorisce la crescita delle piante, é delicata e senza calcare;

-il lavaggio dell’automobile. Essendo l’acqua piovana senza calcare, non lascia  macchie ed aloni perciò si può evitare l’asciugatura con il panno di pelle;

-il lavaggio di cortili e pavimenti;

-lo sciacquone dei sanitari;

-l’alimentazione della lavatrice (in questo caso servono alcuni accorgimenti supplementari, in particolare dei filtri).

La gamma dei reimpieghi possibili dell’acqua piovana dipende dalla sua qualità ovvero dalla presenza di eventuali carichi inquinanti che alterano le sue caratteristiche fisiche, chimiche o i parametri microbiologici dovuti ad esempio alle sostanze presenti in atmosfera o le sostanze rilasciate dai materiali che compongono i sistemi di raccolta o ancora a parassiti, batteri e virus derivati dal contatto con di uccelli ed animali che hanno accesso alla copertura e alle superfici di raccolta.


Gli elementi che accomunano qualsiasi sistema di recupero
dell’acqua piovana sono:

1. Sistema di raccolta dell’acqua scolante dai tetti e dalle coperture (canali). L’acqua piovana può essere raccolta in botti, colonne o serbatoi disposti sul tetto o in giardino.

Inoltre sono disponibili serbatoi interrati collegati al pluviale dell’edificio.

2. Filtro per eliminare materiale grossolano come ad esempio foglie, aghi di pino ecc. È importante che sia facilmente accessibile e smontabile per facilitare le operazioni di pulizia che vanno effettuate con regolarità.

3. Serbatoio per immagazzinare l’acqua. Solitamente si utilizzano serbatoi in materiale plastico, interrati o fuori terra. È bene che abbiano un pozzetto di ispezione che ne consenta anche un’agevole pulizia. Ci deve essere uno scarico di troppo pieno ed è consigliabile anche la presenza di uno scarico di fondo attivabile all’occorrenza.

4. Pompa per prelevare l’acqua dal serbatoio e convogliarla ai punti di erogazione. Si può scegliere tra una pompa esterna con galleggiante e tubo di pescaggio da inserire nel serbatoio oppure una pompa sommergibile.

5. Punto di erogazione : non deve essere accessibile ai bambini, ed è molto importante che sia sempre ben segnalato che l’acqua erogata non è potabile.

 

5. GLI ACQUISTI VERDI E I CONSUMI RESPONSABILI

Il semplice gesto quotidiano del consumo di beni e servizi da parte di ciascuno di noi ha delle importanti conseguenze sul piano ambientale, sociale, e politico. Possiamo rendere responsabili i nostri acquisti con un consumo attento, cioè attraverso una riduzione e selezione dei consumi verso marche e prodotti eticamente corretti e con un impatto ambientale il più possibile limitato.

Il consumo responsabile è uno dei principali strumenti di cambiamento quotidiano. Nel dettaglio, ecco quali criteri di scelta adottare per diversi tipi di prodotto:

5.1. I detergenti

Il pulire naturale o ‘pulire ecologico’ è un modo di pulire gli spazi comuni usando meno prodotti detergenti e alternative più sicure, producendo meno rifiuti e riducendo il bisogno di sostanze chimiche nocive.

La maggior parte delle abitazioni contiene molti più prodotti detergenti di quanti non ci sia veramente bisogno. Tali prodotti creano rifiuti, rappresentati dalle loro stesse confezioni, che poi vengono smaltiti nelle discariche pubbliche, mentre le sostanze

chimiche contenute nei prodotti detergenti possono danneggiare la salute e l’ambiente.

Ecco come fare per limitare il più possibile l’impatto della pulizia:

- ridurre l’uso di prodotti detergenti acquistandone meno, usando la quantità minima di detersivo indicata sulla confezione attraverso il dosare ed in base alla sporco e alla durezza dell’acqua ed usare la più bassa temperatura consigliata.

- Scegliere detersivi ecologici. Un detersivo ecologico non deve presentare fosfati; devono essere assenti i tensioattivi cationici, altamente tossici, mentre possono essere presenti i tensioattivi anionici ottenuti da grassi animali o vegetali; nei preparati

ecologici, inoltre, devono essere assenti sbiancanti, profumi sintetici sostituiti al massimo da oli essenziali naturali.

Questi detersivi, scaricati nelle acque superficiali dagli scarichi urbani, non determinano un inquinamento in quanto non contengono sostanze tossiche per la flora e la fauna acquatica.

- Non pagare l’acqua: acquistare prodotti concentrati. Diluendo successivamente in acqua i prodotti concentrati, si riduce di molto il volume dell’imballaggio e al momento dell’acquisto non:
- si paga il costo dell’acqua, del maggior imballaggio e dei trasporti ad esso associati.

- Risparmiare con il “formato famiglia”: è molto conveniente rispetto al monodose ed è caratterizzato da un volume di imballaggio molto inferiore per unità di prodotto rispetto alle confezioni più piccole.

- Utilizzare prodotti con ricariche: ogni volta che si utilizza una ricarica per un prodotto si risparmia all’ambiente un imballaggio che subito diventerà rifiuto.

Occorre ricordare che:

il bicarbonato di sodio pulisce, deodora, ammorbidisce l’acqua e rappresenta una buona polvere sgrassante. L’aceto bianco elimina l’unto ed è un deodorante e un disinfettante delicato.

Il sapone naturale è un detergente per fini generali del tutto biodegradabile.

Il succo di limone è un candeggiante delicato, un deodorante e un agente detergente.

Il borace è un sale minerale che si trova in natura. Pulisce, deodora, candeggia e disinfetta. Viene anche usato per eliminare insetti nocivi quali formiche e scarafaggi.

Per pulire le finestre, un metodo efficace può essere quello di aggiungere mezzo bicchiere di aceto ad un litro di acqua calda per ottenere un effettivo detergente. Se molto sporche, è necessario lavare prima le finestre con acqua calda insaponata. Utilizzare carta di giornale imbevuta di aceto per ottenere un’ottima brillantezza. Si

può usare bicarbonato di sodio su un panno umido per pulire ripiani, lavandini, finestre, bagni, piastrelle e le superfici del frigorifero o del congelatore.

5.2. L’acqua dell’acquedotto

In Italia si consuma più acqua minerale che in qualsiasi altro Paese del mondo: circa 172 litri l'anno pro-capite, con un giro d'affari complessivo attorno ai 3 mln €. L'iperconsumo di acqua minerale in bottiglia è un comportamento dannoso. Se ogni italiano consuma 172 litri di acqua minerale in un anno, significa che consuma in

media 90 bottiglie di plastica e una trentina di vetro. La popolazione italiana conta 55 milioni di abitanti. Dunque ci sono quasi 5 miliardi di bottiglie di plastica da smaltire ogni anno. Tenendo conto che la raccolta differenziata della plastica ne intercetta il 20% circa, almeno 4 miliardi di bottiglie finiscono in discarica. Inoltre, è molto diffusa la convinzione che l'acqua minerale sia più sana, più controllata e più salutare di quella del rubinetto. Questo luogo comune va sfatato per diversi motivi. L'acqua del rubinetto è molto controllata, e per molte sostanze la normativa impone criteri

di concentrazione massima ammissibile più ristretti rispetto le acque minerali  imbottigliate.

I controlli pubblici sono più frequenti e accurati per l'acqua dell'acquedotto. Questo significa che non è vero che le acque minerali confezionate siano più salutari.

Spesso contengono quantità di arsenico e manganese – sostanze considerate pericolose per la salute da OMS e FAO - rispettivamente fino a 5 e fino a 40 volte superiori rispetto all'acqua del rubinetto.

Nel caso in cui l’acqua odori di cloro, in genere è sufficiente lasciarla in una caraffa per circa 10 minuti affinché l’elemento evapori. Se invece si è disposti a fare un piccolo investimento, è possibile acquistare un depuratore domestico, che permette di migliorare le caratteristiche dell’acqua del rubinetto e quindi di eliminare quella in bottiglia, con una riduzione fino al 95-98% nella produzione di rifiuti in plastica. I depuratori sono in genere costituiti da una base di carboni attivi (che tramite l'assorbimento eliminano cloro, idrocarburi, tensioattivi, pesticidi e coloranti) e da una fine graniglia porosa di rame, che ha effetto batteriostatico (i batteri non si

moltiplicano). Questi dispositivi, inoltre, sono in grado di trattenere le sostanze in sospensione fino a 0,5 micron e dimostrano efficacia depurativa per il cloro attivo e nei confronti di prodotti chimici quali fenoli, clorofenoli, ammine, che possono essere presenti a bassissime concentrazioni, in acque potabili distribuite dalle reti urbane. Non alterano il contenuto salino dell'acqua e resistono molto bene all'azione del calcare.

Se ne trovano a poco più di 100 euro.

Il vantaggio è quello di avere meno bottiglie in PET da smaltire, meno trasporti sulle strade, meno traffico, meno inquinamento. In base alle statistiche risulta che una famiglia di 4 persone consuma mediamente da 250 a 500 euro all'anno per acquistare l'acqua in bottiglia. Il risparmio che deriva dall'uso del depuratore, dunque, è considerevole.

5.3. Le vernici naturali

Molte delle sostanze che ancora oggi vengono tranquillamente usate in edilizia (impregnanti, pitture, vernici, colle, isolanti…), sono state dichiarate tossiche, vale a dire che studi scientifici condotti dai più importanti enti di tutela della salute ne hanno dimostrato la tossicità, in alcuni casi addirittura la carcinogenicità.

Tra i componenti delle vernici acriliche o viniliche, per esempio, sono presenti solventi riconosciuti cancerogeni dal Ministero della Sanità.  Nella composizione delle vernici, ancora oggi possiamo trovare la presenza di metalli pesanti, estremamente pericolosi per la salute e per l’ambiente, come il cadmio, il cromo, il mercurio, l’arsenico e il titanio.

Ovviamente va tenuto presente che la pericolosità di una sostanza varia a seconda delle tecniche d’uso utilizzate, e a seconda della percentuale in cui esse sono presenti nel prodotto finito.

Anche i materiali per il trattamento e la finitura delle superfici di legno, dell’intonaco e del ferro, così come i prodotti per l'incollaggio, sono in genere estremamente dipendenti dall'industria petrolchimica.

Per questo è nata l’esigenza di utilizzare sostanze più naturali, non nocive per l’uomo, elaborate attraverso processi produttivi brevi, a minore consumo energetico, a minore impatto ambientale.

Le ditte produttrici di materiali bioedili propongono delle vernici e delle pitture i cui componenti sono sempre esplicitamente descritti (la cosiddetta etichetta  trasparente”), secondo un codice etico che richiede la massima trasparenza sulla biografia del prodotto. Sono prodotti composti da materie prime naturali, che non producono emissioni nocive, la cui trasformazione avviene nel rispetto della natura,

senza l’impiego di materie prime di sintesi petrolchimica.

Si tratta di composti ottenuti da resine vegetali, olii vegetali, gomme e colle, spiriti vegetali, olii essenziali, coloranti vegetali, prodotti di origine animale, sostanze minerali naturali elaborate. L’utilizzo di questi materiali non provoca allergie, e annulla gli

effetti dannosi conosciuti e non conosciuti dei prodotti chimici derivati dal petrolio. Si tratta inoltre di sostanze biodegradabili, che minimizzano i problemi i smaltimento e di impatto ambientale. Tali prodotti hanno inoltre le stesse caratteristiche di resa di quelli

tradizionali.

5.4. Le etichette ecologiche

Le etichette ecologiche sono dei simboli che permettono di evidenziare l'impegno in campo ambientale delle aziende produttrici.

Hanno lo scopo di informare i consumatori sulle caratteristiche ambientali del prodotto, ovvero il rispetto di limiti di performance ambientali individuati con criteri specifici su emissioni, consumi di energia, ecc., stabiliti dall'Ente preposto al rilascio dello stesso marchio.

L’Ecolabel è il sistema di etichettatura ecologica definito dal Regolamento dell’Unione Europea n. 1980 del 2000. È un'etichetta che viene esposta direttamente su un prodotto o su un servizio caratterizzato da un ridotto impatto ambientale nell'intero ciclo di vita.

Sono stati stabiliti i criteri di assegnazione dell’Ecolabel per circa 20 categorie di prodotti tra cui: detersivi per piatti, per pavimenti e per lavastoviglie, vernici naturali carta da ufficio, fazzoletti di carta, carta igienica, pannocarta, lampadine, computer, frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie, concimi, scarpe e materassi.

In commercio vi sono oltre 300 prodotti Ecolabel. Sul sito www.ecolabel.it sono disponibili tutte le informazioni sul marchio e l’elenco dei prodotti.

- Il logo FSC ( Forest Stewardship Council) su un prodotto indica che il legno usato per fabbricarlo proviene da foreste gestite in modo ecologicamente compatibile, socialmente utile ed economicamente conveniente.

Oltre che sul legno, FSC si può trovare su tutti i derivati della cellulosa: carta, tovaglioli, carta igienica, asciugatutto, fazzoletti, ecc. Nei prodotti contrassegnati da questo logo, FSC fissa i contenuti minimi, in percentuale, di materiale certificato.

- Energy Star è un sistema volontario internazionale di etichettatura per l'efficienza energetica introdotto dall' Agenzia statunitense per la protezione dell'ambiente (EPA) nel 1992. Attraverso un accordo con il governo degli Stati Uniti, la Comunità europea partecipa con la ricerca di alta efficienza energetica delle apparecchiature per

ufficio.

Su una vita media di 5-6 anni (media nell’UE) e con un costo dell'elettricità di €0,10 per kWh, la maggiore efficienza energetica delle apparecchiature Energy Star per l’ufficio può fare risparmiare da €150 a €200 sul consumo energetico per una combinazione PC

+ stampante, senza considerare i risparmi ottenibili comprando in

maniera intelligente e 'verde' la carta per la stampante. Energy Star

copre una vasta gamma di prodotti, che vanno dai semplici scanner

ai sistemi desktop completi. (fonte: www.eu-energystar.org)

-Esistono poi dei Sistemi di Gestione Ambientale: si tratta di strumenti volontari tramite i quale un’organizzazione gestisce i propri aspetti ambientali in modo documentato e partecipato, al fine di promuovere continui miglioramenti dell’efficienza ambientale

nel rispetto delle disposizioni legislative. La certificazione EMAS e la ISO 14001 sono importanti strumenti di certificazione ambientale, rintracciabili sulle etichette dei prodotti.

 

6. I RIFIUTI

La grande produzione di rifiuti urbani e industriali, le difficoltà di uno smaltimento corretto e sicuro costituiscono uno dei grandi capitoli della crisi ambientale, legato ai modelli di produzione e di consumo.

La crescita dei consumi non determina infatti solo un impoverimento delle risorse disponibili sia rinnovabili che non rinnovabili, ma anche una crescente quantità di rifiuti prodotti. La questione dei rifiuti appare come rilevante non solo da un punto di vista strettamente ambientale, ma anche rispetto agli obiettivi di modernizzazione e riconversione ecologica dell’economia.
6.1. Produrre meno rifiuti

Il primo criterio da seguire per ridurre la produzione di rifiuti è quello della prevenzione: evitare cioè gli imballaggi superflui e ridurre al minimo il materiale utilizzato.

• Preferire prodotti con poco imballaggio

Ci sono prodotti in cui gran parte dell’imballaggio è utilizzata per scopi promozionali o di marketing, che è inutile per il consumatore ma che a volte può incidere  significativamente sul prezzo. Il 40% in peso e il 60% in volume dei rifiuti prodotti è costituito da imballaggi.

• Preferire prodotti concentrati: diluendo in acqua i prodotti concentrati si riduce notevolmente il volume dell’imballaggio e al momento dell’acquisto non si paga il costo dell’acqua, del maggior imballaggio e dei trasporti ad esso associati.

• Preferire prodotti “formato famiglia”: sono più convenienti dei prodotti monodose e sono caratterizzati da un volume di imballaggio inferiore per unità di prodotto rispetto alle confezioni più piccole.

• Preferire prodotti con contenuto ricaricabile: ogni volta che si utilizza una ricarica (refill) per un prodotto si risparmia all’ambiente un imballaggio molto più voluminoso da smaltire, senza contare che questi prodotti sono spesso più economici.

• Non abusare di prodotti “usa e getta”: la cultura dell’”usa e getta” si è molto diffusa nella nostra società, soprattutto per l’apparente economicità e praticità. Non vengono però spesso considerati i costi sociali e gli impatti ambientali correlati a un uso non consapevole di questi prodotti (bicchieri, piatti e posate, rasoi, macchine fotografiche, batterie…).   Limitandone l’acquisto a situazioni particolari si riduce notevolmente il volume dei rifiuti prodotti in ambito domestico.

6.2. Prima di buttare, ridurre il volume

Compattare il più possibile gli imballaggi in plastica e carta, quindi depositarli nei relativi raccoglitori per la raccolta differenziata; anche la riduzione del volume dei rifiuti è importante, si rende infatti più efficiente ed economico il servizio di raccolta dei rifiuti, costo che indirettamente ricade sui cittadini.

6.3. Attenzione ai rifiuti pericolosi - Fare attenzione al consumo ed allo smaltimento di pile, batterie auto, vernici, cartucce per stampanti, bombolette spray, prodotti infiammabili, olio alimentare usato.

Controllarne sempre le caratteristiche fisico-chimiche e le possibilità di corretto smaltimento.

6.4. Promuovere il riutilizzo - Molti dei prodotti che acquistiamo sono imballati in contenitori che possono essere riutilizzati, permettendo di risparmiare sia a livello economico che ambientale.

I contenitori in vetro, per esempio le bottiglie dell’acqua, spesso possono essere resi e riutilizzati, così come rispetto ai detersivi è possibile comperare il flacone una volta e poi riempirlo utilizzando le ricariche.

6.5. Operare la raccolta differenziata - In tutti i Comuni è attivo ormai da anni un efficiente sistema di raccolta differenziata dei rifiuti: carta, plastica, vetro, alluminio,

rifiuto organico, rifiuto indifferenziato. E’ importante fare attenzione nella suddivisione e nella gestione del tipo di sacchetto da utilizzare: spesso infatti sono previste pesanti sanzioni per le inadempienze, secondo le disposizioni di ogni singolo Comune. I

trasgressori delle disposizioni riguardanti la raccolta differenziata sono costretti a pagare una multa per ogni contestazione. E’ importante che all’interno del condominio l’organizzazione della raccolta differenziata sia ben strutturata e segnalata, magari anche attraverso l’impiego di cartelli con le opportune indicazioni su modalità, tempi, strutture disponibili.

In molti regolamenti edilizi, nel rispetto del regolamento d’igiene che lo richiede per concedere l’abitabilità, è prevista per il condominio una stanza appositamente dedicata alla raccolta ed alla separazione dei rifiuti. E’ importante che la sua gestione sia chiara e ben illustrata a tutti i condòmini.

6.6. Promuovere il recupero di materia dai rifiuti:

• Preferire prodotti con imballaggio in materiale riciclato, o eventualmente riciclabile. Effettuare la raccolta differenziata è importantissimo, ma altrettanto importante è sostenere i prodotti realizzati con materiali riciclati, specialmente se utilizzati come

imballaggi.

• Scegliere imballaggi costituiti da un solo materiale. Un imballaggio costituito da più di un materiale non è differenziabile, anche se i singoli materiali che lo compongono lo sono; per questo è meglio evitare l’acquisto di prodotti con imballaggi composti a più materiali. Per esempio, i flaconi per detergenti liquidi - più leggeri e con una parte di plastica riciclata, hanno consentito un risparmio del 18 per cento del totale di plastica impiegata e del 42 per cento di quella 'vergine', a favore di quella riciclata. Si tratta di decine di milioni di pezzi venduti in un anno.

La composizione della plastica, attualmente 60% vergine e 40% riciclata, arriverà al 50% per ogni componente entro l'anno. Un altro esempio: esistono lampadine e pile confezionate solo con cartoncino riciclato e privi di quella componente di plastica che è comune in queste confezioni. Altro esempio sono le etichette dei flaconi che possono essere dello stesso materiale del flacone, in genere polietilene.

 

7. LA GESTIONE DEI GIARDINI E DEL VERDE

Molti condomini sono dotati di un giardino, e molte abitazioni di piante da appartamento. Spesso le cattive abitudini o i prodotti che si utilizzano per curarle comportano dei piccoli ma significativi impatti ambientali. Nel caso di piante da appartamento, per esempio, l’uso inadeguato di sostanze chimiche può contribuire alla creazione ed accumulo di sostanze nocive all’interno della casa, che poi vengono inalate dagli abitanti.

Una scorretta gestione dell’orto o del giardino può invece provocare gravi sprechi d’acqua, immissioni di inquinanti in atmosfera e nelle falde attraverso concimi o trattamenti scorretti.

L’inquinamento di origine agricola viene provocato dall’immissione nel terreno, nei corsi d’acqua e in falda di fertilizzanti chimici (ricchi di fosfati e nitrati), pesticidi (insetticidi e diserbanti). I pesticidi sono le sostanze più pericolose perché, non essendo in genere

biodegradabili, si concentrano nell’acqua.

E’ quindi necessario ridurre questa grave forma di inquinamento, pericolosa soprattutto perché interessa le falde acquifere dalle quali viene emunta  l’acqua potabile per le città.

Sono stati individuati alcuni criteri e consigli che possono consentire di curare le piante ed i giardini minimizzando gli sprechi e senza contribuire all’utilizzo di sostanze dannose.

- Scegliere piante autoctone:

Le specie di piante locali sono il frutto di milioni di anni di evoluzione naturale, perciò sono senza dubbio le più adatte a quel tipo di clima e di terreno, e sono quindi capaci di difendersi da parassiti e malattie. Scegliere piante autoctone per il proprio giardino può significare notevoli riduzioni nei consumi di acqua e nell’utilizzo di fertilizzanti, diserbanti e pesticidi chimici, garantendo, allo stesso tempo, una buona riuscita estetica. Inoltre, l’introduzione di piante esotiche può comportare dei disequilibri negli ecosistemi locali.

- Non utilizzare sostanze chimiche

L’utilizzo di pesticidi determina una serie d’effetti negativi. A livello ambientale le conseguenze più rilevanti riguardano la riduzione della variabilità genetica, l’incremento dei processi d’eutrofizzazione delle acque e l’alterazione della composizione chimico-fisica e biologica dei suoli.

Se le lumache disturbano le colture è possibile utilizzare della birra in un recipiente, che le attiri e quindi le allontani dalle piante senza ucciderle e senza immettere sostanze inquinanti. Per scacciare i fastidiosi afidi dalle piante, invece, è sufficiente utilizzare un po’ di sapone da bucato, molto poco inquinante. Si possono fare sciogliere

nell’acqua alcune scaglie di sapone da bucato, e quindi bagnare le foglie attaccate dagli afidi con questa miscela. Per fertilizzare utilizzare concimi naturali, possibilmente contrassegnati dal marchio europeo di qualità ecologica Ecolabel. I concimi chimici sono infatti tra i principali responsabili dell’inquinamento delle acque e  dell’eutrofizzazione (carenza di ossigeno e conseguente morte degli ecosistemi) di laghi e mari.

Il miglior concime realizzabile è comunque quello che prodotto con una compostiera.

- Illuminare il giardino con il sole.

Per illuminare il giardino risparmiando energia è possibile installare delle lampade, sia da applicare a pareti sia da fissare al suolo, direttamente collegate ad una piccola cella fotovoltaica.  La cella trasforma la luce del sole in energia che viene accumulata durante il giorno e successivamente ceduta durante la notte alimentando la lampada.

L’autonomia di queste lampade varia dalle 15 alle 30 ore. Con questo sistema si può evitare di realizzare un impianto elettrico esterno, risparmiando ulteriormente.

 

8. IL RUMORE

8.1 Proteggere il condominio dal rumore della strada

I condomini che si affacciano su incroci o vie molto trafficate sono soggetti ad inquinamento acustico proveniente dalla strada. Il passaggio degli autoveicoli, dei motocicli, le frenate e le partenze, le sirene, i cantieri, le industrie e le attività produttive spesso producono un rumore costante e dannoso che disturba gli abitanti

delle zone limitrofe.

A livello condominiale, è possibile abbattere parte del disturbo collocando una barriera di alberi, arbusti o siepi verso la sorgente del rumore, ricordando inoltre che la copertura a prato assorbe le onde sonore molto di più rispetto a quella in cemento, e garantisce quindi un migliore abbattimento del disturbo.

8.2 Limitare le emissioni sonore

Ogni condominio è dotato di un regolamento che definisce delle limitazioni orarie alla produzione di rumore, al fine di tutelare il riposo e la tranquillità degli abitanti.

In aggiunta a questo, è possibile tenere conto, nella scelta e nell’uso dall’attrezzatura in dotazione al condominio per la manutenzione degli spazi comuni (tagliaerba, aspirapolvere, ecc…), dell’inquinamento acustico prodotto, per il rispetto degli abitanti ma anche delle persone che risiedono negli stabili circostanti.

 

9. I GRUPPI D’ACQUISTO SOLIDALE

I Gruppi di Acquisto Solidale, (G.A.S.) sono formati da un insieme di persone che  decidono di organizzarsi per acquistare insieme, all'ingrosso, prodotti alimentari o di uso comune, da ridistribuire tra loro. I GAS nascono da una riflessione sulla necessità della ricerca di uno stile di vita più sostenibile. E’ un’esperienza di consumo critico, che vuole immettere una «domanda di eticità» nel mercato per indirizzarlo verso un'economia centrata sulle persone e sulle relazioni.

Ogni GAS nasce per motivazioni differenti; spesso però alla base vi è una profonda critica verso questo modello di consumo e di economia globale, attraverso la ricerca di una alternativa concretamente praticabile, assumendo la solidarietà come criterio

guida nelle scelte quotidiane di consumo del gruppo. Appunto per questo si parla di gruppo solidale, intendendo una solidarietà ampia che a partire dai membri del gruppo stesso si estende ai piccoli produttori che forniscono i prodotti, fino a comprendere il rispetto dell'ambiente ed i popoli del Sud del mondo e tutti coloro che, a causa dello spreco e della ingiusta ripartizione delle ricchezze, subiscono le conseguenze inique di questo modello di sviluppo.

I gruppi cercano prodotti provenienti da piccoli produttori locali per avere la possibilita' di conoscerli direttamente, per ridurre l’inquinamento e lo spreco di energia derivanti dal trasporto e dalla grande distribuzione. Inoltre si cercano prodotti biologici o 
ecologici
realizzati rispettando le persone ed il lavoro.

Il condominio può essere una realtà della giusta scala per intraprendere l’organizzazione di un gruppo d’acquisto, in cui i condòmini interessati si organizzino per essere partecipi in modo attivo della scelta dei prodotti, dei produttori, della logistica della distribuzione della spesa.

 

10. LA COMUNICAZIONE IN CONDOMINIO

10.1 La cancelleria

Sarebbe bene adottare dei semplici comportamenti anche nella comunicazione tra condomini e con l’amministratore:

- Acquistare stampanti a fronte e retro: in questo modo si riduce del 50% il consumo di carta e quindi di piante vergini, che hanno notevole importanza nel contrastare il riscaldamento mondiale legato all’effetto serra.

- Preferire sempre la carta riciclata. Da alcune indagini di gruppi di consumatori (Centro Tutela Consumatori Utenti Alto Adige) risulta che si può trovare una buona carta riciclata risparmiando fino al 20% rispetto alla carta "bianca". Senza considerare che la produzione della carta normale comporta costi in termini di inquinamento e peggioramento della qualità di vita a livello collettivo che non rientrano nei prezzi.

- Utilizzare penne ricaricabili e matite porta mine
- Non usare le buste con finestre di plastica

- Usare i correttori a base d’acqua

- Acquistare carta per fotocopie con marchio di qualità ecologica Ecolabel.

10.2 La scelta del computer

Il condominio produce un impatto sull’ambiente anche a livello della sua amministrazione, e quindi anche rispetto agli uffici di gestione e al materiale necessario per lo svolgimento delle sue attività.

Un portatile medio consuma dal 50% all'80% in meno di energia di un PC tradizionale o fisso + uno schermo CRT (ovvero a tubo catodico) medio, in funzione delle specifiche tecniche. Lo schermo medio LCD (ovvero a cristalli liquidi) utilizza il 50% in meno di energia in confronto ad uno schermo medio convenzionale CRT.

 

**collazione dalla “Guida al condominio sostenibile” del

progetto di Agenda 21 della Comuni della Brianza.

 

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