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                                                                                                                                            gruppopresenzamgg@yahoo.it                        

In questa sezione del gas Radon sono  raccolti gli atti dei Convegni svolti dal 2008


1°Convegno sul gas Radon - anno 2008


con il patrocinio delle Amministrazioni: Consiglio regionale del Lazio      

                                                                     Provincia di Roma

                                                                       Città di Marino

e con la collaborazione dell’associazione: N.C.R. e Marino Aperta 

 

 

Il gruppo di presenza - mons. G. Grassi, invita la S.V. al Convegno su

 

“il Radon nei castelli romani –

conoscere per prevenire ed operare”

 

che si svolgerà alle ore 16,15 del 31 ottobre 2008

nell’aula consiliare di Palazzo Colonna

in piazza della Repubblica n.1 – Marino

Relatori:

  dott. Giancarlo Torri

responsabile della Rete di sorveglianza della    radioattività ambientale (RE.SO.RAD)    dell’A.P.A.T.-  Roma;

  dott. Massimo Calamosca

responsabile del Servizio di valutazione della

concentrazione in Radon dell’E.N.E.A.- Bologna;

  prof. Agostino Messineo

Direttore del Dipartimento di prevenzione

dell’Azienda USL di Roma H – Albano laziale;

  dott. Giovanni Cherubini

responsabile del Servizio agenti fisici ed impianti    a  rischio ambientale dell’A.R.P.A. Lazio - Viterbo;

 dott. Stefano Cecchi

assessore del Comune di Marino.

 

coordina i lavori: ing. Corrado Colizza - portavoce del “gruppo di presenza – mons. G. Grassi”

 

“il gas radon c’è…. se ne conoscono gli effetti…. esistono le soluzioni

…..ignorarlo può danneggiare  la salute”

 

Presentazione del Convegno

Un ringraziamento, a nome della nostra associazione di volontariato “gruppo di presenza – mons. G. Grassi” di Marino, va rivolto a quella parte di popolazione presente ai lavori ed ai relatori che hanno saputo trovare il tempo necessario per rendere concreto l’incontro odierno.

 

L’iniziativa di oggi - che nasce dalla collaborazione con altre due associazioni operanti sul territorio marinese: Associazione Marino aperta onlus e  Associazione dei Nuovi Castelli Romani - prosegue  nel filone che caratterizza la nostra attività di divulgazione ed informazione sulle tematiche ambientali. Una attività che si sviluppa su base annua, tramite cicli di conversazioni nelle scuole e convegni nella comunità locale. Per l’annualità in corso 2008/09 si inizia con quello odierno sul gas Radon; prosegue a febbraio con la quarta edizione del convegno sull’efficienza energetica in edilizia e si conclude a giugno con il secondo incontro sulla raccolta differenziata.

 

L’attuale Convegno “IL GAS RADON NEI CASTELLI ROMANI – CONOSCERE PER PREVENIRE ED OPERARE”  vuole offrire alla nostra Comunità ed a quelle dei Comuni viciniori, elementi certi per la conoscenza del gas Radon, dei possibili effetti sulla salute umana, dei rimedi da adottare nel caso ricorrano gli estremi nelle costruzioni esistenti, nelle nuove e negli ambienti di lavoro.

 

Il coinvolgimento dell’Associazione dei Nuovi Castelli Romani per dare continuità alla sua precedente iniziativa, che nel maggio del 2004 ha organizzato a Marino il primo convegno regionale sul gas Radon.

Da esso scaturì la decisione di costituire un Comitato per il monitoraggio;  di sollecitare le Amministrazioni Comunali affinchè promuovessero specifiche campagne per la rilevazione delle concentrazioni del gas radon nei propri territori.

 

Normativa regionale

Il 31 marzo 2005  la Regione Lazio approva la legge n. 14    Prevenzione e salvaguardia dal rischio gas radon”.

Con essa si prevede che entro due anni (2007) il Consiglio regionale, su proposta della Giunta, debba adottare il Piano regionale di prevenzione e riduzione dei rischi connessi all’esposizione al gas radon. 

Spetta al Piano, da predisporsi avvalendosi del supporto tecnico-scientifico della Agenzia regionale per l’ambiente (ARPA - Lazio), evidenziare a scala regionale:

a) i livelli di concentrazione di gas radon nelle aree esterne e negli edifici;
b) la delimitazione delle aree e l'individuazione degli edifici ritenuti a rischio per la salute;
c) i criteri, prescrizioni e modalità per la predisposizione di progetti di recupero e di risanamento degli edifici a rischio;
d) i criteri per la definizione di prescrizioni costruttive e di accorgimenti tecnici da osservare nelle nuove edificazioni sulle eventuali aree a rischio;
e) quali le aree da sottoporre a monitoraggio periodico, a cura dell’ARPA;
f) le modalità per la realizzazione, a cura dell’Agenzia di Sanità Pubblica (ASP) di cui alla legge regionale 1 settembre 1999, n. 16, di uno studio epidemiologico della popolazione;
g) le misure di prevenzione e di riduzione dei rischi da esposizione all’emissione di gas radon ed in particolare un sistema per la riduzione dell’esposizione al radon ed ai prodotti del decadimento del radon di vita lunga nell’approvvigionamento di acqua potabile per uso domestico;
h) un sistema di informazione e di divulgazione tra la popolazione dei rischi connessi all’esposizione al gas radon e dell’applicazione delle misure di prevenzione.

Inoltre nelle more della sua adozione il Consiglio regionale, sempre su proposta della Giunta regionale, può approvare piani stralcio limitati a singoli ambiti territoriali, ritenuti urgenti ed indifferibili per l’accertata presenza di livelli di concentrazione di gas radon nei campi di fratture naturali e negli edifici a rischio per le popolazioni interessate.

 

Conseguentemente i Comuni  adeguano i propri strumenti di pianificazione urbanistico-territoriale, oltre che integrare nei regolamenti edilizi le prescrizioni costruttive ed accorgimenti tecnici da osservare nelle edificazioni su aree a rischio.

Ad oggi, 31 ottobre 2008, il Piano non è stato approvato; non è stato predisposto alcun piano stralcio, così come previsto per gli ambiti territoriali che sovrastano faglie naturali. 

 

I lavori

L’articolazione dei lavori prevede una prima fase a livello nazionale con le relazioni del dott. Giancarlo Torri (responsabile della Rete di sorveglianza della radioattività ambientale dell’ISPRA/Roma) e del dott. Massimo Calamosca (Responsabile del Servizio di valutazione della concentrazione in radon dell’ ENEA/Bologna); seguita  a livello regionale, con le relazioni del prof. Agostino Messineo (direttore del Dipartimento di Prevenzione della locale Azienda USL) e del dott. Gianni Cherubini ( responsabile del Servizio agenti fisici ed impianti a rischio ambientale dell’A.R.P.A. Lazio/Viterbo); l’ultima fase è riservata all’Amministrazione comunale per esprimere la successione degli eventi verificatisi sul territorio comunale, le concentrazioni risultanti dalla campagna di rilevazione effettuata negli edifici pubblici, le indicazioni  assunte o in via di assunzione circa gli interventi di bonifica derivanti dalle concentrazioni rilevate.   

         portavoce del “gruppo di presenza – mons. G. Grassi”:

ing.  corrado colizza

 

 I saluti:

Il presidente dell’Associazione Marino aperta onlus, sottolinea come metodo da seguire, la collaborazione tra le associazioni marinesi sia per informare gli associati, sia per stabilire sul territorio una realtà a favore di tutti i cittadini.

Le iniziative dell’Associazione sono localizzate normalmente nel territorio di Frattocchie, ne consegue che l’occasione di oggi sta a dimostrare la possibilità di attivare iniziative che interessino contemporaneamente i vari centri abitati nei quali si articola la popolazione marinese.

                          dott. Adolfo Tammaro

 

Con il saluto dell’Associazione, la vice presidente, ricorda il precedente convegno regionale sul Radon del 2004, promosso dall’Associazione stessa, al quale parteciparono tra gli altri l’assessore alla sanità ed il presidente della commissione consiliare ambiente pro tempore, i prof. Moroni , Messineo (Az usl di Roma H), Panà (Tor Vergata) ed a seguito del quale si costituì un comitato per il monitoraggio delle rilevazioni affidate all’ArpaLazio; rilevazione effettuata sul territorio di Marino.

Di fatto possiamo valutare la precedente iniziativa come antefatto o punto iniziale al Convegno di oggi.

 vice presidente dell’Associazione dei Nuovi Castelli Romani:

                                                 signora Luigia

 

Il Sindaco

“La presenza di gas radon nel sottosuolo del territorio rappresenta un argomento di assoluta rilevanza per la salute delle persone, in particolar modo, ovviamente, per coloro i quali risiedono nelle aree in cui tale presenza può sfociare nella vera e propria emergenza.

Per questo motivo ingrazio i relatori intervenuti in rappresentanza di Amministrazioni ed Enti pubblici  competenti. Assieme a loro saluto tutti gli altri ospiti che animano l’incontro di oggi su un argomento di tale rilevanza per la collettività.,

La presenza di radon nel nostro territorio cittadino è stata verificata nel 1999 e ha coinvolto la Protezione Civile, l’istituto di vulcanologia ed il dipartimento di prevenzione della Azienda USL di Roma H insieme alle Amministrazioni che si sono ad oggi succedute nei comuni di Ciampino e Marino.

Sulla base della relazione che accompagna i valori registrati nella campagna di rilevazione all’interno di edifici pubblici e scuole, è in corso la valutazione e quantificazione degli interventi di bonifica che saranno necessari per rientrare nei limiti che la normativa di settore impone nei vari ambienti, da quello quotidiano a quello domestico..

Essi saranno diffusi tra i cittadini congiuntamente alla distribuzione di un “vademecum” finalizzato a segnalare i comportamenti e le accortezze che i cittadini delle aree più a rischio dovranno tenere..

Ringrazio infine il “Gruppo di presenza – Monsignor Grassi” di Marino per l’azione di divulgazione delle tematiche ambientali che da sempre lo caratterizza e per l’ iniziativa in oggetto assunta, in collaborazione con le associazioni: Marino aperta onlus ed i Nuovi Castelli Romani, nel preparare il significativo incontro odierno”.

                                                                                   Adriano Palozzi

 

LE RELAZIONI

 

Dr. Giancarlo Torri (Responsabile della Rete di Sorveglianza della

                                  Radioattività ambientale dell’ISPRA)

A livello nazionale non tutte le Regioni si sono attivate; spetta infatti a loro definire le porzioni di territorio caratterizzate dalla probabilità di avere elevate concentrazione del gas Radon, per poter  poi intervenire a salvaguardia degli ambienti di lavoro e della popolazione (sarebbe praticamente impossibile pensare di intervenire sul complesso delle abitazioni italiane).

La normativa di settore per gli ambienti di lavoro risale al D.Lvo 230/95 . 

Su iniziativa del Ministero dell’Ambiente sono state effettuate  misurazioni nelle province di Roma e di Viterbo negli anni 2003/06 e tra breve saranno comunicati ai Comuni interessati. 

 

Nel 2007 la Regione Lazio ha deliberato il completamento delle rilevazioni su scala regionale, affidandole ad ArpaLazio, che opera insieme all’Apat.

I criteri di definizione per le zone a rischio, anche in funzione del numero di persone esposte, dovevano essere definiti su scala nazionale dalla Commissione di 21  componenti prevista dal D.Lvo 230, ma purtroppo non ha operato. Dal canto loro le Regioni potrebbero deliberare in modo autonomo. In particolare la Regione Lazio ha previsto a tale scopo una commissione che si incontra nella prima parte del novembre 2008. Nel frattempo si cerca di acquisire i valori di concentrazione, cui applicare in seguito i criteri che saranno definiti a livello regionale o meglio a valenza nazionale. I tempi per l’indagine nelle restanti tre province variano da 2 a 3 anni in quanto c’è il periodo per i  contatti preventivi, 1 anno per la rilevazione (novembre 2009), il tempo successivo per definire il quadro completo (agosto 2010).

 

Scelta del campione è basata sulla divisione del territorio in aree, sulla rappresentatività della popolazione esposta e sulla più completa causalità.    

Segue una sintesi di quanto espletato nelle due province (Roma Viterbo) avendo interessato 2.260 famiglie. Il tipo di misura rappresentativa deve durare almeno un anno. I risultati debbono essere ancora validati (controllo sulla qualità delle misure effettuate). Siamo ancora in attesa della definizione univoca dei criteri per classificare se un Comune sia più o meno a rischio.

Un criterio per esempio potrebbe essere quello di definirlo a rischio se il 50% delle sue abitazioni presentano elevate concentrazioni (in tal caso si può affermare che il comune sia a rischio rispetto al criterio adottato).

 

Il comune di Marino, dal suo canto, potrebbe effettuare una indagine molto più accurata su tutto il territorio incrementando le misurazioni, infatti nella precedente campagna di rilevazione a cura del Ministero le misure sono state soltanto 14 o 15.

Su domande, chiarisce che:

- l’esistenza  della normativa italiana riguarda i soli ambienti di lavoro, mentre per le abitazioni si fa riferimento ad una raccomandazione europea. Ritiene positivo il fatto che il Comune consegna le specifiche tecniche per lavorare  negli scavi e per permanere nei locali interrati, in quanto esistono vari accorgimenti tecnici e costruttivi per ridurre la concentrazione di Radon;

- nel 1988 l’OMS ha dichiarato il Radon come elemento cancerogeno insieme al benzene, l’amianto, etc. Uno studio epidemiologico su migliaia di casi ha definito che con una concentrazione di 100 bequerel, il rischio cancerogeno per il polmone è del 20 volte più elevato per i fumatori (prima regola per i fumatori è smettere di fumare)

;

- non è possibile fare la media delle concentrazioni tra le varie aule, se in una o più aule il valore supera i 500 è necessario intervenire in essa/e. Il risanamento deve avvenire entro tre anni dalla rilevazione e testate per verificare l’efficienza delle iniziative intraprese.

 

Dott. Massimo Calamosca  (Responsabile del Servizio di

                                                  valutazione del Radon dell’ ENEA)

Dato l’andamento dei lavori richiama le caratteristiche del radon come gas nobile, di origine naturale, radioattivo, con tempo di decadimento fisico di 3,85 giorni. Richiama l’attenzione sull’esistenza anche di altri isotopi dello stesso elemento, anch’essi radioattivi quali il toron e l’actinon. La presenza del toron negli ambienti di vita deve essere presa in seria considerazione, altrettanto quanto quella del radon, in particolare  in alcune tipologie  di edifici dove i materiali strutturali  usati per la costruzione  risultino con elevato tenore di precursori del toron, come ad esempio  alcune specie di tufo, pozzolane, etc.

 

La patologia riconosciuta (IARC) per la esposizione al Radon consiste nello sviluppo di un tumore localizzato nella sede bronchiale del tratto respiratorio (carcinoma Bronchiale); il diretto responsabile di tale patologia non è il radon gas bensì i suoi cosiddetti figli (Polonio-218, Piombo-214, Bismuto-214 e Polonio-214), che vengono inalati sotto forma di particelle aerosospese (aerosol) o nuclei e quindi si depositano lungo l’albero respiratorio, dove  con la loro emissione di particelle ad alta energia possono determinare  un danneggiamento cellulare che può portare al manifestarsi  del tumore.

Si ricorda quindi come la situazione di presenza del radon in Italia sia significativamente superiore  alla media del resto del pianeta;  viene infatti presentato come nella campagna italiana  di screening del radon effettuata nel 1994 la media nazionale  della concentrazione di radon in aria risultasse  di  77 Bq/m3, rispetto ad una media mondiale  di circa 40 Bq/m3 .

 

Le funzioni assegnate all’ENEA, tramite i suoi istituti INMRI e IRP, nel campo della radioprotezione sono per sommi capi:

- assicurare la qualità delle misure di radioprotezione;

- definire e mantenere sorgenti standard di riferimento, costituite da camere radon, attraverso interconfronti internazionali;

- assicurare servizi di qualità, ai sensi art. 107 D.Lgs. 230/95 e s.m.i. per il monitoraggio individuale dell’esposizione esterna, di quella  interna e per il monitoraggio ambientale  della concentrazione media di radon-222;

- assicurare la presenza  di laboratori secondari di calibrazione ;

- promuovere lo sviluppo e l’aggiornamento delle tecniche di valutazione della dose efficace tramite una azione di ricerca e sviluppo a livello internazionale.

 

Il relatore richiama la situazione normativa italiana, venutasi a creare dopo la pubblicazione del D.Lgs. 241/00, ed in particolare il suo campo di applicazione circoscritto alle attività lavorative. Ricorda quindi la Normativa della regione Lazio, ed i diversi limiti che a livello internazionale  vengono istituiti o consigliati per gli ambienti di vita (ad es. in USA l’EPA stabilisce  un limite di azione pari a 148 Bq/m3).

Ribadisce che lo spirito di qualunque  norma in questo campo debba essere quello di limitare  la dose efficace all’individuo limitando la concentrazione  media del gas radon nelle abitazioni .

Tutte le linee guida internazionali in materia indicano che il controllo di tale concentrazione deve essere eseguito con misurazioni per periodi lunghi e con rilevatori passivi, pur con limiti diversi anche tra le stesse nazioni europee.

Lo schema classico di intervento in ambienti a rischio risulta il seguente: monitoraggio radon –  valutazione  dose efficace – realizzazione  dell’azione di rimedio – monitoraggio per la conferma  finale.

 

Va da sé che è essenziale garantire la qualità della misura. In questo campo in particolare il servizio di misurazione del radon dell’ENEA è da anni impegnato per migliorare la qualità dei suoi dispositivi di misurazione del radon Si accenna sinteticamente alle diverse fasi che costituiscono il processo di misurazione eseguito in un laboratorio specificamente attrezzato.  Uno delle fasi più critiche per la  misurazione radon è costituita dal dispositivo utilizzato per l’esposizione  passiva al radon, che è formato da un contenitore che lascia passare solo il radon “sistema chiuso”, più un elemento  sensibile alle radiazioni alfa (ad esempio il CR-39); quest’ultimo verrà poi processato  chimicamente per potere determinare  la quantità fisica misurabile, in questo caso una densità superficiale di tracce direttamente proporzionale all’esposizione al radon. Si ricorda che il servizio ENEA fornisce un suo dispositivo, brevettato  per la misurazione  del radon, che ogni anno viene regolarmente interconfrontato a livello internazionale.  A questo strumento presto si aggiungerà un nuovo dispositivo, in fase di brevettazione , per la misurazione di un indice di concentrazione media del toron.

 

Dopo la determinazione  della concentrazione media di radon,  occorre definire la dose efficace che, compito dell’esperto qualificato, può presentare  complessità diverse in funzione del grado di accuratezza richiesto. Se ad esempio risulta confermata o sufficiente l’ipotesi che il fattore di equilibrio sia 0,4 allora si può applicare  direttamente  quanto prescritto dalla norma.

 

Se invece ci sono motivi che ci fanno dubitare del valore 0,4, specialmente se lo si ritiene non conservativo, occorre specificare i contributi derivanti dai figli del radon che comportano un affinamento abbastanza costoso.  Anche in questo caso il servizio radon ENEA è in grado di fornire un approccio completo alla valutazione della dose efficace tramite i suoi Esperti Qualificati.

 

Da ultimo il relatore si sofferma su un problema di radioprotezione che può essere importante per il territorio dei colli albani: il toron. Con pareti a base di tufo o con materiali in cui il torio è presente in modo massiccio e con strutture porose, vanno considerati i contributi di dose efficace sia esterna che interna , quest’ultima connessa con l’inalazione di toron, ma soprattutto dei suoi figli, che il semplice controllo del radon gas non può mettere in evidenza.

Segue l’esame di alcuni campioni di tufo nel Lazio, che risultano molto attivi e potenziali sorgenti di toron.

 

prof Agostino Messineo (Direttore del Dipartimento di prevenzione  Azienda usl della Roma H)

“Problemi collegati alla presenza di gas del sottosuolo (Radon, CO2, CO  e SO2) negli ambienti di vita e di lavoro nei castelli romani”.

a cura dei servizi: I.P. del Dipartimento: dott.ssa Donatella Varrenti

                                  I.S.P. del distretto H3 dott.ssa Caterina Aiello;

                                   PRE.S.A.L.  del distretto dott.ssa Alessia Imperatori.

         l problema delle emissioni di gas pericolosi provenienti dal suolo è presente in molti territori di tutti i continenti. Recenti studi in Boemia, Austria ed Australia, hanno dimostrato l’utilità di effettuare monitoraggi costanti della presenza di gas rilasciati dal sottosuolo sia negli ambienti di vita che di lavoro.

Concentrazioni di Radon (Bq/mc):

40 Bq/mc – valore medio mondiale

70 Bq/mc – valore medio nazionale

282 Bq/mc – valore medio nei comuni di Marino e di Ciampino

Alcune aree dei comuni del territorio della ASL RM H, allocate nella fascia pedemontana del vulcano laziale sono note da tempo per essere sede di vistose emissioni di gas dal sottosuolo (anidride carbonica, gas carbonici, radon) con momenti di particolare recrudescenza nei territori dei comuni di Marino e di Ciampino.

 

ASSETTO GEOLOGICO DELL’EDIFICIO VULCANICO DEI COLLI ALBANI

I comuni di Ciampino e di Marino ricadono nella fascia orientale del complesso vulcanico del Colli albani, formatosi tra 600.000 e 20.000 anni fa, ed è quella che presenta per l’assetto geologico-strutturale diverse zone interessate dal fenomeno.

Nelle aree vulcaniche recenti si osserva spesso il rilascio anomalo di gas dal suolo (CO2), anche quando i vulcani non sono più in attività.

L’emissione di gas avviene in corrispondenza di fratture o faglie, lungo le quali gas presenti negli strati profondi risalgono più facilmente verso la superficie.

Il fenomeno può variare per scosse telluriche, ma è anche per il fatto che le acque sotterranee circolando nelle rocce calcaree profonde, acquisiscono in soluzione CO2 che viene poi liberata a causa della riduzione della pressione quando l’acqua risale verso la superficie.

 

I gas CO2, H2S e Radon possono penetrare nelle parti basse delle abitazioni risalendo da piccole fratture presenti nel suolo o dagli scavi effettuati per installare tubazioni e condutture negli edifici.

Questi gas essendo più pesanti dell’aria tendono a ristagnare sul pavimento in assenza di ventilazione.

A differenza degli altri due gas il Radon può essere presente negli stessi materiali da costruzione se questi sono costituiti per esempio da tufo (roccia vulcanica ricca di uranio).

 

La necessità di svolgere una ricerca così dettagliata nei due territori è emersa nel novembre del 1995 in quanto in alcune aree dei comuni di Ciampino e di Marino si sono verificati aumenti di gas perivulcanico (CO2, Rn, H2S, SO2);

Tali aumenti hanno portato nel settembre 1999 alla morte parecchi capi bovini e di altri esemplari di fauna selvatica.

In seguito a questi episodi il Dipartimento della protezione civile in collaborazione con l’Istituto Geofisico Nazionale hanno effettuato degli studi sul fenomeno effettuando la

misurazioni delle concentrazioni dei singoli gas.

 

Il 17 ottobre del 2000 il Sindaco del Comune di Ciampino emette l’ordinanza n. 312, con la quale tra l’altro poneva:

1. Divieto di accesso a persone e di pascolo nell’area del territorio comunale fino ad un raggio di 200 metri dalla località interessata ai fenomeni che hanno determinato gli episodi del 1999;

2. Divieto di permanenza e di abitazione dei locali posti al di sotto del livello stradale ubicati nel raggio di Km 1 dalla zona interessata ai fenomeni, l’accesso a detti locali potrà essere consentito a soli adulti, per brevissimi periodi, dietro assunzione di dovute cautele e sotto sorveglianza di terze persone;

3. Dare massima pubblicità a detta ordinanza anche attraverso apposizione di cartelli di avviso di pericolo sull’area interessata.

Il comando dei VVF e le forze dell’ordine sono tenuti a far osservare la presente ordinanza.

 

Successivamente il Sindaco di Marino emetteva l’ordinanza n. 193 del 9 aprile 2002:

1. Divieto di esecuzione lavori senza aver preventivamente garantito al personale impegnato la messa in opera di un estrattore di aria;

2. Areare i locali chiusi da molto tempo, anche con mezzi elettromeccanici, prima di accedervi (cantine, garage, lavatoi, etc);

3. Non utilizzare i locali interrati per attività abitative, lavorative, ricreative e per ricovero notturno;

4. Evitare la permanenza prolungata in strutture depresse;

5. Notificare a cura della ditta o azienda operante, l’inizio dei lavori preventivamente autorizzati, alla Protezione civile ed al Comando della  Polizia municipale, almeno cinque giorni prima per la verifica della presente ordinanza;

6. Fatta salva l’applicazione della normativa di settore, i locali seminterrati potranno essere utilizzati per attività lavorative, abitative e ricreative, previa ottemperanza delle seguenti disposizioni:

a) valutazione preventiva con misurazione delle concentrazioni di gas radon con misura della concentrazione media annua da attuarsi mediante l’uso di più dosimetri passivi e di gas CO2 con sistema di allarme al superamento del valore soglia o attivazione dell’impianto di aerazione (ventilazione meccanica controllata), onde verificare il rispetto dei limiti del DLvo 241/2000 per il Radon e della norma ASHRAE 62/1989 per la CO2.

b) realizzazione di un impianto di aerazione forzata con posizionamento delle bocchette di aspirazione nella parte bassa dei locali.

7. Le misurazioni dovranno essere effettuate da enti specializzati nel settore con il rilascio di apposita certificazione;

8. Le misurazioni dovranno essere eseguite per l’arco di un anno mediante sistemi ad integrazione (dosimetri passivi) che siano in grado di monitorare la concentrazione di Radon all’interno di un immobile.

 

A questa ha fatto seguito la Ordinanza n. 81 del 17 aprile 2008, nella quale si ribadiva:

6. Divieto di esecuzione di lavori di ogni genere sotto il piano di campagna e sotto la sede stradale senza aver preventivamente garantito al personale impegnato la messa in opera in loco di un estrattore dell’aria al fine di evitare umana contemporanea a ristagni di gas;

a) Areare i locali chiusi da molto tempo anche con ausili elettromeccanici, prima di accedervi, al di sotto del piano campagna o stradale;

b) Non utilizzare i locali interrati per attività abitative, lavorative, ricreative e per ricovero notturno, se non adeguatamente areati;

c) Evitare la permanenza prolungata in strutture depresse.

7. Le misurazioni dovranno essere effettuate in accordo al protocollo con l’ArpaLazio.

 

A sua volta il Dipartimento di Prevenzione per il rilascio dei pareri in deroga tiene conto di:

-   Quanto espressamente precisato nella delibera della Giunta regionale n. 524/2001 riguardante misure di salvaguardia e prevenzione in alcune zone dei comuni di Ciampino e di Marino caratterizzate da emenazioni di gas nocivi dal suolo;   

-   Quanto indicato dall’Ordinanza del comune di Ciampino del 17 ottobre 2000 n. 312;

-   Quanto indicato dall’ordinanza comune di Marino del 9 aprile 2002 n. 193, a seguito della quale i dirigenti SPreSAL, SISP, SIAN dell’Az USL di Roma H distretto di Ciampino, in data 16 giugno 2004 hanno specificato quanto tecnicamente necessario per il rilascio di pareri e deroghe, e cioè:

Modifica dei sistemi di circolazione dell’aria, tramite posizionamento delle bocchette di aspirazione a 25/30 cm dal piano di calpestio;

Sigillatura di tutte le fessurazioni presenti sulle superfici (pavimenti e muri);

Installazione di un rilevatore di CO2 allarmato collegato all’impianto di aerazione;

Misurazioni di Radon annuali come indicato nel DLvo 241/2000.

 

L’attivazione delle ordinanze dei Comuni e delle specifiche tecniche della ASL hanno determinato:

a) Il non superamento dei valori di legge per le attività soggette a deroga per i locali seminterrati, e per le attività in essere all’interno dei cantieri;

b) Attivazione da parte dei Comuni di procedure tecniche per ridurre il Radon nelle scuole e nelle civili abitazioni.

 

In conclusione

In tema di politiche di salute pubblica, per attività quali lavori in cunicoli, gallerie, tunnel e per lo scavo delle fondamenta di abitazioni, è stata concordata e disposta da parte della ASL, la Protezione civile ed i Comuni del territorio, una ordinanza con le necessarie specifiche tecniche, che viene consegnata contestualmente al rilascio del permesso a costruire. Queste le seguenti specifiche:

- obbligo a predisporre adeguata segnalazione, individuazione, delimitazione e regolamentazione di accesso degli ambienti di lavoro in cui sussista il rischio di emissioni di Radon, CO2 e H2S;

- modalità di esecuzione dei lavori in sicurezza per quanto concerne la radioprotezione per il rischio di Radon.

 

E’ opportuno ricordare che le valutazioni ambientali sono state condotte a Marino e Ciampino nel periodo tra dicembre 1998 e settembre 1999, presso gli edifici pubblici e privati (Istituti scolastici, edifici comunali, abitazioni private e luoghi di lavoro) per un totale di 108 siti campionati. Per ogni struttura è stata valutata la concentrazione del Radon indoor rispettivamente nei piani interrati, piano terra e piani superiori.

 

Le analisi sono state eseguite in due diversi periodi dell’anno, dicembre-aprile e maggio-settembre e su edifici diversi per riscontrare differenze nei livelli di radioattività relativi ai due periodi dato che l’emanazione di radon dal suolo è influenzata dalle condizioni metereologiche.

Le differenze tra periodo invernale ed estivo sono risultate minime (rispettivamente 284 e 280 Bq/mc), dato non rassicurante in quanto anche in estate nell’area si possono raggiungere elevati livelli di radioattività all’interno degli edifici contrariamente a quanto usualmente avviene nei climi simili al nostro in cui nel periodo invernale vi è un aumento della concentrazione.

 

In particolare i valori più alti di concentrazione sono stati riscontrati negli scantinati (media 557 e 459 Bq/mc) con valori massimi che hanno raggiunto anche i 1700 Bq/mc, mentre nei piani superiori i valori sono nettamente più bassi [ai livelli interrati le concentrazioni sono dovute dal gas emesso dal terreno che si accumula in quanto più pesante dell’aria. Nei piani superiori la presenza di radon è sostanzialmente dovuta al tipo di materiale usato nella costruzione].

Per quanto riguarda i luoghi di lavoro soggetti a deroga, le valutazioni sono state condotte nel periodo compreso tra il 2001 ed il 2007, nei siti dei due Comuni.

Su 60 campioni effettuati per esprimere i pareri in deroga, soltanto in due casi si è superato il valore di 400 Bq/mc, dimostrando in tal modo che l’applicazione delle specifiche tecniche ha raggiunto ed assicurato il rispetto del limite di legge.

 

***Le zone sopra richiamate (Cava dei selci, Vigna fiorita,  e limitrofa di S. Maria delle mole) debbono essere soggette a monitoraggio continuo ed a interventi prescritti dalle autorità al fine di evitare danni alla popolazione.

 

Dr. Gianni CHERUBINI (direttore servizio agenti fisici di Viterbo dell’ArpaLazio)

In rappresentanza tecnica dell’ArpaLazio, ricorda i precedenti convegni di Tarquinia e di Viterbo, svolti come Centro Regionale per il controllo della Radioattività (CRR), la definizione di alcuni punti sensibili, quali la centrale di Montalto di Castro, il porto di Civitavecchia ed il porto di Gaeta (unico porto attrezzato per l’attracco di navi a propulsione nucleare).

 

L’Agenzia prevede un nuovo polo a Latina sostanzialmente equivalente a quello di Viterbo; dal 2006 è in ripresa l’attività ambientale, utilizzando un centro a Civitavecchia.  Prosegue il controllo sulle matrici alimentari, utilizzando strumentazione neutronica che si aggiunge a quella alfa, beta e gamma già presente. Prosegue il controllo di qualità nella radioprotezione in diagnostica e mammografia.

 

Tornando al Radon, in collaborazione con la Sapienza, l’Apat e di altri Enti sono stati celebrati altri convegni nel ’95, ‘97 e nel 2000.

Il Radon 222 fa parte della catena di decadimento dell’Uranio, è un gas e quindi tende ad uscire dal terreno tramite la sua porosità e le faglie. Come gas viene inalato, i suoi figli sono solidi, sono chimicamente attivi,  si presentano in forma ionica, per cui tendono a legarsi alle strutture polmonari. L’equilibrio radioattivo che si installa tra radon ed i suoi figli, tra cui il polonio, ci conferma che per ogni atomo di polonio che decade ne decade uno di Radon che si trasforma a sua volta in polonio, e così via. Da ciò deriva la difficoltà che potremmo incontrare nel voler togliere il Radon dai materiali da costruzione.

 

Nel caso delle acque potabili, se in esse è presente un sale di radio - come sostanza madre - la formazione di radon sarebbe continua, per cui, malgrado il decadimento naturale del radon, ne avremo sempre nell’acqua che giunge al rubinetto.

Raccomandazione europea che fissa un valore 1000 Bequerel/litro che in assenza di altre fonti di radon corrisponde tra ingestione ed inalazione ad una dose di 200 Beq/mc.  Tentativo interregionale per standardizzare la valutazione del radon nelle acque. 

Il limite dei 200 Bequerel/mc riguarda gli edifici da costruire, per cui vanno fatte tutte le opzioni per isolare la costruzione dal terreno ed usare materiali che contengono pochissimo (radon non tufo ne pozzolana).

 

Passa poi ad esaminare i vari dosimetri che si utilizzano fino al CR39  ed alcuni strumenti presenti nel laboratorio.  

La misurazione ottimale dura un anno però è possibile operare con un  pre-screening trimestrale, per dare risposte al datore di lavoro, poi eventualmente  si passa alla misura annua.

 

La Regione Lazio, per completare la rilevazione nelle restanti province (Latina, Frosinone e Rieti) ha scelto effettuare misure di 10 - 15 minuti per verificare le eventuali zone a rischio, tramite piccole sonde (tubi da circa 1 metro) infisse nel terreno.

 

L’ Arpa Lazio sta collaborando con Apat nel predisporre le operazioni di monitoraggio nelle rimanenti province laziali ed in particolare nella definizione del campione, gli invii dei rilevatori da parte dei comuni avvengono nel mese di novembre-dicembre.

Su domanda relativa alle scuole che sono luogo di lavoro e di vita, , risponde in base alla propria esperienza  per la quale pur non facendo una rilevazione sistematica si è cercato di verificare l’esistenza o no di eventuali punti “caldi” per sconsigliarne l’uso o per consigliare l’incremento di ventilazione in modo da ridurre la concentrazione cui sarebbero esposti in discenti ed il personale che vi opera.

Spetta al datore di lavoro farsi carico di eseguire le misurazioni avvalendosi di ente idoneamente attrezzato. Problema è che la legge non definisce i contenuti per essere idoneamente attrezzati, ne consegue la proliferazione di iniziative private che si definiscono tali, inoltre non è previsto alcun ruolo di controllo.

 

Occorre che Stato e Regione impegnino più risorse che accompagnino in modo concreto l’applicazione delle leggi a livello locale che in tale settore vengono promulgate (caso della legge regionale del Lazio).   

Su ulteriore domanda chiarisce che divulgazione c’è stata ma non in forma generalizzata,  sarebbe opportuno fare campagne statistiche per verificare se c’è poco (centinaio) o tantissimo (migliaio) radon con il dosimetro della Sapienza per una settimana.

 

Stefano Cecchi (assessore del Comune di Marino)

Come Amministrazione ringrazia i convenuti, i relatori e gli organizzatori. Sono stati invitati i sindaci dei comuni dei castelli, le scuole, i consiglieri comunali e circoscrizionali.

Il convegno sicuramente ha rappresentato un momento di informazione precisa e completa, il fenomeno è recente per cui occorrerà un certo tempo per essere approfondite e studiate, cosa che in comune sta accadendo.

Ci si augura la prosecuzione di momenti conoscitivi anche su altri argomenti e da più parti.

 

Pensiamo di fare cosa gradita riportando la GUIDA PER IL CITTADINO

Preparata dall’ ISPESL

 gas radon costituisce oggi in Italia la seconda causa di cancro al polmone dopo il fumo di tabacco. L’esposizione a questo importante inquinante ha luogo negli ambienti confinati, principalmente nelle abitazioni, e varia in funzione di numerosi fattori quali la natura del suolo, l’area geografica, la tipologia di edificio, l’assetto impiantistico etc.

Dal radon è possibile difendersi attraverso la messa in atto di azioni di risanamento e prevenzione a livello degli edifici, che non possono prescindere dalla mappatura del territorio, dall’esecuzione di un adeguato monitoraggio ambientale e da una corretta informazione al cittadino sulla natura del rischio e sulle azioni di tutela.

Nonostante il varo di campagne di monitoraggio del radon negli ambienti confinati a livello nazionale e locale, l’adozione di iniziative da parte di singole Regioni e la predisposizione di un Piano Nazionale Radon, fino a tempi assai recenti la percezione di questo importante fattore di rischio per la salute da parte del pubblico è stata generalmente molto ridotta, assai inferiore ad esempio a quella riguardante inquinanti noti come il benzene o fattori di rischio solo ipotizzati quali i campi elettromagnetici a 50 Hz.

 

Il documento/guida – che rappresenta il tentativo di informare in modo semplice, completo e obiettivo, il grande pubblico sul problema rappresentato dal radon nelle abitazioni -  è stato predisposto dal gruppo di lavoro “Ambienti di vita: prevenzione del rischio radon negli ambienti domestici” istituito nell’ambito dell’Osservatorio Nazionale Epidemiologico sulle condizioni di Salute e Sicurezza negli ambienti di vita, che ha presso il Dipartimento di Medicina del Lavoro dell’ISPESL la propria sede operativa.

L’opera si inserisce nelle attività dell’Osservatorio, ormai da anni impegnato a diffondere nel nostro Paese un’adeguata cultura dei rischi presenti negli ambienti di vita e a stimolare iniziative di prevenzione, anche attraverso la pubblicazione di guide ed opuscoli informativi.

 

In Italia una normativa specifica sul radon esiste solo per gli ambienti di lavoro, a differenza di quanto accade in altri Paesi europei. È auspicabile che la pubblicazione di questa guida informativa possa contribuire a stimolare il Legislatore ad adottare, anche in conformità a quanto previsto dal Piano Nazionale Radon, specifiche iniziative di regolamentazione.

L’intervento normativo dovrebbe avere tra le proprie finalità quella di codificare le soluzioni tecnico-impiantistiche oggi disponibili per la realizzazione di edifici a “tenuta di radon”, inserendo la prevenzione di questo rischio tra i normali requisiti di abitabilità, sicurezza ed igiene degli edifici e aggiungendo così un’importante tassello alla piena certificabilità delle strutture abitative.

Dott. Sergio Iavicoli – Direttore del Dipartimento di Medicina

del Lavoro dell’ISPESL

Introduzione

Il radon è un gas radioattivo immesso nell’aria ambiente e proveniente dal decadimento dell’uranio presente nelle rocce, nel suolo e nei materiali da costruzione.

Tende ad accumularsi negli ambienti confinati (ambienti indoor), dove in alcuni casi può raggiungere concentrazioni tali da rappresentare un rischio significativo per la salute della popolazione esposta. È considerato la seconda causa di cancro al polmone dopo il fumo di tabacco e ad esso sono attribuiti dal 5 al 20% di tutti i casi (da 1.500 a 5.500 stimati per la sola Italia all’anno).

Gli edifici maggiormente a rischio sono quelli costruiti su suoli di origine vulcanica o fortemente permeabili e che impiegano materiali da costruzione quali tufo, pozzolane, graniti. L’Italia rappresenta pertanto un Paese a rischio, per quanto la situazione si presenti a macchia di leopardo non solo tra aree diverse ma anche nell’ambito di un medesimo comprensorio territoriale. Il livello di radon raggiunto negli edifici dipende da numerosi fattori, tra i quali la tipologia di edificio e il numero di ricambi d’aria, che a sua volta dipende dal grado di ventilazione naturale o artificiale.

Nonostante l’emanazione di numerose linee guida a livello internazionale e del Decreto Legislativo n. 241/2000, che tutela dall’esposizione al radon nei luoghi di lavoro (recepimento della direttiva 96/29/Euratom), in Italia la popolazione non è ancora tutelata sul piano normativo. In altri Paesi Europei la legge fissa o raccomanda invece determinati livelli di concentrazione di radon da non superare, oppure al di sopra dei quali effettuare azioni di risanamento, oltre che in ambienti di lavoro nelle abitazioni.

Analogamente a quanto avvenuto in altri Paesi l’Italia si è però dotata di un Piano Nazionale Radon (PNR), cioè di un piano coordinato di azioni volte alla riduzione del rischio di tumore polmonare connesso all’esposizione al radon ed ai suoi prodotti di decadimento.

Il PNR è stato preparato nel 2002 da un apposito gruppo di lavoro,

composto da esperti di diversa provenienza e competenza, nell’ambito di una  commissione del Ministero della Salute, e successivamente è stato valutato positivamente dal Consiglio Superiore di Sanità, approvato dal Ministro della Salute, ed infine discusso ed emendato nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni.

Nel 2006 il “Centro per la prevenzione ed il controllo delle malattie” (CCM), presso il Ministero della Salute, ha stanziato un primo finanziamento per avviare la  realizzazione del PNR, affidandone il coordinamento all’Istituto Superiore di Sanità, coadiuvato da un Sottocomitato Scientifico di cui fanno parte esperti di vari Enti, Ministeri, Regioni. Il PNR prevede azioni su: valutazione del rischio, mappatura della concentrazione di radon ed individuazione degli edifici a maggiore presenza di radon, identificazione di sistemi per prevenire o ridurre l’ingresso del radon negli edifici, informazione della popolazione e di gruppi specifici, formazione degli addetti, normative per le abitazioni ed i luoghi di lavoro.

 

Le azioni di tutela dal rischio radon passano attraverso un’adeguata informazione alla popolazione e possono consistere in interventi di bonifica a livello degli edifici esistenti o in soluzioni progettuali per quanto riguarda i nuovi edifici.

Il tipo di azioni da porre in atto dipende dal livello di radon nell’edificio (è sempre necessaria la misura preliminare di questo gas nell’ambiente secondo norme di buona tecnica, anche ai fini della mappatura del territorio e del patrimonio edilizio), dalla tipologia e dall’età dell’edificio, dalla compatibilità con regolamenti e vincoli edilizi e con norme di sicurezza.

I costi sono molto variabili in funzione dell’intervento,  ma in generale sostenibili per quanto riguarda le singole unità abitative. Dal radon è quindi possibile proteggersi nella maggior parte dei casi, molto spesso attuando azioni semplici e a basso costo.  


                                                             °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

               La presente guida è il risultato dell’attività di un gruppo di lavoro ad hoc (gruppo di lavoro “Ambienti di vita: prevenzione del rischio radon negli ambienti domestici”) costituito presso  l’Osservatorio Nazionale Epidemiologico sulle condizioni di Salute e Sicurezza negli Ambienti di Vita, con sede presso il Dipartimento di Medicina del Lavoro dell’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del lavoro (ISPESL), e fa parte di una collana informativa per la popolazione pubblicata a cura dello Osservatorio Epidemiologico (I quaderni per la salute e la sicurezza) dedicata alla conoscenza e alla gestione di singoli fattori di rischio che si riscontrano in ambiente domestico e in generale negli ambienti di vita.

 

La guida è rivolta alla popolazione nel suo insieme e intende offrire al cittadino un’informativa sul problema radon, comprendente una sintetica descrizione di questo fattore di rischio, l’illustrazione della situazione in Italia, il quadro normativo di riferimento e le principali iniziative già attuate o in corso, la descrizione delle principali azioni di tutela, i riferimenti nazionali e locali dei soggetti che a vario titolo si occupano del problema radon.

Ciò allo scopo di favorire una corretta percezione del rischio, orientare la valutazione del medesimo a livello della specifica situazione abitativa, essere da supporto al cittadino nella scelta di cosa fare per proteggersi e a chi rivolgersi.

L’opera è caratterizzata dal linguaggio facilmente accessibile ed è corredata da una iconografia di immediata comprensione. È inoltre integrata da un glossario essenziale alla comprensione delle informazioni di tipo tecnico.

 

1.0 - Cosa è il radon

L’uomo è stato esposto da sempre a una radioattività di origine naturale, dovuta sia ai raggi cosmici sia alle emissioni radioattive dal suolo sia ad altre fonti ( rocce, materiali da costruzione, cibo).

Nella nostra epoca, alla radioattività naturale cui la popolazione è esposta quotidianamente si somma l’esposizione a sorgenti artificiali di radiazioni, utilizzate in ambito medico, industriale, nella ricerca scientifica o legate all’impiego

pacifico dell’energia nucleare o alla conduzione in passato di test nucleari in atmosfera (Fall-out - Test nucleari Radiografie dentali, Esami radiologici, Centrali nucleari, Rifiuti nucleari sotterranei, Raggi cosmici da voli aerei).

Si è anche assistito ad un aumento delle esposizioni a fonti naturali come conseguenza del progresso tecnologico, ad esempio una maggiore esposizione a radiazioni di origine cosmica si registra durante i voli in aereo alla quota di crociera.

Per quanto riguarda la radioattività naturale, la quota di gran lunga più rilevante è quella derivata dall’esposizione a radon presente nell’aria degli ambienti confinati (ambienti indoor).

 

1.1 Radioattività e radiazioni

Con il termine di radiazione si intendono tutti quei processi dove vi è trasporto di energia. È possibile suddividere le radiazioni in ionizzanti e non ionizzanti. Le prime, a differenza delle seconde, hanno sufficiente energia per produrre ioni quando attraversano la materia, compresa la materia vivente.

Per radioattività invece si intende la capacità che hanno alcuni elementi chimici di emettere radiazioni ionizzanti in seguito alla trasformazione strutturale dei loro nuclei atomici (nuclei radioattivi). La radioattività può essere distinta in naturale o indotta, a seconda se è una proprietà spontanea dei nuclei atomici o se è stata provocata per mezzo di reazioni nucleari. Per isotopi si intendono forme diverse di uno stesso elemento chimico. Tra tutti gli isotopi (o nuclidi) alcuni sono stabili mentre altri sono instabili, tendono cioè a perdere uno o più costituenti del nucleo dell’atomo.

Durante il processo sono emesse radiazioni ionizzanti e per questo motivo sono definiti isotopi radioattivi.

Un nucleo radioattivo nel momento stesso in cui manifesta la sua radioattività si trasforma in un diverso nucleo.

Ciò comporta la trasformazione di un elemento chimico in un altro: il fenomeno è noto con il nome di decadimento. Dato che i processi di trasformazione del nucleo comportano l’emissione di energia sotto forma di radiazioni ionizzanti si parla più propriamente di decadimento radioattivo. Il tempo impiegato affinché il numero di isotopi inizialmente presente si riduca alla metà è detto tempo di decadimento o emivita.

Il numero di decadimenti radioattivi che si verificano nell’unità di tempo (un secondo) viene detto attività del nuclide, misurata in Bequerel (Bq): 1 Bq = 1 decadimento radioattivo al secondo. Se il radionuclide è allo stato gassoso, come ad esempio il Radon, si indica l’attività per unità di volume, esprimendola in Bq per metro cubo (Bq/m3).

Nel caso il radionuclide sia incluso in una matrice liquida (es. Radon disciolto in acqua) l’attività viene espressa in Bq per litro (Bq/l).

 

Il decadimento radioattivo comporta un’emissione: a seconda del tipo di isotopo interessato è possibile avere tre tipi di emissioni diverse: particella alfa (a), particella beta (b) e radiazione gamma (g).

Le particelle alfa sono costituite da nuclei di elio. Penetrano in misura molto scarsa nella materia perché sono tra le particelle più pesanti emesse dai nuclei. Questa caratteristica permette loro di superare solo gli strati più esterni della cute; comportano quindi rischi contenuti per quanto concerne l’irraggiamento esterno, ma configurano rischi molto maggiori in caso di l’irraggiamento interno (penetrazione attraverso lesioni della cute, ingestione accidentale di cibi contaminati, inalazione di gas Radon). Il decadimento a è proprio di elementi chimici pesanti, quali uranio, torio, lo stesso radon e i suoi “figli”.

Le particelle beta sono costituite da elettroni (b-) o positroni (b+), a seconda del tipo di isotopo radioattivo che decade. La maggior parte dei decadimenti b è di tipo b- e interessa soprattutto isotopi radioattivi di elementi leggeri. Gli elettroni hanno massa molto inferiore rispetto alle particelle a e di conseguenza sono dotati di un potere di penetrazione maggiore nei tessuti del corpo.

A differenza delle particelle alfa e beta le radiazioni gamma sono costitute da fotoni, sono cioè vere e proprie radiazioni elettromagnetiche. Hanno la stessa natura della luce e si muovono alla stessa velocità, ma possiedono frequenza, e quindi energia, molto più elevata. Costituiscono il tipo di radiazione ionizzante più penetrante.

 

1. 2 Origine del radon

Il radon è un gas nobile radioattivo incolore ed inodore, generato continuamente da alcune rocce della crosta terrestre (principalmente lave, tufi, graniti, pozzolane) in seguito al decadimento del Radio 226 (226Ra), che a sua volta è generato dall’Uranio 238 (238U). Il Radon si trasforma spontaneamente in altre sostanze radioattive dette “figli”.  La catena di decadimenti ha termine con un elemento stabile rappresentato dal Piombo 206 (206Pb).

Tra gli elementi radioattivi presenti nelle rocce e nel terreno derivano infatti tre importanti catene radioattive:

• la prima ha origine dall’Uranio 238 (238U) e arriva fino al Piombo 206 (206Pb); costituisce la serie dell’Uranio;

• la seconda ha origine dall’Uranio 235 (235U) e termina con il Piombo 207 (207Pb); è detta serie dell’Attinio;

• la terza ha origine dal Torio 232 (232Th) e termina con il Piombo 208 (208Pb); viene definita serie del Torio.

Da queste tre serie si originano 3 isotopi del Radon, che hanno diverso tempo di decadimento:

 

isotopo di partenza             isotopo del radon prodotto           tempo di  decadimento

                                                                                                                  isotopo prodotto

235U                                         219Rn (detto actinon)                     3,96 secondi

238U                                         222Rn (detto radon)                        3,8 giorni

232Th                                        220Rn (detto thoron                     55 secondi

 

Gli isotopi del radon decadendo emettono particelle alfa e si trasformano in elementi “figli”, quali Polonio 218 (218Po), Polonio 214 (214Po), Piombo 214 (214Pb) e Bismuto 214 (214Bi), anch’essi radioattivi. Polonio 218 (218Po) e Polonio 214 (214Po) decadono a loro volta emettendo particelle alfa.

L’Uranio 238 è il nuclide responsabile della produzione del Radon 222 (222Rn), che rappresenta l’isotopo del radon di maggiore rilevanza ai fini del rischio per la salute dell’uomo.

Origine del radon: Suolo 80%,  Acqua 19%,  altre fonti 1%.

Il radon pertanto deriva principalmente dal terreno, dove sono contenuti i suoi precursori e frequentemente è presente nelle falde acquifere come gas disciolto.

Il suolo è responsabile dell’80% del Radon presente nell’atmosfera, l’acqua del 19% e le altre fonti solo dell’1% (figura 1.4). È circa 8 volte più pesante dell’aria, e per questa sua caratteristica tende ad accumularsi negli ambienti confinati e quindi anche nelle abitazioni.

Il Radon in quanto tale è, da un punto di vista chimico, poco reattivo. Inoltre, essendo un gas, oltre che inalabile è facilmente eliminabile per via respiratoria.

 

Non altrettanto si può dire dei suoi figli che sono da un punto di vista sia chimico che elettrico molto più reattivi e una volta formatisi vengono veicolati all’interno del corpo umano grazie a particelle di fumo, vapore acqueo, polveri etc.

I figli del radon una volta giunti a livello polmonare si fissano ai tessuti e continuano ad emettere particelle alfa, in grado di danneggiare le cellule dell’apparato polmonare in modo irreversibile.

Sulla base di numerosi studi epidemiologici Il Radon è stato classificato dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), che è parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, come cancerogeno per l’uomo.

Oggi il radon è considerato la principale causa di morte per tumore ai polmoni dopo il fumo di tabacco.

 

2.0 Perché è un rischio per la salute

2.1 Come e perché l’esposizione al radon aumenta il rischio di tumore polmonare. L’aria che respiriamo contiene diverse sostanze, tra le quali vi è il radon, un gas radioattivo inodore ed insapore che viene continuamente generato dall’uranio presente nella crosta terrestre, in quantità diverse da luogo a luogo, sin dalla formazione della Terra. Quindi molti suoli e molti materiali da costruzione emanano in continuazione una certa quantità di radon, che all’aperto si disperde in atmosfera (cioè si diluisce in una grandissimo volume d’aria, dove quindi ha una bassissima concentrazione), mentre se penetra nelle case si concentra nell’aria interna ad esse.

Il radon “decade” in altri elementi anch’essi radioattivi (detti “prodotti di decadimento del radon” o “figli del radon”), per cui nell’aria che inaliamo si trovano sia radon che prodotti di decadimento.

Come detto in precedenza il radon è un gas nobile; esso non si deposita sulle pareti dell’apparato bronco-polmonare e viene in gran parte riesalato senza avere avuto il tempo di decadere emettendo radiazioni. Invece i suoi prodotti di decadimento si depositano facilmente sulle pareti dei bronchi e dei polmoni ed entro circa mezz’ora decadono emettendo radiazioni ionizzanti (soprattutto le radiazioni alfa) che possono colpire e danneggiare il DNA delle cellule.

La maggior parte dei danni al DNA viene riparata da appositi meccanismi cellulari, ma alcuni di essi possono persistere e con tempo svilupparsi in un tumore polmonare.

Maggiore è la quantità di radon e dei suoi prodotti di decadimento inalata e maggiore è la probabilità che qualche danno non venga riparato, o venga riparato male, e possa quindi svilupparsi successivamente in un tumore, soprattutto se le cellule sono sottoposte ad altre sostanze cancerogene, in particolare a quelle contenute nel fumo di sigaretta.

 

2 .2 Cosa dicono gli studi epidemiologici.

Gli effetti dell’esposizione al radon sono stati evidenziati prima di tutto tra i minatori di miniere sotterranee di uranio, nelle quali la concentrazione di radon arrivava a valori estremamente elevati. Tali studi hanno mostrato un evidente e forte aumento di rischio di tumore polmonare tra i minatori esposti ad alte concentrazioni di radon. Di conseguenza il radon è stato classificato tra i cancerogeni per i quali vi è la massima evidenza di cancerogenicità.

 

Successivamente sono stati effettuati studi epidemiologici anche sulla popolazione esposta al radon nelle abitazioni. I principali risultati di questi studi sono i seguenti:

• il rischio di tumore polmonare aumenta proporzionalmente all’aumentare della concentrazione di radon, cioè più alta è la concentrazione di radon e maggiore è il rischio di tumore polmonare;

• il rischio di tumore polmonare aumenta proporzionalmente alla durata dell’esposizione, cioè più lunga è la durata dell’esposizione al radon e maggiore è il rischio di tumore polmonare;

• l’aumento del rischio di cancro avviene proporzionalmente rispetto alla “normale” frequenza dei tumori polmonari, mantenendone quindi la distribuzione per Età: i tumori polmonari sono rari fino all’età di 45 anni, poi la frequenza cresce e raggiunge i valori massimi dai 65 anni in avanti;

• a parità di concentrazione di radon e durata dell’esposizione, il rischio di tumore polmonare è molto più alto (circa 25 volte) per i fumatori rispetto ai non fumatori.

Sulla base dell’evidenza scientifica oggi disponibile si può pertanto concludere che il radon è un rischio per la salute, soprattutto per i fumatori.

 

2.3 Quanto aumenta il rischio di tumore polmonare a causa

      dell’esposizione al radon.

Il rischio aumenta proporzionalmente alla concentrazione di radon e alla durata dell’esposizione. Per persone esposte al radon per circa 30 anni, l’analisi degli studi epidemiologici effettuati in 11 Paesi Europei, tra cui l’Italia, ha evidenziato un aumento di rischio di circa il 16% ogni 100 Bq/m3 di concentrazione di radon. Quindi il rischio raddoppia per un’esposizione di circa 30 anni ad una concentrazione di circa 600 Bq/m3. A 200 Bq/m3 e 400 Bq/m3 il rischio aumenta rispettivamente del 32% e del 64%. La gran parte della popolazione italiana è esposta ad una concentrazione media di radon inferiore a 100 Bq/m3, circa il 4% della popolazione è esposta a concentrazioni medie superiori a 200 Bq/m3 e circa l’1% a concentrazioni medie superiori a 400 Bq/m3.

L’Istituto Superiore di Sanità ha stimato che in Italia il numero di casi di tumore polmonare attribuibili all’esposizione al radon è compreso tra 1.000 e 5.500 ogni anno (su un totale annuale di circa 31.000 tumori polmonari), la maggior parte dei quali tra i fumatori, a causa dell’effetto sinergico tra radon e fumo di sigaretta.

 

2.4 Quant’è il rischio dovuto al radon per i fumatori e per i non

      fumatori e cosa si può fare per ridurlo.

Dato che il radon agisce in modo sinergico con il fumo di sigaretta, per un fumatore l’aumento di rischio di cancro al polmone dovuto all’esposizione al radon è molto maggiore che per un non fumatore, anche se entrambi sono esposti alla stessa quantità di radon (ad es. se abitano da sempre nella stessa casa). Ma quanto è più alto tale rischio?

Se si assume come riferimento un non fumatore esposto a una concentrazione bassissima di radon, molto vicina a 0 Bq/m3, e poniamo quindi il suo rischio di tumore polmonare uguale a 1, il rischio di un fumatore che fuma abitualmente un pacchetto di sigarette, anch’esso esposto ad una concentrazione di radon prossima a 0 Bq/m3, è 25 volte più alto.

Per un’esposizione prolungata a 600 Bq/m3 di radon il rischio raddoppia sia per il non fumatore che per il fumatore.

Il rischio per un non fumatore pertanto passa da 1 a 2, mentre il rischio per un fumatore passa da 25 a 50. Come si vede l’aumento di rischio è molto maggiore per il fumatore. Quanto appena riferito è schematizzato in figura 2.2.

 

Cosa si può fare per ridurre tali rischi? Per un fumatore l’azione più efficace è smettere di fumare, dato che in tal caso si riducono non solo i rischi di tumore polmonare dovuti al radon e alla sua sinergia col fumo di sigaretta, ma anche tutti gli altri numerosi rischi connessi al fumo di tabacco (molti altri tipi di tumore, effetti gravi a livello dell’apparato cardio-circolatorio, etc.).

Un fumatore esposto ad una concentrazione di 600 Bq/m3 di radon potrebbe, in alternativa, decidere di continuare a fumare ma di ridurre la quantità di radon presente in casa. È necessario tener presente che con le attuali tecniche difficilmente si può scendere sotto i 100 Bq/m3. In tal modo il rischio diminuirebbe da 50 a 29,

mentre smettendo di fumare e senza ridurre la concentrazione di radon il rischio si ridurrebbe da 50 a 2. Infine, smettendo di fumare e riducendo la concentrazione di radon a 100 Bq/m3 il rischio scenderebbe da 50 a poco più di 1 (1,2).

  

3.0 Le fonti di radon nelle nostre case

Normalmente la principale fonte di radon è il suolo.  In dipendenza dei meccanismi di diffusione del radon dal suolo, i locali degli edifici collocati nei seminterrati o al pianterreno sono in genere quelli particolarmente interessati dal fenomeno. In certi casi anche l’utilizzo di determinate lave, tufi, pozzolane e di alcuni graniti nella costruzione o nei rivestimenti interni, così come la presenza di acque sorgive ad alto contenuto di radon, può contribuire ad incrementare la concentrazione di radon indoor.

In questo caso le concentrazioni medioalte di radon non si presenteranno necessariamente al piano più basso, ma potrebbero riguardare gli ambienti nei quali sono stati utilizzati tali materiali o è usata l’acqua.

Una delle cause principali per la quale aria ricca di radon affluisce dal suolo verso l’interno degli edifici è la depressione che si viene a creare tra i locali ed il suolo, in conseguenza della differenza di temperatura tra l’interno e l’esterno dell’edificio.

Più pronunciata è questa differenza, maggiore sarà la depressione all’interno della casa.

 

Si parla di effetto camino. Anche altri fattori, come la presenza di aperture in un edificio o il vento, possono incrementare o ridurre la depressione dovuta alla semplice differenza di temperatura.

L’effetto del vento varia in funzione della tenuta degli infissi o della posizione di questi ultimi rispetto alla direzione prevalente del vento e alla sua forza.

La concentrazione di radon può subire sensibili variazioni giornaliere e stagionali. In genere i valori più elevati si osservano nelle prime ore del mattino, quando la differenza di temperatura tra l’interno e l’esterno è maggiore. Per lo stesso motivo d’inverno le concentrazioni sono mediamente maggiori di quelle estive, ma la variabilità è molto alta. Al nord (Alto Adige) si è osservato che la concentrazione di radon in casa aumenta quando il terreno ghiaccia. Verosimilmente il gelo ostacola la fuoriuscita del radon dal terreno, favorendone la fuga laddove il terreno non è gelato (nelle cantine o sotto il pavimento delle case).

Nel caso dei pendii i fenomeni in gioco sono particolarmente complessi: in dipendenza della stagione e/o dell’insolazione possono formarsi moti convettivi nel terreno che trasportano il radon nelle case site sul pendio o alla base di questo; di conseguenza questi edifici risultano essere spesso particolarmente interessati al problema del radon.

 

Oltre ai fattori descritti la concentrazione di radon indoor dipende in maniera decisiva da come è costruita la casa. Pertanto ogni edificio è un caso a parte. Perfino case vicine e costruite nello stesso modo possono presentare concentrazioni di radon totalmente diverse. Per ottenere informazioni certe riguardo la propria abitazione è necessario eseguire una misura del gas radon. In base all’esperienza è però possibile individuare alcuni elementi comuni e peculiari delle abitazioni con maggiori concentrazioni di radon. Questi sono di seguito riportati.

 

3.1 Riguardo al luogo e al tipo di costruzione.

La casa si trova in una zona con terreni cristallini (graniti, gneiss, etc.) molto permeabili;

la pavimentazione è poco isolata o le pareti dell’edificio sono a diretto contatto con il terreno o con una cantina poco ventilata con pavimento naturale;

si tratta di un vecchio edificio storico con mura di pietrisco molto spesse, attraverso le quali il radon può diffondere ai piani alti.

 

3.2 In relazione a specifiche soluzioni tecniche e impiantistiche.

Il sistema di ventilazione preleva aria fredda da cantine, grotte o crepe nel terreno;

l’impianto di ventilazione dell’edificio lavora in depressione;

l’impianto di ventilazione aspira l’aria esterna attraverso tubi interrati (preriscaldamento dell’aria) e le giunzioni dei tubi non sono a tenuta radon;

l’impianto di riscaldamento a pavimento è a diretto contatto con il terreno;

la casa ha un impianto di riscaldamento geotermico ed il radon entra attraverso l’isolamento delle tubazioni dell’acqua.

 

3.3 Per quanto concerne il risparmio energetico.

In molti paesi sta aumentando l’interesse verso il risparmio energetico, sia in relazione alla progettazione di edifici nuovi sia alla ristrutturazione di edifici esistenti, ma in presenza di elevate concentrazioni di radon nel terreno è indispensabile tenere conto anche della prevenzione dall’esposizione a questo gas, altrimenti si rischia di risolvere un problema creandone un’altro ancora maggiore.

 

Un esempio tipico al riguardo sono i rivestimenti termici delle mura esterne delle case (costituiti da pannelli di fibre minerali, plastiche espanse, sughero, etc.) a protezione dalle escursioni di temperatura. Si tratta di un accorgimento validissimo e vantaggioso, ma in alcune situazioni si è notato, in zone quali l’Alto Adige, che proprio attraverso l’isolamento esterno possono verificarsi infiltrazioni di gas radon dal terreno fino ai piani alti. In questo caso il radon che affluisce dal terreno deve essere adeguatamente convogliato all’esterno.

Si ricorda che qualsiasi modifica della casa nella parte a contatto con il terreno, una diversa ventilazione, o anche solo variazioni della tenuta degli infissi possono influire sulla concentrazione del radon indoor. Di conseguenza, alla base di ogni progettazione di interventi a scopo estetico, energetico o per altre finalità deve esserci una misura del radon indoor, i risultati della quale devono essere tenuti in considerazione nelle fasi successive.

 

Lo scopo è quello di abbinare i concetti di risparmio energetico e di prevenzione dal radon in modo da pianificare per l’edificio in oggetto soluzioni che soddisfino entrambi i requisiti. Gli esempi riportati mostrano che già a livello di progettazione si possono fare molte scelte che possono incrementare o diminuire il rischio dell’esposizione al radon.

 

4.0 Cosa fare per proteggersi dal radon (strategie di difesa e  mitigazione)

       In generale si può distinguere tra il risanamento del radon in una casa esistente e la prevenzione dal radon in un edificio nuovo, ancora in fase di progetto. In entrambi i casi si cerca d’impedire o limitare l’ingresso del radon dal suolo. In termini operativi vi è però una sostanziale differenza.

Nel caso del risanamento le contromisure vanno adeguate ad una struttura esistente, con molti possibili punti d’infiltrazione; di conseguenza i risultati non sempre saranno soddisfacenti.

 

Le azioni preventive possono invece essere pianificate in base alle reali esigenze ed integrate in modo mirato ed ottimale nella nuova struttura dell’edificio; pertanto gli interventi sono più semplici da realizzare e vi sono maggiori garanzie di successo.

 

4.1 Il risanamento del radon in edifici esistenti.

Le strategie di difesa mirano principalmente ad impedire l’ingresso del radon dal terreno. Queste tecniche sono bene documentate ed i risultati sono in genere soddisfacenti. Riguardo all’emanazione di radon dai materiali da costruzione non esistono ancora al momento dati conclusivi; pertanto tale aspetto non è considerato in questa sede.

Relativamente alla scelta della contromisura da adottare è bene precisare che di norma non è possibile garantire a priori il successo di un determinato metodo.

La scelta è quasi sempre un compromesso tra la complessità di realizzazione, il costo ed il beneficio stimato.

Spesso si inizia con un metodo ritenuto promettente ma poco invasivo e poco costoso, per passare poi, in caso d’insuccesso, ad un metodo più complesso. In teoria non esiste un edificio che non possa essere risanato: l’unico limite sono i costi oppure vincoli architettonici che non permettono di adottare certe tecniche.

 

In ogni caso è indispensabile che i lavori siano eseguiti attenendosi scrupolosamente alla metodologia prevista. Già piccoli errori d’esecuzione possono pregiudicare totalmente l’efficacia del metodo.  A lavoro ultimato è indispensabile verificare con una misura l’efficacia dell’intervento.

Seguono le azioni di abbattimento del radon più diffuse.

 

4.2 Aerare di più gli ambienti confinati interessati dal problema   radon.

Ventilando si ottiene subito un certo miglioramento. Oltre 1000 Bq/m3 le probabilità di successo sono però modeste.  Ventilare comporta una notevole perdita di calore, per cui tale misura può essere considerata unicamente come un accorgimento provvisorio.

 

4.3 Sigillare le vie d’ingresso.

Apparentemente rappresenta il metodo più semplice e più indicato per combattere il radon. In realtà, soprattutto in caso di valori di radon elevati (oltre 1000 Bq/m3), i risultati della sigillatura sono spesso incerti e da soli insufficienti a risolvere il problema. Le tecniche di isolamento

devono essere abbinate alle cosiddette tecniche d’abbattimento attive (che prevedono l’ausilio di un ventilatore), descritte di seguito.

 

4.4 Aerare di più la cantina o il vespaio o creare una

      sovrappressione negli ambienti di vita.

Nei casi in cui le infiltrazioni di radon ai piani superiori provengano dalla cantina (o da altre stanze sottostanti) può essere sufficiente aumentare il ricambio d’aria in cantina con metodi passivi (finestra socchiusa) o attivi (ventilatore).

Se ciò non dovesse bastare si può rafforzare l’effetto espellendo all’esterno l’aria dalla cantina chiusa (creando una depressione) o immettendovi aria esterna (creando una sovrappressione) con un ventilatore.

Nel primo caso la concentrazione di radon all’interno della cantina aumenta, ma la depressione impedirà al gas di fluire verso le stanze superiori.

Nel secondo caso la sovrappressione crea un flusso opposto a quello d’ingresso del radon.

 

Lo stesso accorgimento può essere applicato, con ancora maggiore efficacia, ad un vespaio presente sotto le stanze con valori elevati di radon. Il metodo è indicato per grandi sale o singole stanze, ma non è idoneo se applicato all’intero edificio, in quanto la sovrappressione può causare condensazioni d’acqua in prossimità di punti non a tenuta del tetto, con conseguenti danni alla struttura del tetto stesso.

Casistica per l’abbattimento attivo del radon:

Il ventilatore si limita a favorire il ricambio d’aria prelevandola dall’esterno.

Il ventilatore aspirando instaura una depressione nel locale a contatto col terreno e non abitato favorendo il richiamo di aria ricca di radon e la sua concomitante espulsione.

Il ventilatore aspirando dall’esterno instaura nel locale non abitato una sovrapressione che si oppone all’ingresso dell’aria ricca di radon.

 

4.5 Aspirare l’aria da pavimenti con intercapedine o da apposite

     canaline.

A volte può risultare conveniente realizzare un nuovo pavimento con  una intercapedine ed aspirare l’aria da lì. Una variante meno costosa dell’intercapedine ventilata può essere l’aspirazione da apposite canaline di raccolta, applicate alla linea di congiunzione tra le pareti ed il pavimento della stanza.

L’intercapedine o la canalina sono collegate ad un ventilatore che aspira l’aria ricca di radon e la veicola all’esterno. Si sottolinea

l’importanza di una sigillatura ermetica della pavimentazione e delle pareti.

 

4.6 Aspirazione dell’aria dal sottosuolo con un pozzetto o con tubi di

      drenaggio.

Il metodo consiste nello scavare un pozzetto (vano vuoto profondo 1,5-2 m e largo 0,5-1 m) nel terreno sottostante la casa, dal quale per mezzo di un’adeguata tubazione e di un ventilatore si estrae l’aria ricca di radon dal sottosuolo prima che possa entrare nell’abitazione. Sopra il pozzetto va rifatta la pavimentazione.

Il ciclo di funzionamento del ventilatore va stabilito in un secondo tempo in base alle riduzioni ottenute.

Per una maggiore efficienza il pozzetto va realizzato possibilmente in un punto centrale della casa. In casi più complessi possono essere necessari più pozzetti posti in diverse stanze e collegati tra loro con un tubo collettore; talvolta può essere opportuno realizzare sotto l’intera superficie della pavimentazione un sistema con tubi di drenaggio posati nel ghiaino. Altra possibilità è data da pozzetto interrato realizzato in prossimità dell’abitazione.

 

Nella maggiore parte dei casi questo metodo è semplice da adottare e molto efficace; è pertanto particolarmente indicato per elevate concentrazioni di radon. La variabilità è tuttavia molto elevata e vi sono anche casi in cui il sistema non funziona affatto.

 

Il pozzetto radon non è indicato nel caso di terreni molto permeabili o con crepe, in presenza di acqua nel sottosuolo e nel caso di edifici storici, dove il radon diffonde attraverso le pareti ai piani superiori.

Attenzione: l’aspirazione d’aria dall’intercapedine, dalle canaline o dal pozzetto radon può provocare una pericolosa emissione di monossido di carbonio (gas tossico) da una stufa o fornello a legna con fiamma aperta presente nelle stanze sopra o adiacenti a queste installazioni.

Aspirazione e successiva espulsione dell’aria ricca di radon dopo raccolta tramite pozzetto interrato realizzato mediante sistema di tubi di drenaggio nel vespaio. Le azioni di bonifica vanno in ogni caso pianificate e seguite da persone esperte nel settore.

 

4.7 La prevenzione dal radon in edifici di nuova costruzione.

La prevenzione dal radon inizia dalla progettazione dell’edificio, con particolare attenzione riguardo alla posizione e alla destinazione dei locali (vespaio,  garage ventilato al piano più basso, stanze da letto poste non al piano terra), alla scelta di materiali da costruzione impermeabili al radon, alla pianificazione dei passaggi di condotte dal terreno, all’isolamento termico, al sistema d’aerazione (non prelevare aria direttamente dal terreno; evitare la formazione di depressioni; gli impianti di ventilazione interrati o al piano terra dovrebbero funzionare con una leggera sovrappressione; i sistemi di ventilazione di bagni e cucine devono prevedere aperture per garantire un sufficiente flusso d’aria esterna), agli impianti di riscaldamento e alle stufe a legna (che devono avere una propria condotta per l’alimentazione con aria esterna) alla porta della cantina (che dovrebbe chiudere ermeticamente) etc. In generale si può affermare che da una parte è fondamentale impermeabilizzare l’edificio al radon, dall’altra è importante favorire la ventilazione naturale del suolo. Allo scopo è consigliata la costruzione dell’edificio su fondazioni a piattaforma (a platea) o, nel caso di edifici con fondazioni a striscie, la ventilazione delle stesse.

 

4.8 Edificio fondato su piattaforma in cemento (fondazione a

      platea).

Attualmente un “fondamento a platea” in cemento speciale (protetto da membrane di plastica a tenuta radon) che ricopre tutta la superficie orizzontale dello scavo per la nuova costruzione è la migliore protezione nei confronti del radon.

Nel ghiaino sotto la platea conviene posare alcuni tubi di drenaggio:

in caso di necessità tale accorgimento permette di aspirare l’aria dal suolo. È importante che la platea rimanga intatta;

le perforazioni per la fognatura, le tubazioni dell’acqua, i cavi elettrici etc. vanno realizzate lateralmente e trattate con materiali isolanti o flange elastiche. Tutte le pareti esterne sotto terra devono essere realizzate in cemento, isolate con materiali impermeabili al radon e protette da uno strato di ghiaia ventilato.

 

4.9 Fondazione ventilata per edifici con fondazioni a strisce.

Ove non si realizzi una fondazione a platea si raccomanda la posa in opera di una pavimentazione ventilata. Le possibili soluzioni sono il classico vespaio o un sistema con tubi di drenaggio collocati in uno strato di ghiaia. In ogni caso si raccomanda di prevedere la massima sigillatura della pavimentazione.

La tabella di pagina seguente, riassume i risultati di alcuni interventi di bonifica radon eseguiti in Alto Adige dall’APPA di Bolzano. Nelle ultime due colonne sono riportate le concentrazioni di radon misurate prima e dopo l’esecuzione del risanamento.

 

Risultati di interventi di bonifica del radon eseguiti in Alto Adige utilizzando i vari metodi ricordati.

 

Metodo      tipo di edificio         numero      Massima concentrazione di radon superficie in mq   di piano       misurata prima e dopo l’intervento

in mq                                              di bonifica misurata in Bequerel

PRIMA                                  DOPO

________________________________________________________________________

 

Pozzetto        casa priv. 150             -1                120.000 (cantina)             1.500

Radon           casa priv. 100-150      0                10.000                                      600

asilo 300                        0                2.500                                        400

casa priv. 100-150      0                14000                                       300

casa priv. 100              0                 700                                           700

casa priv. 100-150      0                8.000                                     1.100

casa priv. < 100          0                20.000                                      350

albergo 200                 0                2.700                                        400

abitazione 100-150   -1               2.400                                       100

casa priv. 100             -1                4.000                                       500

casa priv. 100              1                 8.000                                  2.000

casa priv. 100              0                 1.500                                  < 200

casa priv. 100              0                 2.500                                  2.500

scuola 300                    0                5.800                                   < 300

asilo 200                        0                1.200                                   < 200

casa priv. 100            -1                 8.n                                            80

abitazione < 100      -1                 1.000                                      200

___________________________________________________________________

 

Drenaggio   casa priv. 100-150     0                 1.300                         300

sotto il           casa priv. 300            -1                 9.00                           <200

pavimento  casa priv. 100-150    -1                 casa nuova            230

casa priv. 100-150    -1                 2.000                         70

casa priv. 100            -1                 1.800                         180

___________________________________________________________________

 

Sovra             casa priv. 100            -1                 3.000                         600

Pressione      casa priv. 100             0                 2.000                         1.200

                       aula asilo 60                 0                 800                             450

sala giochi 50            -1                 3.000                         200

aula tecnica 80        -1                 1.100                         280

sala riunioni 50          -1                 2.500                         400

___________________________________________________________________

 

Aspirazione stanza casa priv. 20        -1        4.500                         290

da                  scuola 300                           0         5.000                         100

intercapedine

 

5.0 Cosa si conosce delle concentrazioni di radon in Italia

Un’Indagine Nazionale sui livelli di concentrazione di radon nelle abitazioni è stata condotta e completata dall’Istituto Superiore di Sanità e dall’APAT (Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i servizi Tecnici) negli anni 1989-1997. La scelta del numero di abitazioni e della loro distribuzione sul territorio è stata fatta per ogni regione tenendo conto della popolazione totale e della dimensione dei centri abitati, in modo da ottenere dati utili alla valutazione della concentrazione media sull’intero territorio nazionale.

Per il Lazio e la Lombardia la media varia tra 100 e 120 Bq/mc.

Il valore medio nazionale di concentrazione di radon nelle abitazioni è risultato pari a 70 ±1 Bq/m3.  Un altro dato interessante scaturito dall’Indagine Nazionale è la percentuale di abitazioni, regione per regione, che hanno fatto rilevare livelli di concentrazione medi superiori a 200 Bq/m3. Per il Lazio > di 10.

 

Negli ultimi anni, in diverse regioni sono state intraprese campagne per affinare la conoscenza dei livelli di concentrazione di radon presenti nelle diverse parti del territorio. Queste attività vanno anche incontro a quanto previsto dalla normativa (Decreto Legislativo 230/95, modificato da Decreto legislativo 241/00, art. 10-sexies), che richiede alle Regioni e Province Autonome di individuare le zone del proprio territorio ad elevata probabilità di alte concentrazioni di radon (radon prone areas), sulla base di dati già disponibili e dei risultati di apposite campagne di indagine. In ogni Regione sono state inoltre realizzate campagne rivolte ad aree più limitate, come singole città o contesti geografici specifici. Vengono inoltre effettuate misure su richiesta di istituzioni, aziende o privati cittadini.

 

Come è desumibile da quanto di seguito riportato, la situazione delle attività in corso in Italia nelle varie Regioni è fortemente disomogenea, a macchia di leopardo. In attesa della definizione a livello nazionale dei criteri per la mappatura territoriale del radon le azioni di caratterizzazione delle varie regioni sono basate su una suddivisione del territorio in maglie geometriche regolari, sulla ripartizione comunale, sulle caratteristiche geologiche dei terreni, ovvero su una combinazione di questi approcci.

 

Le iniziative intraprese sono tra loro eterogenee e alcune Regioni non si sono ancora attivate in merito al problema radon:

- in Valle d’Aosta l’ARPA ha in corso una campagna sistematica di misura dei livelli di concentrazione di radon nelle abitazioni. In tutti i comuni della regione vengono fatte misure su un numero di abitazioni pari al numero degli abitanti diviso 100, con un limite inferiore di 10 abitazioni per comune. Vengono inoltre misurate tutte le scuole di ogni ordine e grado. Il numero totale di edifici oggetto di misura è di 1300.

I dati, georeferenziati e ordinati in un database appositamente sviluppato, vengono elaborati statisticamente per maglie quadrate di 2 km di lato, valutando la correlazione con la natura geologica del territorio e con le concentrazioni di radon contemporaneamente rilevate nelle acque di sorgente, al fine di pervenire ad una mappa regionale del radon sul territorio.

 

- in Piemonte le attività di monitoraggio e controllo del radon sul territorio regionale sono svolte dal Centro Regionale per le Radiazioni Ionizzanti e non Ionizzanti dell’ARPA Piemonte, con sede a Ivrea (TO). Uno specifico progetto, finanziato dalla Regione, è rivolto alla mappatura delle eventuali aree a rischio presenti nel territorio regionale, al fine di proporre una prima suddivisione della regione in aree a diverso rischio radon.

Particolare attenzione viene posta all’organizzazione e all’armonizzazione dei dati sperimentali raccolti, al fine di costituire un’unica banca dati sul radon in Piemonte.

L’ ARPA Piemonte svolge anche significativa attività di misura su richiesta di organi istituzionali e di privati. Al cittadino viene fornito su richiesta un opuscolo sul rischio radon.

 

 - la Regione Lombardia (ARPA Lombardia in collaborazione con la Direzione Generale Sanità) ha svolto nel corso del 2004 una campagna di misura del gas radon indoor in tutto il suo territorio, per individuare le aree ad elevata probabilità di alte concentrazioni di radon, come previsto dal D.Lgs. 241/00.

Per la pianificazione del monitoraggio, il territorio della Lombardia è stato distinto in due diverse tipologie in relazione alla morfologia e alla presenza o meno di substrato roccioso: l’area di collina-montagna è stata indagata con maggior dettaglio rispetto all’area di pianura, poiché le caratteristiche morfologiche e geologiche possono far presumere l’esistenza di una maggiore variabilità nella distribuzione geografica delle concentrazioni di radon.

 

La base scelta per la suddivisione è la maglia regolare del reticolo della cartografia tecnica regionale (8 km x 5 km).

I circa 4000 punti di rilevazione individuati si trovano all’interno di edifici, in locali posti al pian terreno ed aventi caratteristiche tali da garantire la rappresentatività e la confrontabilità delle misure. Sono inoltre state tenute in considerazione le valutazioni eseguite in precedenti campagne di misura e in siti che fossero rispondenti alle caratteristiche definite.

I primi risultati delle misure effettuate confermano lo stretto legame tra la presenza di radon e le caratteristiche geologiche del territorio, mostrando valori più elevati di concentrazione di radon indoor nelle province di Bergamo, Brescia, Lecco, Sondrio e Varese.

Di fatto, nel 84.6% dei locali indagati (tutti posti al piano terra) nell’intera regione i valori sono risultati essere inferiori a 200 Bq/m3, mentre nel 4.3% dei casi sono superiori a 400 Bq/m3, con punte superiori a 800 Bq/m3 (0.6% dei punti di misura).

Sono attualmente in corso le elaborazioni statistiche per la definizione delle aree ad elevata probabilità di alte concentrazioni di radon. Nel contempo si stanno predisponendo valutazioni epidemiologiche ed iniziative regionali per la prevenzione della esposizione a radon indoor, tra le quali sono degne di nota la predisposizione di materiale informativo per la popolazione e di linee guida per la costruzione di nuovi edifici e per il risanamento di quelli esistenti.

 

- in Veneto le attività in tema di radon fanno riferimento ad una specifica Delibera di Giunta Regionale (DGRV n. 79 del 18/01/2002 “Attuazione della raccomandazione europea n. 143/90: interventi di prevenzione da gas radon in ambienti di vita”).

Si è proceduto ad un campionamento sistematico di abitazioni sovrapponendo al territorio regionale un reticolo a maglie rettangolari di 6,5 x 5,5 km2 ciascuna (corrispondenti alle sezioni della Carta Tecnica Regionale 1:10.000), per un totale di 330 maglie coinvolte. Sono state previste mediamente misure in almeno 5 abitazioni per ogni maglia. I dati rilevati, opportunamente elaborati dal punto di vista statistico, hanno permesso di costruire mappe di probabilità di concentrazione di radon estese a tutta la regione. Nella figura 5.3 è riportata la mappa della percentuale di abitazioni con livelli superiori a 200 Bq/m3.

Come si vede, aree con valori più elevati di radon si trovano nel nord della regione, e in alcune zone della provincia di Vicenza, per effetto delle caratteristiche geologiche e strutturali del territorio.

È stato scelto di adottare un livello di riferimento di 200 Bq/m3 per tutte le abitazioni, sia da costruire che già esistenti.

 

Al di sopra di 200 Bq/m3 si raccomanda ai cittadini di adottare azioni di rimedio. Le aree ad alto potenziale di radon sono definite come quelle in cui, statisticamente, almeno il 10% delle abitazioni superano il livello di riferimento di 200 Bq/m3.

La suddivisione del territorio in maglie con la stima della frazione di abitazioni (%) con livelli di radon eccedenti 200 Bq/m3 (considerati quattro intervalli: da meno dell’1% a più del 20%).

 

- nella Provincia Autonoma di Trento è in atto una campagna di misura sistematica dei livelli di concentrazione di radon negli edifici, che comprende 1500 misure in abitazione e 1000 in edifici pubblici. Tutte le misure sono georeferenziate, al fine di predisporre una mappa provinciale del radon.

 

- la Provincia Autonoma di Bolzano è attiva da anni sul problema radon. A partire dai primi anni ’90 sono state pianificate campagne annuali di misura di radon indoor su base comunale, in modo da ottenere una mappa completa della provincia. Per potere gestire efficientemente la grande quantità di dati in gioco è stata realizzata una banca dati, con la georeferenziazione di tutte le informazioni, in modo da potere collocare ogni singolo punto di misura sul territorio con un’incertezza di pochi metri.

Si sono effettuate almeno 20 misure in ogni comune, aumentando il numero per i comuni più grandi, così da ottenere una classificazione sufficientemente affidabile.

In circa dieci anni sono state esaminate 3265 case nei comuni dell’Alto Adige, formulando una classificazione provvisoria che in base alla concentrazione media verificata prevede Comuni a:

 

“basso rischio radon”, per valori minori a 200 Bq/m3;

“leggero rischio radon” per valori compresi tra 200 e 300 Bq/m3;

“medio rischio radon”, per valori compresi tra 300 e 400 Bq/m3;

“più elevato rischio radon”, per valori superiori a 400 Bq/m3),

 

Sono state individuate due zone con valori di radon mediamente più elevati (Alta Val Pusteria e Alta Val Venosta), identificando inoltre una buona correlazione fra la concentrazione di radon indoor e la presenza di rocce di derivazione granitica. È ragionevole ritenere che alcuni parametri geologici siano determinanti ai fini della concentrazione di radon. I materiali di costruzione, invece, non rappresentano nella Provincia Autonoma di Bolzano una sorgente significativa di radon, come risulta chiaro analizzando i valori di concentrazione a piani diversi dello stesso edificio.

Le indicazioni sulla presenza di radon nelle diverse aree concordano pienamente con i risultati delle misurazioni del radon in acqua di sorgente, contemporaneamente effettuate in circa 1300 sorgenti della provincia. Ciò conferma la validità delle misure in acqua per realizzare una mappatura orientativa della presenza di radon sul territorio.

 

- in Friuli Venezia Giulia è partito il progetto Radon Prone Areas (aree del territorio a particolare rischio radon) gestito operativamente dall’ARPA regionale, in collaborazione con la Protezione Civile. Sono in corso misure in 2500 abitazioni della regione, distribuite in modo da coprire tutte le maglie abitate della carta tecnica regionale, di dimensione 2,7 x 3,2 km2 ciascuna. Le misure sono terminate a settembre 2006. Seguirà, nel 2007, l’elaborazione dei dati acquisiti e la determinazione delle aree ad elevata probabilità di alte concentrazioni di radon.

Una prima indicazione della distribuzione territoriale dei livelli di concentrazione di radon è desumibile dalla mappa dei livelli di questo gas in tutti gli edifici scolastici e gli asili nido della regione. Questa indagine è stata realizzata dall’ARPA Friuli Venezia Giulia tra il 2000 e il 2003, e ha riguardato oltre 5000 locali in 1319 strutture scolastiche distribuite su tutto il territorio regionale.

 

- in Emilia Romagna è operativo un Gruppo di Lavoro interdisciplinare coordinato dalla Regione, Direzione Generale Sanità e Politiche Sociali - Servizio Sanità Pubblica, per la definizione delle aree ad elevata probabilità di alte concentrazioni di radon. Sono stati al momento elaborati, con tecniche geostatistiche, i dati delle misure di radon acquisite nel corso degli anni in diverse matrici (aria, acqua ), combinati con elementi strutturali quali la natura geologica dei suoli, le faglie, le emanazioni gassose. Tali elaborazioni hanno consentito di ottenere una prima indicazione della distribuzione territoriale dei livelli di concentrazione di radon.

 

- in Toscana  l’ARPA della Regione sta attuando, nell’ambito di una convenzione con l’Amministrazione Regionale (Assessorati regionali all’Ambiente e alla Sanità), oggetto di specifici finanziamenti, la progettazione e la realizzazione di una indagine per l’identificazione delle aree ad elevata concentrazione di radon sul territorio regionale, come richiesto dalla normativa nazionale. Il progetto, avviato nel settembre 2006, avrà la durata complessiva di 27 mesi.

In attesa dei risultati sono già disponibili stime statistiche della percentuale di edifici nei quali la concentrazione di radon supera i 400 Bq/m2, in relazione alle classi litologiche della regione.

Naturalmente, queste stime dovranno essere confermate dai risultati delle misure in corso. Sono state anche stimate le concentrazioni medie di radon nelle abitazioni su base comunale.

 

- in Umbria è in corso una campagna di monitoraggio del radon negli edifici scolastici, riguardante tutti gli asili nido e le scuole materne, nonché un campione di edifici sedi di scuole dell’obbligo. La campagna è promossa dall’ARPA e dalla Regione, con il contributo delle ASL e con il supporto scientifico dell’Università di Perugia.

 

- nel Lazio è in corso, con il coordinamento diretto di APAT, una campagna di monitoraggio dei livelli di concentrazione di radon negli edifici basata su una suddivisione del territorio in maglie di 6 x 6 km2, rispetto alle quali vengono calcolati i valori medi. Nella scelta casuale delle abitazioni da campionare è considerata un’ulteriore suddivisione di ogni maglia in 9 sotto-maglie di 2 x 2 km2, allo scopo di verificare un’omogenea distribuzione delle abitazioni campionate in ogni maglia. L’indagine comprende le province di Roma e Viterbo.

 

- in Abruzzo è stato approvato e finanziato dall’Assessorato regionale alla Sanità un progetto che prevede, sul modello delle attività di monitoraggio che APAT sta conducendo nel Lazio, la suddivisione del territorio in maglie di 2 x 2 km2 ciascuna, e misure in abitazioni e scuole. Sono previsti complessivamente 3000 punti di misura.

 

- la Campania ha approvato con Delibera nel maggio 2005 il “Piano Regionale Radon” (PRR), finalizzato ad una mappatura regionale delle aree con maggiore concentrazione di radon e all’individuazione delle misure necessarie per l’eliminazione del rischio. Il Piano prevede anche la comparazione dei dati ottenuti con gli eventuali effetti sanitari che la presenza di elevate concentrazioni di radon può avere avuto sulla popolazione, da realizzare con indagini epidemiologiche.

La prima fase del Piano, della durata di 18 mesi, prevede misure di radon negli edifici scolastici di ogni ordine e grado e misure nelle abitazioni degli alunni della penultima classe degli Istituti di istruzione secondaria, attraverso un originale coinvolgimento dei docenti delle scuole pubbliche e degli alunni medesimi. Sono previste circa 100.000 misure. L’iniziativa sarà realizzata dalla Regione Campania, dalla Direzione Generale della Pubblica Istruzione e dall’ARPA Campania.

 

- in Sardegna non vi sono indagini sistematiche in corso, ma risultano disponibili numerosi dati di concentrazione in scuole e abitazioni distribuiti in modo abbastanza omogeneo in tutta la regione.

Le attività appena descritte per le singole Regioni sono basate su disegni definiti di mappatura estesi all’intero territorio regionale o della provincia autonoma. Nelle diverse Regioni sono state inoltre condotte campagne rivolte ad aree più limitate, come singole città o aree geografiche specifiche. Infine, in ogni Regione vengono

effettuate misure su richiesta di istituzioni, aziende o di privati cittadini.

 

6.0 Come misurare il radon

6.1 Perché misurare il radon.

Come già detto nel capitolo 2 il rischio da radon aumenta al crescere della concentrazione di questo gas nell’aria interna dei locali di un’abitazione e del tempo di permanenza in tali locali. In altri termini se la concentrazione del gas in un ambiente chiuso è alta, è elevato – soprattutto per i fumatori – anche il rischio di sviluppare un tumore al polmone, ma un rischio, per quanto minore, esiste anche a concentrazioni più basse in caso di lunghi tempi di permanenza.

Mentre è possibile avere indicazioni di massima sull’entità della presenza di radon in zone più o meno estese del territorio, non è possibile prevedere con precisione la quantità di questo gas presente in una data abitazione;

inoltre, come già detto, è impossibile avvertire la presenza di radon mediante i sensi. Di conseguenza, per sapere quanto radon c’è in una data abitazione è necessario eseguire misure del livello di radon in aria (espresso come concentrazione in aria – Bq/m3) mediante opportuni sistemi di misura.

La conoscenza della concentrazione di radon in un’abitazione consente di valutare l’opportunità o meno di intraprendere azioni di rimedio.

 

6.2 Per quanto tempo.

Per ottenere una misura significativa del livello di radon medio cui si è esposti all’interno di un’abitazione è necessario tener conto che la concentrazione del radon varia, oltre che da zona a zona del territorio e da casa a casa, anche nel tempo, a causa dei numerosi fattori che condizionano questo fenomeno. La presenza del radon in un ambiente chiuso varia continuamente sia nell’arco della giornata (generalmente di notte si raggiungono livelli più alti che di giorno) sia stagionalmente (di norma in inverno si hanno concentrazioni maggiori che in estate).

Pertanto, è importante che la misura si protragga per tempi lunghi, generalmente un anno. In questo caso, in funzione del tipo di strumentazione impiegata la misura può articolarsi in uno o più rilievi consecutivi.

 

6.3 Dove effettuare la misura.

I locali da considerare per valutare il livello di radon in un’abitazione sono quelli più frequentati dagli occupanti, ad esempio la camera da letto, il soggiorno etc.; in genere vengono esclusi il bagno e la cucina (salvo che si tratti di ampi locali ad uso soggiorno), ripostigli, garage, cantine. In ogni caso, nei locali utilizzati per la misura e nel resto dell’abitazione si devono mantenere le normali abitudini di vita e di impiego. Il livello di radon varia generalmente anche tra un piano e l’altro degli edifici: ai piani più bassi o interrati, laddove il contatto con il suolo è maggiore, è probabile trovare concentrazioni di radon più elevate. Nel caso di un’abitazione distribuita su un singolo piano è sufficiente, in generale, una misura in un unico locale; per abitazioni multipiano è possibile eseguire un’unica misura al piano abitato più basso (ciò in un’ottica di cautela, in quanto al piano più basso ci si attende il livello di radon più elevato). Resta inteso che si possono prevedere misurazioni in più locali distribuiti su più piani dell’abitazione, allo scopo di eseguire indagini più accurate. Dosimetro passivo

 

6.4 Come effettuare le misure.

Lo strumento di misura più opportuno per rilevazioni di lungo periodo (generalmente un anno) è il cosiddetto dispositivo o dosimetro passivo. I dosimetri passivi sono di piccole dimensioni e non necessitano di alimentazione elettrica; essi forniscono un valore medio della concentrazione di radon in aria nel periodo di esposizione (detto anche periodo di campionamento). I dosimetri sono costituiti da un contenitore di materiale plastico, che ospita un elemento sensibile al radon (rivelatore a tracce o elettrete). Questi strumenti non emettono alcuna sostanza o radiazione.

I dosimetri possono essere collocati in un locale, ad esempio appoggiati sulla superficie di un mobile, su una mensola, etc., per un determinato periodo di tempo, al termine del quale vengono restituiti al laboratorio per l’effettuazione dell’analisi.

 

CARATTERISTICHE   DEI   DOSIMETRI  PASSIVI

Sono costituiti da un contenitore al cui interno è alloggiato l’elemento sensibile (rivelatore), entrambi di materiale plastico;

Sono di piccole dimensioni e molto leggeri;

Non necessitano di batterie o di alimentazione elettrica;

Sono assolutamente innocui, non emettono radiazioni né sostanze di alcun tipo;

La misura dura da alcuni mesi ad 1 anno;

Forniscono il valore medio di concentrazione di radon nell’aria.

 

PRINCIPALI TIPOLOGIE  DI DOSIMETRI  PASSIVI

dosimetro tipo NRPB/SSI;   dosimetro ANPA;   dosimetro ENEA-IRP;   dosimetro “Rn-Disk”;   dosimetro SHORT TERM;   dosimetro LONG TERM;   dosimetro “PICO-RAD” canestro a carbone attivo.

In casi più particolari, concordati con personale esperto, si può utilizzare strumentazione attiva per misurazioni di breve durata (misure di screening) e per monitoraggi in continuo (misurazioni volte ad analizzare l’andamento della concentrazione di radon nel tempo), ad esempio allo scopo di pianificare interventi di bonifica in edifici con elevati valori di radon. La strumentazione attiva necessita di alimentazione elettrica; il principio di funzionamento si basa sul campionamento dell’aria e sul conteggio attraverso un rivelatore delle radiazioni emesse dal radon in essa contenuto: in tal modo si ottiene una misura istantanea oppure in continuo della concentrazione del radon in aria. Il suo utilizzo richiede la presenza di personale specializzato.

 

6.5 Quanto costa la misura.

Il prezzo orientativo per una misura annuale del livello di radon mediante dosimetri passivi dipende da molti fattori, a cominciare dal numero di dosimetri che vengono utilizzati, e può variare da 25 a 150 euro, IVA inclusa.  Questo costo può comprendere le spese di spedizione dei dosimetri, ma non le spese relative a sopralluoghi o altri interventi in loco del personale specializzato, ove eventualmente richiesti.

Il prezzo per una misura con strumentazione attiva è in genere più elevato e dipende dalla durata del campionamento e dall’intervento sul posto di personale esperto; indicativamente si aggira sui 250 euro, IVA inclusa.


6.6 A
chi rivolgersi per la misura.

I cittadini possono rivolgersi direttamente ad organismi di misura idoneamente attrezzati sia pubblici che privati chiedendo misurazioni di lungo periodo (generalmente un anno) mediante dosimetri passivi. Per maggiori indicazioni è possibile contattare le ARPA locali, i cui riferimenti sono riportati nel paragrafo “A chi rivolgersi per informazioni, consigli e misure”.

 

7.0 Cosa dicono le norme

Per proteggere la popolazione dall’esposizione al radon presente nelle abitazioni in Italia non esiste attualmente una normativa specifica, ma si applica una Raccomandazione dell’Unione Europea (Raccomandazione 90/143/Euratom), la quale indica i valori oltre i quali si “raccomanda” di intraprendere azioni di risanamento.

Questi valori sono espressi come concentrazione media annua di radon in aria e corrispondono a:

• 400 Bq/m3 per edifici già esistenti;

• 200 Bq/m3 per edifici di nuova costruzione (da progettare).

Inoltre, allo scopo di proteggere la popolazione anche dall’esposizione al radon presente nell’acqua potabile l’Unione Europea ha emanato un’altra Raccomandazione (Raccomandazione 2001/928/Euratom), nella quale indica un livello di azione per le acque potabili da acquedotto pubblico pari ad una concentrazione di radon in acqua di 100 Bq/l, ed un valore limite da non  superare di 1000 Bq/l. Tale limite è applicabile anche nel caso di acque potabili attinte da pozzi artesiani (approvvigionamento individuale).

A differenza di quanto accade per le abitazioni, allo scopo di tutelare i lavoratori e la popolazione dall’esposizione al radon negli ambienti di lavoro in Italia si dispone di una normativa specifica (Decreto Legislativo n. 241/2000), in vigore, derivante dal recepimento della Direttiva 96/29/Euratom. Tale norma prevede la misura della concentrazione di radon in tutti i locali di lavoro posti in sotterraneo e nei locali di lavoro (posti a qualunque piano) situati in aree geografiche ove il rischio da radon è più elevato. Il compito di individuare la suddette aree è stato affidato dalla normativa alle Regioni, una parte delle quali si è già attivata in tal senso (vedi: capitolo 5 – “cosa si conosce delle concentrazioni di radon in Italia”).

 

Il Decreto fissa inoltre un valore di riferimento oltre il quale il datore di lavoro deve adempiere ad una serie di obblighi, primo tra tutti il risanamento dei locali stessi.

Il valore di riferimento (livello di azione) è espresso come concentrazione media annua di radon in aria e corrisponde a 500 Bq/m3.

 

8.0 A chi rivolgersi per informazioni, consigli, misure

Presso ogni Agenzia Regionale o di Provincia Autonoma per la Protezione dell’Ambiente (ARPA) esiste una struttura specializzata nelle tematiche e nelle misure del radon cui ogni cittadino può fare riferimento per informazioni sul radon, sui rischi che esso comporta e su come fare per ridurre le esposizioni.

È anche possibile richiedere misure nella propria abitazione, secondo modalità che vanno concordate con le singole ARPA.

ARPA Lazio - Sezione Provinciale di Viterbo  “ Area Agenti Fisici e Aria” Via Monte Zebio - 01100 Viterbo   0761 223233   www.arpalazio.it

 

9.0 Glossario

Actinon - Isotopo del radon (219Rn): deriva dalla catena di decadimento dell’uranio 235 (235U) e ha emivita molto breve (3,96 secondi).

Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro - (International Agency for Research on Cancer – IARC). Organo tecnico-scientifico dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. La IARC svolge e coordina attività di ricerca sulle cause del cancro nell’uomo e sui meccanismi di cancerogenesi. Si occupa inoltre dello sviluppo di strategie scientifiche per il controllo del cancro. Ha sede a Lione (Francia). Il sito web è: www.iarc.fr

Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i servizi Tecnici (ora ISPRA) - (APAT). Organo istituito dal D.Lgs 300/99 che svolge i compiti e le attività tecnico-scientifiche di interesse nazionale per la protezione dell’ambiente, per la tutela delle risorse idriche e della difesa del suolo. È nato dalla fusione, sulla base del D.P.R. 207/02, tra l’Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (ANPA) ed il Dipartimento per i Servizi tecnici nazionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il sito web è: www.apat.gov.it

APAT. Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i servizi Tecnici  

Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente (ARPA) - Organo di riferimento regionale o provinciale (in quest’ultimo caso detto APPA: Agenzia Provinciale per la Protezione dell’Ambiente) in materia di protezione dell’ambiente. Le 21 Agenzie oggi presenti sul territorio italiano costituiscono una rete integrata con l’APAT (rete delle Agenzie).

ARPA. Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente

Attività del nuclide - Numero di trasformazioni con emissione di radiazioni che si verificano per un determinato nuclide nell’unità di tempo (un secondo). Si misura in Bequerel (Bq).

Azioni di bonifica - Complesso degli interventi mirati alla rimozione del radon in ambienti confinati.

Azioni di rimedio - Analogo a azioni di bonifica.

Bequerel (Bq) - Unità di misura del decadimento radioattivo. 1 Bq è uguale a una disintegrazione radioattiva al secondo (trasformazione di un singolo nucleo atomico in un secondo).

Bequerel per litro (Bq/l) - Unità di misura del decadimento radioattivo in un mezzo liquido (es. acqua). Rappresenta il numero di disintegrazioni radioattive che si verificano in un secondo in un litro.

Bequerel per metro cubo (Bq/m3) - Unità di misura del decadimento radioattivo in un mezzo gassoso (es. aria). Rappresenta il numero di disintegrazioni radioattive che si verificano in un secondo in un metro cubo.

Bq - Bequerel.

Bq/l - Bequerel per litro.

Bq/m3 - Bequerel per metro cubo.

Concentrazione del radon - Quantità di radon presente per unità di volume del mezzo considerato (ad esempio un litro d’acqua o un m3 di aria). Si misura in Bq/m3 (aria) o Bq/l (acqua).

Decadimento radioattivo - Processo di trasformazione del nucleo che comporta emissione di radiazione. Determina la trasformazione di un elemento chimico in un altro. I nuclidi soggetti a decadimento radioattivo sono detti instabili o radionuclidi. Il decadimento radioattivo si misura in Bequerel.

Decreto Legislativo 230/95 - Decreto Legislativo 17 marzo 1995, n. 230. Attuazione delle direttive Euratom 80/836, 84/467, 84/466, 89/618, 90/641 e 92/3 in materia di radiazioni ionizzanti. Supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale Serie generale n. 136 del 13 giugno 1995.

Decreto Legislativo 241/00 - Decreto Legislativo 26 maggio 2000, n. 241. Attuazione della direttiva 96/29/EURATOM in materia di protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori contro i rischi derivanti dalle radiazioni ionizzanti. Supplemento Ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 203 del 31 agosto 2000

Direttiva 96/29 Euratom - Direttiva 96/29 Euratom del Consiglio del 13 maggio 1996 che stabilisce le norme fondamentali di sicurezza relative alla protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori contro i pericoli derivanti dalle radiazioni ionizzanti. Gazzetta ufficiale n. L 159 del 29 giugno 1996.

Dosimetri passivi - Strumenti di misura passivi che contengono rivelatori delle particelle a emesse dal decadimento del radon e dei suoi prodotti di decadimento. Non necessitano di alimentazione elettrica o di sistemi per il campionamento dell’aria.

Sono particolarmente idonei per stime di esposizione cumulativa (lungo periodo) al radon e, al termine della misura, devono essere esaminati in laboratorio. Sono anche detti dosimetri passivi a tracce nucleari oppure a carbone attivo oppure a elettrete, a seconda della tipologia di rivelatore impiegato.

Effetto camino - Richiamo di aria ricca di radon dal suolo all’interno di un edificio a causa di una depressione dovuta alla differenza di temperatura tra l’interno e l’esterno dell’edificio medesimo.

Effetto vento - Accentuazione, ad opera del vento, della depressione presente all’interno dell’edificio.

Elettroni - Particelle recanti carica negativa. Sono normali costituenti dell’atomo, ma possono essere emessi come radiazione (radiazione beta-  in alcune reazioni di decadimento radioattivo.

 

 

Emivita - Tempo impiegato affinché il numero di isotopi di un elemento inizialmente presente si riduca alla metà a seguito di decadimento radioattivo. L’emivita è una costante per ogni tipo di isotopo. A seconda del tipo di isotopo l’emivita può variare da frazioni di secondo a miliardi di anni.

Figli del radon - Isotopi radioattivi (a emettitori) derivanti dal decadimento degli isotopi del radon. I principali sono rappresentati da Polonio 218 (218Po), Polonio 214 (214Po), Piombo 214 (214Pb) e Bismuto 214 (214Bi).

Fondazioni a piattaforma - Fondazioni che corrispondono all’intera superficie dell’edificio. La gettata di cemento o di altro materiale da costruzione (eventualmente rivestito da uno strato impermeabile al radon) forma una superficie continua e separa completamente la parte sovrastante della costruzione dal suolo.

Fondazioni a platea - Sinonimo di fondazioni a piattaforma.

Fondazioni a striscie - Fondazioni il cui disegno e la cui superficie corrispondono generalmente ai sovrastanti muri perimetrali o portanti dell’edificio. Il piano inferiore di quest’ultimo è pertanto in larga parte non isolato dal suolo.

Isotopo(i) - Forma(e) alternativa(e) di un elemento chimico. Gli isotopi di un elemento chimico differiscono tra loro in quanto il nucleo atomico è costituito dallo stesso numero di protoni ma da un differente numero di neutroni. La maggior parte degli elementi è in realtà una miscela di due o più isotopi.

Isotopo radioattivo - Isotopo instabile che, a seguito di decadimento radioattivo, si trasforma nell’isotopo di un elemento differente emettendo radiazione.

Istituto Superiore di Sanità - Ente di diritto pubblico che svolge attività di ricerca, consulenza, formazione e controllo applicate alla tutela della salute pubblica, costituendo il principale Organo del Ministero della Salute. Il sito web è: www.iss.it

Istituto Superiore per la Prevenzione E la Sicurezza del Lavoro (ISPESL) - Ente di diritto pubblico che svolge attività di ricerca, consulenza, formazione, documentazione, certificazione e controllo nel settore della tutela della salute e sicurezza negli ambienti di lavoro e di vita. È Organo tecnicoscientifico del Servizio Sanitario Nazionale, vigilato dal Ministero della Salute. Il sito web è: www.ispesl.it

Livello d’azione - Valore di concentrazione del radon indoor il cui raggiungimento e/o superamento comporta l’invito o l’obbligo a mettere in atto di una serie di interventi finalizzati all’abbattimento dell’esposizione. Nella legislazione Italiana valori d’azione sono stabiliti unicamente per gli ambienti di lavoro dal D.lgs 241/00.

Livello di riferimento - Analogo al livello d’azione.

Misure di breve durata - Misure di concentrazione del radon indoor condotte per brevi periodi (fino a pochi giorni) con finalità di valutazione preliminare dei livelli di radon. In funzione dei risultati si possono ritenere non necessarie ulteriori misure o, al contrario, si può procedere a valutazioni più approfondite (in genere misure di lungo periodo).

Misure di lunga durata - Misure della concentrazione di radon indoor che si protraggono per lunghi periodi (fino a 1 anno), aventi per scopo la valutazione dell’esposizione complessiva (cumulativa) a questo gas. Sono condotte mediante dosimetri passivi o strumentazione passiva.

Misure di screening - Analogo a misure di breve durata.

Monitoraggi (misure) in continuo - Misure della concentrazione di radon indoor condotte mediante strumentazione attiva finalizzate a valutare l’andamento delle concentrazioni di radon nel tempo (mettendo in evidenza ad esempio oscillazioni orarie, giornaliere, stagionali o legate al cambiamento della gestione degli ambienti abitativi e/o delle abitudini di vita).

Nuclide(i) - Isotopo(i) di un elemento chimico.

 

Osservatorio Nazionale Epidemiologico sulle condizioni di Salute e Sicurezza negli Ambienti di Vita - Organo istituito per volontà del Ministro della Salute, con Decreto del Direttore dell’ISPESL del 14 giugno 2002. Ha finalità di studio, ricerca e promozione volte a migliorare la sicurezza negli ambienti di vita in termini di prevenzione degli infortuni e tutela della salute dei cittadini. Nello specifico, l’Osservatorio analizza e propone soluzioni per quanto concerne le condizioni di salute e sicurezza, promuovendo e sviluppando programmi di studio e di ricerca a carattere epidemiologico. Il sito web è: www.ispesl.it/osservatorio

Particella alfa - Radiazioni ionizzanti di massa elevata costituite da nuclei di elio (2 protoni + 2 neutroni). Hanno scarso potere penetrante.

Particella beta - Radiazioni ionizzanti costituite da elettroni (b-) o positroni (b+). Hanno potere penetrante intermedio.

Piano Nazionale Radon - Piano coordinato di azioni volte alla riduzione del rischio di tumore polmonare connesso all’esposizione al radon ed ai suoi prodotti di decadimento. Ha valenza nazionale ed è stato messo a punto da un gruppo di esperti in sintonia con quanto previsto dalle Linee Guida sugli ambienti confinati adottate congiuntamente dal Ministero della Salute e dalle Regioni nell’anno 1998. Il piano e stato ultimato nell’anno 2002, ma solo nell’anno 2006 è stato reso disponibile dal Ministero della Salute il finanziamento per l’avvio effettivo.

Positroni - Particelle recanti carica positiva. Non sono normali costituenti dell’atomo e possono essere emessi come radiazione (radiazione b+) in alcune reazioni di decadimento radioattivo.

Prevenzione dal radon - Complesso di azioni finalizzate a prevenire la presenza del radon in edifici di nuova costruzione. Vanno previste in fase di progettazione.

Prodotti di decadimento del radon - Analogo a figli del radon.

Raccomandazione 90/143 Euratom - Raccomandazione della Commissione del 21 febbraio 1990 sulla tutela della popolazione contro l’esposizione al radon in ambienti chiusi. Gazzetta ufficiale n. L 080 del 27 marzo 1990.

Raccomandazione 2001/928 Euratom - Raccomandazione della Commissione del 20 dicembre 2001 sulla tutela della popolazione contro l’esposizione al radon nell’acqua potabile. Gazzetta Ufficiale n. L 344 del 28 dicembre 2001.

Radiazione - Forma di trasporto dell’energia nello spazio e nel tempo.

Radiazioni gamma (g) - Radiazioni ionizzanti costituite da fotoni ad altissima frequenza (fanno parte delle radiazioni elettromagnetiche). Hanno elevato potere penetrante.

Radiazioni ionizzanti - Radiazioni la cui energia è sufficiente a strappare uno o più elettroni agli atomi e alle molecole, con formazione di ioni positivi (ionizzazione). Le radiazioni ionizzanti si distinguono in genere in radiazioni corpuscolare (radiazioni alfa, beta, neutroni, protoni, nuclei atomici o frammenti di nuclei, altre particelle dotate di massa) e radiazioni elettromagnetiche (radiazioni X e g, costituite da fotoni di differente frequenza ed energia).

Radioattività - Capacità che hanno alcuni elementi chimici di emettere radiazioni ionizzanti a seguito di trasformazioni strutturali dei loro nuclei atomici.

Radioattività naturale - Emissione di radiazioni dovuta a trasformazione spontanea dei nuclei di alcuni elementi chimici naturalmente presenti nelle diverse matrici (rocce, suoli, acqua, aria).

Radioattività indotta - Emissione di radiazioni da elementi chimici a seguito di reazioni nucleari.

Radionuclide - Nuclide instabile, che decade emettendo radiazioni: ha un’emivita caratteristica.

Radon - Gas nobile (numero atomico 86) radioattivo (emette radiazioni a) incolore ed inodore generato continuamente in modo naturale da alcune rocce della crosta terrestre. Esistono tre isotopi del radon, derivati da differenti catene di decadimento radioattivo: radon 219 (219Rn, detto actinon), radon 220 (220Rn, detto thoron) e radon 222 (222Rn) Il radon decade trasformandosi in elementi detti “figli” del radon e anch’essi radioattivi. Il radon ha un’emivita di 3,82 giorni.

Radon indoor - Radon presente negli ambienti confinati (ambienti indoor). Si tratta generalmente di edifici adibiti ad abitazione, a luogo di lavoro o a vita comunitaria (scuole etc.).

Radon prone areas - Sinonimo di Zone ad elevata probabilità di alte concentrazioni di radon.

Rilevazioni (misure) di lungo periodo - Analogo a misure di lunga durata.

Risanamento del radon - Complesso di azioni finalizzate ad abbattere le concentrazioni di radon in un edificio già esistente.

Risparmio energetico - Complesso delle azioni di natura architettonica, impiantistica e comportamentale finalizzate a ridurre e ottimizzare il consumo di energia (elettrica, da combustibili per riscaldamento etc.). Negli edifici interessati dal problema radon le azioni connesse al risparmio energetico devono essere armonizzate con quelle finalizzate all’abbattimento del radon indoor.

Studi epidemiologici - Studi condotti a livello di popolazione (es. popolazione generale negli ambienti di vita o popolazioni lavorative) allo scopo di valutare la distribuzione delle malattie ed i fattori che influenzano tale distribuzione (inclusi agenti ambientali di natura fisica, chimica e biologica).

Strumentazione (di misura) attiva - Dispositivi per la misura del radon indoor basati sull’aspirazione di volumi noti d’aria (campionamento) e richiedenti alimentazione elettrica. Sono generalmente impiegati per misure in continuo.

Tecniche di abbattimento attive - Tecniche di riduzione della concentrazione di radon indoor che prevedono tutte come elemento comune l’utilizzo di un ventilatore, il cui scopo può essere quello di veicolare continuamente all’esterno l’aria ricca di radon di un ambiente confinato o, al contrario, creare in detto ambiente una sovrappressione costante per impedire l’ingresso, attraverso soluzioni di continuo o altre vie, di aria ricca di radon dal suolo.

Tempo di decadimento - Sinonimo di emivita.

Toron - Isotopo del radon (220Rn): deriva dalla catena di decadimento del torio 232 (232Th) e ha emivita molto breve (55 secondi).

Valore d’azione - Analogo a livello d’azione.

Valore di riferimento - Analogo a livello di riferimento.

Vespaio - Camera d’aria che viene posta in opera nelle costruzioni allo scopo di isolarle dall’umidità. E generalmente costituito di ghiaia grossa sulla quale viene posto il basamento dell’edificio.

Zone ad elevata probabilità di alte concentrazioni di radon - Aree di territorio nelle quali, per effetto della particolare struttura geomorfologica delle formazioni rocciose e dei suoli, è maggiore la probabilità di riscontro di elevate concentrazioni di radon negli edifici.

 

 


 

 

 


 2° Convegno sul gas Radon - anno 2009

il“ gruppo di presenza – mons. G. Grassi”  di Marino

 

con il patrocinio delle Amministrazioni:     

Consiglio regionale del Lazio

Provincia di Roma

Giunta regionale del Lazio

Città di Marino 

e con la collaborazione :  

delle Associazioni dei Nuovi Castelli Romani  e  Marino aperta onlus;   della Federazione  Coldiretti;    dell’Unione Commercianti e della  Confartigianato, sede di Marino

                                                                                   

 invita la S.V. alla 2° Convegno su:

 

“IL  GAS  RADON  NEI  CASTELLI  ROMANI –

CONOSCERE  PER  BONIFICARE”

 

che si svolgerà alle ore 16,45 del 22 ottobre 2009

nella sala della Parrocchia di Santa Maria delle mole

 

Prima parte

Relatori e relazioni

 geologo

Eugenio di Loreto

Area difesa del suolo –  Regione Lazio

La competenza e le azioni regionali.

 

dr.ssa    

Stefania Macchiaroli

dirigente S.Pre.S.A.L. del distretto H3 -

Azienda USL di Roma H

Le autorizzazioni in deroga negli ambienti di lavoro –

I controlli.

 dr.ssa

Rosabianca Trevisi

dirigente del Laboratorio R.I.N.I. settore radioattività naturale –  ISPESL di Monteporzio Catone;

Il monitoraggio della radioattività naturale  -  Interventi operativi.

 dr.

Stefano Cecchi

assessore del Comune

di Marino.

La competenza e le iniziative comunali

 ing.

Paolo Marinoni

responsabile per la provincia            di Roma della  Celenit spa

Un esempio di protezione passiva dal gas Radon

 

Seconda parte

Confronto sul tema:  “Come giungere al monitoraggio del territorio marinese per

                                      assicurare la salubrità degli ambienti di vita e di lavoro”

partecipano relatori e rappresentanti delle Associazioni che hanno collaborato.

moderatore: ing. Corrado Colizza     portavoce del “gruppo di presenza”

 

“il gas radon c’è…. se ne conoscono gli effetti…. esistono le soluzioni per bonificare gli ambienti…..ignorarlo danneggia  la salute”

 

Presentazione

Diamo inizio ai lavori ingraziando, innanzitutto don Giorgio che ci ospita in questa bella sala parrocchiale di Santa Maria delle mole, voi relatori e tutti i presenti in quanto date senso e sostanza all’iniziativa di questa seconda edizione del convegno sul gas Radon.

Un grazie anche alle associazioni dei Nuovi Castelli Romani  “NCR”  e di  Marino Aperta onlus, alla Coldiretti, all’Unione commercianti ed alla Confartigianato, che hanno collaborato per la riuscita di questo evento.

Nell’anno trascorso dalla prima edizione si sono verificate alcune iniziative positive:

-   la nostra Amministrazione ha approvato per tre plessi scolastici (Nievo, Frank, Ciari) il progetto preliminare per lavori di manutenzione straordinaria e di riduzione del gas Radon (come ricorderete negli anni precedenti la medesima aveva promosso una campionatura nei locali amministrativi e nelle scuole ottenendo concentrazioni superiori ai 500Beq/mc previsti per attivare gli interventi di bonifica);

-   l’ufficio urbanistica nel rilasciare il permesso a costruire raccomanda il rispetto della ordinanza del 2008, emanata in collaborazione con il Dipartimento di prevenzione della Azienda usl Roma h, a salvaguardia dei lavoratori durante i lavori di scavo per le nuove costruzioni;

-   il medesimo Dipartimento ha attivato la procedura per il rilascio in deroga delle autorizzazioni sanitarie negli ambienti di lavoro seminterrati.

 

Si tratta di iniziative positive assunte dall’Amministrazione,che però mettono in evidenza la necessità di un intervento più generale nei confronti degli ambienti preesistenti  adibiti sia ad abitazione che a lavoro.

In particolare per Marino, ed in generale per tutti i castelli romani che hanno praticato la viticoltura e la vinificazione delle uve, occorre mettere in risalto che la modalità costruttiva delle abitazioni prevedeva la interposizione del vespaio tra il terreno ed i piano di calpestio interno. Tale pratica però non veniva seguita nel caso degli ambienti di lavoro, quali le numerose cantine, ove, come detto, si svolgeva prima la vinificazione delle uve e poi la conservazione del vino. Per soddisfare a queste finalità si consentiva un ridotto ricambio di aria dotando il locale di una unica apertura posta sulla stessa parete della porta di ingresso. Inoltre il locale veniva corredato con lo scavo della  grotta, ove conservare il vino nel periodo estivo.

Venuta meno l’economia agricola, gli stessi locali si sono trasformati in ambienti di lavoro - quali negozi, studi tecnici e botteghe artigiane -  e nell’ultimo decennio, con il fenomeno della immigrazione, vengono utilizzate come abitazioni.

 

Da quanto sopra, e cioè dai valori delle concentrazioni superiori in alcune scuole e dalla caratteristica costruttiva di quelle che una volta erano le cantine, sorge la necessità di verificare tutto l’esistente mediante una mappatura a maglia stretta – cioè con un numero di punti di prelievo sicuramente superiore a quelli utilizzati nell’indagine  predisposta dalla Regione Lazio -  che possa indicare con maggior precisione gli eventuali locali da bonificare, a salvaguardia dei residenti e di chi vi opera.

 

E’ per mettere in risalto questa esigenza che abbiamo:

Modificato in parte il titolo della prima edizione, sottolineando la necessità di misurare le concentrazioni per “poter bonificare”.

Chiesta e ricevuta la collaborazione delle tre associazioni di categoria (Confartigianato, Unione commercianti, Coldiretti, abbiamo previsto che da questi lavori scaturissero i criteri tecnici e finanziari che consentissero e che facilitassero la possibile iniziativa comunale di occuparsi dell’intiero territorio, intervenendo e/o sensibilizzando i proprietari ed i residenti nel prendere coscienza dell’esistenza del gas e sopra tutto provvedessero ad effettuare le misurazioni di concentrazione del radon nelle rispettive abitazioni.

Da questa finalità è scaturita la scelta delle Amministrazioni, Istituti ed imprese cui affidare il compito di relazionare, e cioè la Regione Lazio, per la competenza normativa e finanziaria in materia; il settore “Radioattività naturale” del Laboratorio R.I.N.I. dell’ISPESL cui compete tra l’altro la possibilità di effettuare misurazioni e relazionare sui risultati ottenuti; il settore SPreSAL del distretto h3 dell’Azienda usl Roma h, per le autorizzazioni in deroga; l’Amministrazione di Marino, su quanto in itinere ed in programma; e l’impresa Celenit, che presenterà una serie di possibili interventi per isolare e per bonificare locali ed abitazioni.

                                      il portavoce del “gruppo” Corrado Colizza

 

LE  RELAZIONI

 

Dr Eugenio di Loreto – Presidente dei geologi del Lazio.

“La competenza e le azioni regionali”

         Buona sera, sono Eugenio di Loreto, svolgo la mia attività nell’Area “Difesa del suolo” della Regione Lazio, ringrazio gli organizzatori per l’occasione offerta e porto il saluto del responsabile dell’area, della direzione e del dipartimento.

L’area si interessa di tutti i possibili inquinamenti del suolo.

Premettiamo il fatto che il gas Radon interessa tutte le Regioni italiane, in particolare il Lazio e la Lombardia sono caratterizzate dai valori più alti, segue la Campania e poi le altre. La presenza del gas è legata al tipo di rocce che costituisce il terreno, nel Lazio esistono vari sistemi vulcanici con alti contenuti di rocce piroclastiche che contengono elementi radioattivi che a loro volta decadono nel gas radon che a sua volta si libera dalle eventuali fratture d’esse raggiungendo l’ambiente esterno.

Inoltre queste rocce sono state utilizzate come materiale da costruzione per cui avremo anche gas che si libera dalle mura delle abitazioni stesse.

Passiamo ora all’attività regionale:

.  Deliberazione per effettuare ricerca nei territori di Marino e Ciampino nel 2001, espletata dall’Università 1 e guidata dal prof. Lombardi -  per definire le aree a rischio sia per il gas Radon che per gli altri gas come la CO2; ne sono scaturite le zone di cava dei selci e le limitrofe, per le quali sono state date delle specifiche indicazioni ai comuni di interessati.

.  Nel 2004 un Finanziamento europeo per lo studio delle concentrazioni di gas Radon nelle abitazioni  del Lazio, ha attivato l’APAT e l’Arpa-Lazio nel predisporre e nell’effettuare una rilevazione delle concentrazioni in campioni per le 5 province. Completate l’area romana e la viterbese, lavori in corso per le altre.  Dalla rilevazione delle concentrazioni le abitazioni di Marino non mostrato valori elevati (probabilmente la campionatura non è risultata veritiera).

. Segue la legge regionale n. 14/2005 che stabilisce la formazione del piano regionale ed in particolare la ricerca delle fratture; la definizione degli edifici ritenuti a rischio da sanare; le indicazioni per l’effettuazione degli interventi di bonifica nelle costruzioni esistenti, come procedere nelle nuove;  sistema di comunicazione; convenzione con il prof. Barberi per la mappatura delle province di Roma e di Viterbo, al momento anche nella provincia di Frosinone risultano zone ad alta concentrazione; commissione con ISS (Bochicchio), ARPAT, Arpa-Lazio, prof Barberi, il Comune di Roma e la Az. usl di Roma C (dr.ssa Matiacci) per le usl di Roma e Provincia. Il comune di Roma inserisce norma anti Radon nel REC.

Compito della commissione stabilire criteri e metodologie. In essa al momento è assente l’apporto delle strutture regionali dell’Urbanistica e della Casa di per se competenti nel dare criteri ai comuni  e nell’adottarli.  Il prof Bochicchio ha trasmesso delle raccomandazioni da adottare nella costruzione dei nuovi edifici che sarà approvato in sede di conferenza Stato-Regioni.

Questi ad oggi l’attività e gli interventi regionali, per ulteriori specifiche potremo utilizzare gli spazi previsti nella seconda parte dell’incontro. Grazie e buon proseguimento.

 

Dr.ssa Rosabianca Trevisi  -  Laboratorio R.I. Settore Radioattività Naturale – ISPESL    
                                                    
 “Il monitoraggio della radioattività naturale - Interventi operativi”

Ringrazio molto gli organizzatori per l’invito a partecipare a questo Convegno: essere presente è per me un piacere ed un onore.

Il tema è assegnatomi riguarda gli interventi operativi in materia di radon; tuttavia per identificarli e supportarli ritengo utile ripercorrere in modo molto sintetico gli elementi principali della problematica “radon”. In particolare

1) Quali sono gli elementi principali noti circa gli effetti sanitari dovuti all’esposizione al radon?

2) Disponiamo di metodologie per misurare la concentrazione di radon in un ambiente?

3) Disponiamo di metodologie di bonifica dal radon in un ambiente oppure in un edificio?

4) Disponiamo di metodologie per prevenire l’ingresso del radon in un edificio?

5) Disponiamo di strumenti normativi per proteggerci da tale rischio?

La risposta a questi quesiti consente di comprendere meglio il da farsi.

 
1) Quali sono gli elementi principali noti circa gli effetti sanitari dovuti all’esposizione al radon?

Tracciando una rapida panoramica sullo stato dell’arte, si evidenzia che negli scorsi anni in numerosi Paesi sono state condotte indagini epidemiologiche per la stima degli effetti sanitari associati all’esposizione al radon negli ambienti di vita. I risultati di questi studi hanno confermato che l’esposizione al radon indoor aumenta il rischio di tumore al polmone per la popolazione generale [1]. L’aumento di rischio è statisticamente significativo non solo nel caso di alte esposizioni ma anche per quelle prolungate a concentrazioni di radon medio-basse, inferiori ai 200 Bq/m3 (fig.1). Pertanto anche le esposizioni a bassi livelli radon (< 200 Bq/m3) possono determinare un piccolo aumento di rischio di cancro al polmone, in particolare ad ogni incremento di 100 Bq/m3  di concentrazione media di radon corrisponde un aumento di rischio del 16 %. Nel caso di fumatori il rischio relativo risulta essere 25 volte maggiore.

Dalla sintesi dei risultati questi studi quindi si conclude che la percentuale di tumori polmonari attribuibili al radon è nel range 3 – 14 % (a seconda della concentrazione media del Paese e del metodo di calcolo considerato): per quanto concerne l’Italia l’Istituto Superiore di Sanità ha stimato che il numero di casi di cancro al polmone attribuibili ogni anno all’esposizione residenziale al gas radon è stimabile da 1.500 a 5.500.

Che il radon sia il secondo agente di rischio di tumore polmonare dopo il fumo di tabacco per la popolazione generale è noto e riconosciuto da tempo [2] tuttavia è stato anche evidenziato che si tratta di un agente di rischio senza soglia ossia non è stato possibile identificare un valore (in termini di concentrazione media o di esposizione) al di sotto del quale il radon non rappresenti un rischio per la salute. Questo comporta che, poiché tipicamente la distribuzione dei livelli di radon indoor è di tipo log-normale, la maggior

parte degli ambienti ha valori medio-bassi quindi gran parte dei casi di cancro polmonare si sviluppa in questa situazione.

I risultati sopra accennati hanno portato di recente ad un drastico cambiamento di strategia in termini di sanità pubblica: in passato l’obiettivo principale consisteva nella identificazione e bonifica degli ambienti con livelli di radon particolarmente elevati, ora alla luce delle recenti evidenze epidemiologiche l’obiettivo è ridurre al minimo il radon ovunque presente perché anche l’esposizione prolungata a valori di radon modesti rappresenta un rischio per la salute degli occupanti tutt’altro che trascurabile .

  

2) Disponiamo di metodologie di misura per misurare la concentrazione di radon in un ambiente?

Misurare il radon in un ambiente confinato è abbastanza semplice: in genere per caratterizzare un ambiente in modo accurato si preferisce eseguire un monitoraggio ambientale di lunga durata, il cui risultato è espresso in termini di concentrazione media annua di radon (Bq/m3). Tipicamente un monitoraggio di lunga durata richiede un periodo non inferiore ai 3 mesi, 12 mesi è ottimale; qualora invece si intenda eseguire un monitoraggio semestrale, la stagione invernale è preferibile a quella estiva in quanto è il periodo dell’anno nel quale si registrano i valori di radon maggiori.

Riguardo alla strumentazione, l’esperienza maturata in ambito internazionale fornisce un panorama di dispositivi passivi molto ampio: tipicamente sono da preferire i dosimetri passivi a tracce nucleari o ad elettrete.

In Figura 2 sono rappresentati alcune tipologie, selezionate tra quelle più ampiamente utilizzate: in ordine da sinistra verso destra è rappresentato il dosimetro NRPB/SSI, il Rn-Disk, quello ENEA –IRP Casaccia, quello ENAEIRP Bologna, il dosimetro ANPA ed un dosimetro ad elettrete E-Perm.

Un’ultima annotazione sui costi in quanto - se l’obiettivo è caratterizzare e ridurre complessivamente il radon indoor e non solo i casi peggiori - il numero di ambienti da misurare risulta particolarmente grande, quindi i costi devono essere sostenibili da larga parte del pubblico. In genere il costo di una misura è abbastanza contenuto, il cui ordine di grandezza è tipicamente intorno ai 25 – 100 euro/dosimetro.                 

       

 3) Disponiamo di metodologie di bonifica dal radon in un ambiente oppure in un edificio?

I metodi di bonifica dipendono dalla struttura dell’edificio e/o dell’appartamento, dal clima, dalla sorgente di radon prevalente, dai meccanismi di trasporto del radon.

Ne sono stati proposti diversi e spesso si usa una combinazione di più soluzioni: la letteratura internazionale documenta oramai numerose esperienze maturate in situazioni anche molto differenti.

Tra gli interventi più comuni si ricordano:

· Pozzetto esterno (radon sump) porta ad una  depressurizzazione attiva del suolo – ADS;

· Ventilazione naturale o forzata del vespaio;

· Sovrapressione;

· Ventilazione interna all’edificio;

· Sigillatura: misura di sostegno ad altre più efficaci.

Come già detto spesso è molto efficace una combinazione  di più azioni: l’esempio tipico è la sigillatura che di per se è poco risolutiva perché il radon passa anche attraverso fessure sono visibili ad occhio nudo. Tuttavia spesso la sigillatura è una misura che accompagna e rafforza l’esito di altre azioni di risanamento.

Il pozzetto esterno è tra gli interventi più adottati sia per la bonifica di edifici esistenti sia prevenire l’ingresso in fase di progettazione di nuove costruzioni. La sua efficacia è dovuta al fatto che la sorgente di radon più importante è il suolo, quindi depressurizzare il suolo significare impedire al radon di penetrare all’interno di un edificio: questa strategia è molto efficace anche laddove le concentrazioni sono molto elevate.

Nella scelta del tipo di intervento da adottare ci sono due fattori molto importanti: la sua efficacia ed i costi. La tabella 1 di seguito riportata può essere un valido aiuto: essa è stata tratta dal recente manuale sul radon pubblicato dalla Organizzazione Mondiale della Sanità [3].

In particolare quando si parla di efficacia si intende di quanto si abbatte la concentrazione media di radon indoor rispetto al valore iniziale ossia prima dell’intervento:

questo parametro è molto utile in fase di selezione del tipo di intervento da adottare, in quanto consente di valutare in condizioni ottimali a che valori di radon si può giungere. E’ chiaro che laddove i livelli sono elevati occorre indirizzarsi direttamente verso interventi ad alto fattore di riduzione.

Per quanto concerne i costi, possiamo distinguere quelli di installazione e quelli di gestione perché nel tempo anche questi ultimi sono un fattore importante: analizzando la tabella, possiamo osservare che sia i costi di installazione che ancor di più quelli di gestione sono ampiamente sostenibili da gran parte della popolazione. Se poi essi sono considerati all’interno di un progetto di ristrutturazione di un edificio o un appartamento, risultano ancora più accessibili.

 

Tabella 1: analisi dei costi e dell’efficacia degli interventi più comuni (tratta da WHO Radon Handbook, 2009)

 

tecnica

Efficacia

(Riduz %)

Costo installazione

Costo gestione

€/anno

note

ADS x substrati

molto porosi

Da 50 a 99

850 – 2700

50 – 275

Pozzetto

 

ADS x substrati

 Poco porosi

 

Da 50 a 99

850 – 2700

50 – 275

Depressione del vespaio

 

ADS con

applicazione di

membrane

Da 50 a 99

1100 – 2700

50 – 275

Negli spazi areati si

possono applicare

membrane “antiradon”

 

Ventilazione passiva

degli ambienti

 

Variabile/

Temporanea

 

Nessuno

100 – 750

Perdita di calore o

raffreddamento. Non è

un metodo permanente

 

Ventilazione attiva

degli ambienti

 

Da 30 a 70

225 – 2700

7 - 550

Ampi intervalli

dipendono dal tipo di sistema: dal piccolo

ventilatore all’impianto di

climatizzazione

 

 4) Disponiamo di metodologie per prevenire l’ingresso del radon in un edificio?

Nel caso delle tecniche di prevenzione, a scopo descrittivo possiamo distinguere le tecniche di prevenzione del radon dal suolo da quelle di prevenzione dal radon emesso dai

materiali da costruzione.

Nel primo caso, che rappresenta la situazione più frequente, le proposte sono analoghe a quanto citato per le azioni di bonifica, ossia:

· Sigillatura

· Predisposizione di sistemi attivi di depressurizzazione del suolo (ADS)

· Predisposizione di sistemi passivi di depressurizzazione del suolo (PDS)

· Ventilazione passiva/attiva del vespaio

· Eventuale impiego di membrane/barriera

Qualora si intenda proteggersi dal radon emesso dai materiali da costruzione, si ricorda che questi rappresentano la seconda sorgente di radon indoor in ordine di importanza. In particolare materiali di origine vulcanica quali tufi, peperino, pozzolana, molto diffusi nell’Italia centrale sono ricchi di radionuclidi naturali ed in particolari dei precursori del radon (Radio-226).

In tal caso un uso moderato di questi materiali – ad esempio come materiali da rivestimento e non strutturali – è già un intervento di prevenzione a costo zero.

 
5) Disponiamo di strumenti normativi per proteggerci da tale rischio?

Negli anni un quadro normativo si è delineato, anche se certamente non esaustivo. La Raccomandazione europea del 1990 suggerisce dei livelli di radon per gli edifici esistenti e

per quelli di nuova costruzione: essi sono pari a 400 e 200 Bq/m3 rispettivamente [4].

Il Decreto legislativo 241/00 [5] identifica quelle attività lavorative nelle quali occorre tener conto del rischio di esposizione al radon ed introduce un livello oltre il quale occorre bonificare l’ambiente lavorativo: il livello di azione è pari a 500 Bq/m3 in termini di concentrazione media annua.

Vi sono poi leggi regionali, anche nel caso della Regione Lazio con legge n. 14 del 31/3/2005, che ulteriormente arricchiscono il panorama di strumenti normativi.

Tuttavia non basta perché larga parte della popolazione ancora ignora cosa sia il radon.

 

INTERVENTI OPERATIVI

Al termine di questo breve excursus cosa occorre fare?

Quali sono gli strumenti per intervenire operativamente?

A mio parere i principali sono:

1) Predisposizione di adeguati programmi per l’identificazione di radon prone areas e di radon prone buildings (mappatura, campagne di misura in edifici pubblici, ecc.): questo è previsto dal D Lgs 241/00 ed attualmente in molte regioni italiane tra cui il Lazio sono in corso – e in alcune sono in fase di completamento o già ultimate – indagini per identificare le zone o gli edifici a maggiori rischio di radon.

2) Inserimento del radon nei regolamenti edilizi sia per le nuove costruzioni che la ristrutturazione dell’esistente: l’inserimento del radon nei regolamenti edilizi fa sì che se ne tenga conto in fase di progettazione sia di un intervento di ristrutturazione che di progettazione di nuovi edifici. E’ indispensabile che le nuove costruzioni nascano già predisposte in modo che si impedisca l’ingresso del radon.

3) Programmi di formazione dei professionisti che operano nel campo dell’edilizia.

L’inserimento del radon nei regolamenti edilizi richiede che i professionisti del mondo dell’edilizia (ingeneri, geometri, architetti, etc.) siano formati sull’argomento in modo che possano affrontarlo e risolverlo efficacemente. Questo è un tema che spero trovi riscontro immediato soprattutto tra gli ordini professionali.

4) Programmi di sensibilizzazione della popolazione. Una corretta percezione del rischio è un obiettivo sanitario di primaria importanza, che occorre raggiungere quanto prima.

Iniziative come il presente Convegno contribuiscono proprio a questo scopo ed è per tale ragione che l’augurio è che tale occasione di scambio e confronto possa diventare un appuntamento periodico che ci aiuti quindi anche a valutare l’evoluzione del cammino tracciato.

 

Riferimenti bibliografici

[1] Darby, S., Hill, D., Auvinen, A., Barros-Dios, J.M., Baysson, H., Bochicchio, F., Deo, H., Falk, R., Forastiere, F., Hakama, M., Heid, I., Kreienbrock, L., Kreuzer, M., Lagarde, F., Ma¨kela¨inen, I., Muirhead, C., Oberaigner, W., Pershagen, G., Ruano-Ravina, A., Ruosteenoja, E., Schaffrath Rosario, A., Tirmarche, M., Toma´ cˇek, L., Whitley, E.,

Wichmann, H.E., Doll, R., 2005. Radon in homes and lung cancer risk: collaborative analysis of individual data from 13 European case-control studies. Br. Med. J. 330, 223–226.

[2] International Agency of Research On Cancer/World Health Organisation (IARC/WHO), Evaluation of carcinogenic risks to humans: man-made fibres and radon, IARC Monograph. 43, Lyon (1988).

[3] World Health Organisation (WHO), 2009. WHO Handobook on Indoor Radon: a public health perspective. Edited by Hajo Zeeb and Ferid Shannoun. ISBN 978 92 4 1547 67 3.

[4] Raccomandazione della Commissione del 21 febbraio 1990 sulla tutela della popolazione contro l'esposizione al radon negli ambienti chiusi (90/143/Euratom). G.U.C.E. - L80 del 27 marzo 1990.

[5] Decreto Legislativo n. 241del 26/5/2000. Attuazione della direttiva 96/29/EURATOM in materia di protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori contro i rischi derivanti dalle radiazioni ionizzanti. Suppl. ord. n. 104 alla GURI n.203 del 31/8/2000.

 

Permettetemi di dare il saluto al prof. Messineo, che ci onora della sua presenza e che rappresenta per noi un punto di riferimento. Lo  invitiamo a prendere la parola.

 

Prof. Agostino Messineo – Direttore Dip.to di Prevenzione della  Az. Usl Roma H.

L’intervento del dipartimento è anche quello di sostenere tecnicamente le Amministrazioni locali anche se la scarsità di risorse a volte ci riduce la possibilità di procedere ad indagini epidemiologiche sulla popolazione che tuttavia in alcuni casi abbiamo effettuato, ad esempio, per il controllo del rumore a Ciampino.

Con il Comune di Marino si è stabilita da tempo una stretta collaborazione ed abbiamo dato indicazioni specifiche per le attività lavorative e per i seminterrati allo scopo di limitare il rischio radon per i lavoratori.

Attualmente  stiamo verificando l’attuazione delle disposizioni emanate; vi è  necessità di intervento sul REC puntando  sulla prevenzione ed in modo da imporre per le nuove abitazioni la presenza di idonei sistemi  di tutela o di riduzione del gas Radon; per le abitazioni esistenti potrà essere verificata l’idoneità abitativa  mediante  il rispetto di apposite linee guida e delle indicazioni di massima che saranno fornite dal Comune.

In ogni caso la scelta della tipologia dell’intervento dovrebbe essere lasciata al proprietario dell’immobile, all’affittuario e/o  al professionista incaricato. 

In sostanza è auspicabile un’azione sul Comune per adeguare il REC anche nella attesa di nuove norme regionali o nazionali più specifiche; in secondo luogo occorrerebbe poi un’adeguata informazione ai cittadini anche ampliando l’opuscolo comunale e sopra tutto realizzare nella pratica interventi di bonifica diffusi nelle zone a maggior rischio anche con l’aiuto o la facilitazione dell’Ente Locale

Dovrà essere anche fornita Educazione ai lavoratori stranieri e  far affrontare le regole della prevenzione già nella scuola.

 

Dr.ssa Stefania Macchiaroli  -  Dirigente dello S.Pre.S.A.L  del distretto H3.

“Le autorizzazioni in deroga negli ambienti di lavoro –  I controlli”

Buona sera. Solo dall’aprile scorso dirigo il servizio di prevenzione nel distretto Marino-Ciampino, ne è conseguito quindi che la conoscenza delle caratteristiche dei territori è divenuta per me una priorità in quanto le normative esistenti debbono essere adottate in questo particolare territorio tramite specifici atti per produrre gli effetti desiderati,  la consapevolezza in termini di prevenzione e di salute nel caso del radon,  procedimenti operativi a salvaguardia degli ambienti di lavoro. Si tratta di  una parte della popolazione, ma certo siamo interessati comunque alla salute di tutta la popolazione locale.

Questa premessa è importante in quanto rilasciando la deroga è opportuno  attuare con il richiedente una collaborazione che consenta di dare suggerimenti per elevare la conoscenza e fare cultura che ponga l’attenzione su modalità operative tese alla prevenzione, cercando in tal modo di ridurre i costi. Costi che in questo periodo hanno una particolare incidenza sia sulle Amministrazioni comunali sia sui cittadini, tali da far allontanare la possibilità di effettuare la bonifica.

Va ricordato che il Radon è un rischio reale, che non si percepisce con i sensi ma che strumentalmente si può misurare; esiste una normativa con dei limiti che al momento risultano essere sovrastimati rispetto alle conseguenze che questo gas arreca a lavoratori ed a cittadini.

La procedura per il rilascio della deroga prevede dei sopralluoghi, la presentazione di una planimetria verificando le eventuali modifiche in corso d’opera, dopo di che si passa alla valutazione ambientale, alla verifica dei dispositivi per la diluizione della concentrazione, dopo circa un anno arrivano i valori della concentrazione media annua.

Operando in termini di prevenzione, noi vorremmo ridurre i tempi tramite un’azione di monitoraggio più frequente proprio perché sappiamo che il valore di riferimento costituisce un rischio potenziale. 

Detto ciò passiamo a visionare alcuni casi di deroga per locali seminterrati rilasciati nel territorio di Marino che presentano valori normalmente inferiori (tra 200 e 250 Bq/mc) ai limiti di legge, ma per quanto detto, e cioè lavorando nel campo della prevenzione, occorre allertarci anche in tali casi.

Nel caso di valori superiori entrano in campo altre due figure che sono l’esperto qualificato per le misurazioni ed il monitoraggio, ed il medico competente o autorizzato per i controlli sui lavoratori ( la sorveglianza sanitaria).

Sempre nel campo della prevenzione raccomandiamo anche l’illuminazione di emergenza, dato che si tratta di locali normalmente con scarsa illuminazione naturale.

Altra iniziativa a favore dei lavoratori è la creazione di spazi per comunicare ai lavoratori i danni conseguenti al fumo di sigaretta (tabagismo) durante il lavoro. Grazie.

 

Moderatore - Nel dare la parola al rappresentante dell’Amministrazione comunale, vorrei sottolineare:

.    la presenza di due veterani nel settore e cioè dell’ing. Sciocchetti, ex dirigente del settore Radiazioni ionizzanti dell’Enea, e del prof Paolo Orlando, dell’Università cattolica di Roma;

.    l’opera di divulgazione che la nostra associazione compie con i convegni, viene di pari passo svolta anche nelle scuole del territorio;

.    la riconosciuta difficoltà nel comunicare con imprese e cittadini dovrebbe attivare la Regione Lazio, in concomitanza con l’uscita delle linee guida, a promuovere e finanziare attività divulgativa, proprio per evitare di fare norme che, non conosciute perché non verificate, restano inapplicate;

.   che pur avendo sollecitato direttamente la partecipazione dei quattro istituti comprensivi, dato che ci sono almeno tre presidi scolastici con concentrazioni superiori a quelle di norma,  abbiamo la presenza del solo Primo Levi nella persona della prof.ssa Sandra Porri;

.    abbiamo preso l’iniziativa di predisporre un articolo da aggiungere nel REC, finalizzato alla riduzione del rischio legato alla presenza del gas Radon, di cui diamo lettura e presentiamo alla valutazione dell’Amministrazione.

                                      il portavoce del “gruppo”Corrado Colizza

 

 

Stefano Cecchi  -  Assessore del Comune di Marino.    -     “La competenza e le iniziative comunali”

Buona sera a tutti.  Mi associo ai ringraziamenti rivolti  alla associazione mons. Guglielmo Grassi sia per aver organizzato questa seconda edizione del Convegno sul Radon, sia per l’attività di divulgazione espletata sul territorio.

Un grazie per le relazioni fin qui svolte ed un grazie per il supporto offerto nel tempo dal prof. Messineo e dalle dottoresse Aiello ed Imperatore anche in occasione della formazione dell’opuscolo che come Amministrazione abbiamo voluto redigere per fare informazione tramite i ragazzi delle scuole, oltre che pubblicarlo su “comune Informa” per tutti i cittadini. Si tratta di una necessità in quanto, come ribadito dai relatori, anche  concentrazioni basse possono nel tempo essere altrettanto nocive.

Per dare maggior risalto alla divulgazione si è proceduto ad informare gli istituti scolastici che l’Amministrazione è ampiamente disponibile ad affrontare l’argomento con ragazzi, genitori,  insegnanti e dall’esperto qualificato. Per i primi di novembre inizieremo gli incontri con le scuole Vivaldi e Repubblica.

Negli interventi sulle scuole abbiamo inserito la possibilità di arieggiare gli ambienti anche nel caso di assenza di gas Radon.

Il titolo stesso dato all’opuscolo “ Il Radon, impariamo a conoscerlo” vuole essere un primo contributo che eviti allarmi ingiustificati ma che focalizzi l’attenzione sulla necessità di conoscerlo partendo da quanto riportato dall’opuscolo stesso.

Ringraziando ancora i relatori per averci dato la possibilità di conoscere sempre meglio il problema per poter poi intervenire amministrativamente in modo sempre più efficiente.

Lascio la parola al presidente del Consiglio comunale per la ricaduta sul Regolamento Edilizio Comunale.

 

Umberto Minotti  -  Presidente del Consiglio comunale di Marino.

Ricorda che il Comune ha affrontato il problema Radon nel 2000 in occasione della moria di mucche avvenuta in località Cava dei selci e successivamente con la morte di un anziano dentro un pozzo privato. In tale lasso di tempo fu emanata una prima ordinanza che rendeva possibile l’utilizzo dei seminterrati (abitativi o luoghi di lavoro) solo nel caso in cui si fosse provveduto a valutare l’inesistenza del Radon in assoluto o dopo un’applicazione di specifici dispositivi. Nella stesura del PRG fu introdotta la norma tecnica che prevedeva nella zona solo costruzioni prive del piano terra (piano pilotis), ma tale norma è stata stralciata durante la gestione commissariale.

Occorre reinserirla rapidamente insieme a tutte le indicazioni derivanti dalle linee guida sia per le nuove costruzioni sia per le ristrutturazioni, magari fissando un’altezza di tre metri tra il piano di campagna e quello abitativo.

L’ordinanza poi è stata sostituita ed ampliata da una determina dirigenziale che norma è la prevenzione per i lavoratori durante gli interventi costruttivi, sia le operazioni di bonifica. La determina è stata formulata a seguito della misurazione della concentrazione nei plessi scolastici e nelle sedi amministrative, ne è seguito l’inizio di un processo operativo quale la nomina dell’esperto qualificato, il progetto per la riduzione del Radon in tre plessi scolastici.

Certamente non si era posta l’attenzione, come si sta facendo in questa occasione, sulla necessità di porre a valutazione le costruzioni private ed in particolare i piano terra che sono stati trasformati da cantine o garage in tinelli, negozi ed abitazioni.

Da stasera posso prendere  l’impegno di far valutare e recepire in ambito consiliare  i suggerimenti espressi ed i contenuti delle linee guida, certo però è necessario prevedere finanziamenti, che si aggiungono a quelli comunali, per le operazioni di bonifica e la costruzione di nuove scuole nel caso le stesse non dovessero abbattere la concentrazione a valori minimi.

Per affrontare le costruzioni private è necessario affrontare velocemente programmi di informazione per i cittadini, la formazione degli imprenditori - mostrando loro l’esiguità dei costi rispetto al successivo problema sanitario - e dei professionisti, l’integrazione del REC con la norma anti Radon. Il tutto deve però essere preceduto da un’azione di controllo oltre che di formazione supplementare per il personale delle imprese che provenendo da paesi stranieri, anche se comunitari, che non conoscono né le caratteristiche del territorio né le normative vigenti. Grazie.

 

Moderatore - A supporto di quanto espresso dall’Amministrazione circa la richiesta di risorse da presentare alla Regione, ente competente, si fa presente che già la L.R. n. 14/2005 “ Prevenzione e salvaguardia dal rischio gas Radon”  prevede  che:

1 -  nelle more dell’adozione del Piano regionale, il Consiglio regionale, su proposta della Giunta, può adottare piani stralcio limitati a singoli ambiti territoriali, ritenuti urgenti e indifferibili per l’accertata presenza di livelli di concentrazione del gas Radon;

2 -  i comuni predispongono progetti di recupero e di risanamento degli edifici già esistenti, che vengono nelle more dell’adozione del Piano sono predisposti in attuazione dei piani stralcio;

3 – i progetti dei comuni sono finanziati dalla Regione.

A ciò si unisce la dichiarazione dell’assessore regionale competente con la quale si assicura che: “Per quanto riguarda il Radon l'Arpa Lazio e L'ISPRA hanno appena portato a termine un monitoraggio nelle zone più critiche della Regione, ossia le Province di Roma e Viterbo e sono tuttora in corso ulteriori rilevamenti - sia al suolo, sia negli edifici - per avviare i risanamenti sperimentali che dal prossimo anno saranno effettuati su edifici strategici, come scuole, asili nido e ospedali e per i quali sono stati stanziati 1,5 milioni di euro”.                                     il portavoce del “gruppo” Corrado Colizza  

      

 Ing. Paolo Marinoni  -  Responsabile della Celenit spa per la provincia di Roma.

                             “Esempi di protezione dal gas Radon”

Rispondendo ad una domanda, chiarisce che quando si parla di inquinamento interno delle nostre case, a parte la possibilità di avere il Radon, c’è sicuramente il vapore acqueo per la cui riduzione occorre arieggiare in quanto normalmente nelle nostre abitazioni non esiste un impianto di ventilazione forzata.

Il Radon si origina in continuazione nel terreno a causa del ecadimento del Radio in esso contenuto.

Essendo un gas nobile, un atomo di radon è relativamente libero di muoversi attraversi gli interstizi tra i granuli e le porosità del terreno. Il trasporto del radon nel suolo e la sua penetrazione nelle abitazioni avviene per diffusione molecolare attraverso le fessure, le crepe e i fori dell’involucro dell’edificio a contatto col terreno, ma soprattutto per convezione, ossia per i movimenti di aria che si innescano fra

terreno ed edificio. Molti sono gli elementi che determinano l’infiltrazione e il trasporto del gas radon all’interno degli ambienti abitati tra cui:

. la natura litologia del terreno su cui è costruita la casa;

. il tipo di contatto tra edificio e suolo (tipologia e tecnologia costruttiva dell’attacco a terra);

. microfessurazioni nel basamento dovute ad assestamenti strutturali o del terreno, giunti perimetrali di connessione fra solaio a terra e pareti verticali o fra elementi strutturali;

. mancata sigillatura del l e canalizzazioni degli impianti idraulici, elettrici e di scarico che attraversano il solaio a terra;

. tipologia di pavimentazione (zone di terra battuta coperte con materiali discontinui, pavimentazioni di legno);

. canne fumarie, vani scala e botole possono aumentare la depressione degli ambienti interni e facilitare il movimento interno del radon anche verso i piani più alti;

. caratteristiche stesse degli edifici (forma, dimensione, disposizione delle bucature, livello rispetto al suolo dei locali abitati, orientamento ed esposizione, ecc.) fino anche alle modalità di uso dell’edificio/ abitazione da parte dell’utenza.

Impedire che il radon penetri all’interno delle case è possibile adottando alcuni prodotti specifici e alcune soluzioni tecniche e funzionali. La configurazione dell’attacco a terra della costruzione  riveste un ruolo fondamentale nel controllo della risalita del gas radon e della qualità dell’aria indoor.

L’attacco a terra dell’edificio costituisce il punto di ingresso del gas e quindi deve diventare la prima barriera in grado di ostacolare questo percorso.

Dal punto di vista costruttivo i prodotti della gamma Celenit possono fornire un contributo importante alla realizzazione di questo elemento tecnico con una attenta progettazione di  questa parte dell’edificio.

Nella nuova edificazione e negli interventi di ristrutturazione che prevedano lavori sull’attacco a terra il primo basilare accorgimento consiste nell’utuilizzo di una membrana sintetica, testata e certificata come barriera ai gas fra cui il radon, inserita all’interno degli strati che compongono il pacchetto dell’attacco a terra.

Le membrane della serie DuPontTM Realshield Gas Barrier per Celenit rispondono a questi requisiti. Si tratta di membrane appositamente studiate per bloccare il passaggio dei gas che possono provocare danni alla salute, quali: il Radon, la CO2 e la CH4.  

 

Possiamo visionare alcune soluzioni di chiusura orizzontale con solaio a terra ove indichiamo con:

1. Elementi di rivestimento rigido (ceramica, legno, ecc.);  2. Strato di allettamento a base cementizia o sintetica;  3. Strato di livellamento a base cementizia (autolivellante);  4. Massetto impiantistico per passaggio canalizzazioni tecniche;

5. Strato di controllo del flusso di vapore;  6. Strato di isolamento termico Celenit ad alta densità (tipo N, E3, G3, P3);  7. Membrana antiradon DuPontTM Realshield Gas Barrier;  8. Strato di livellamento e lisciatura su solaio;  9. Foro di ventilazione vespaio;  10. Getto di completamento con rete elettrosaldata;  11. Vespaio con intercapedine ventilata tipo igloo;  12. Canalizzazione di ventilazione ed espulsione radon;  3. Ghiaia drenante pulita;  14. Pozzetto di aspirazione e/o di alloggiamento ventilatore;  15. Ventilatore elettrico

 

A) - Chiusura orizzontale inferiore, alla quota del terreno -

Fondazioni dirette a trave rovescia dove è prevista la realizzazione del solaio a terra a contatto con il terreno e il piano di calpestio interno della pavimentazione circa alla quota del terreno. Il passaggio del radon attraverso le discontinuità del solaio è bloccato dalla membrana antiradon. Particolare attenzione dovrà essere posta nel sigillare la lama d’aria presente nelle murature multistrato per evitare che possa diventare veicolo del gas verso i livelli superiori.

                                                     

B) - Chiusura orizzontale inferiore, sopra la quota del terreno su vespaio ventilato –

 Le fondazioni dirette a trave rovescia dove è prevista la realizzazione di un’intercapedine (vespaio) vuota per il libero passaggio dell’aria. Il piano di calpestio interno della pavimentazione si trova elevato rispetto alla quota del terreno. L’elevazione dal piano campagna dell’edificio ed il solaio ventilato garantiscono di per se una diluizione ed espulsione del Radon. Il passaggio del Radon attraverso le discontinuità del solaio è bloccato dalla membrana antiradon. Eventuali compartimentazioni del vespaio devono essere messe in comunicazione mediante canalizzazione di almeno 100 mm di diametro per assicurare la circolazione naturale dell’aria. In caso di alta concentrazione è possibile passare da una ventilazione passiva ad un sistema meccanico con l’utilizzo di un aspiratore. Lo strato di livellamento sotto la membrana antiradon in corrispondenza della parete perimetrale dovrà essere in calcestruzzo;

 

B1 -  il caso precedente con vespaio ventilato –

Fondazioni dirette a platea che prevedono la realizzazione di un piano di posa tra i cordoli di fondazione perimetrali per la posa di moduli tipo igloo, funzionali alla realizzazione  di un vuoto sanitario (vespaio ventilato). Il piano di calpestio interno della pavimentazione si trova leggermente rialzato rispetto alla quota del terreno. La tipologia adottata per la realizzazione del vespaio con elementi tipo igloo consente una continuità del volume senza compartimentazioni ed una discreta circolazione d’aria naturale grazie all’inserimento di canalizzazioni perimetrali di ventilazione, che potrebbe consentire una sufficiente diluizione ed espulsione del Radon.  Il passaggio del Radon attraverso le discontinuità del solaio è bloccato dalla membrana antiradon. In caso di alta concentrazione è possibile passare da una ventilazione passiva ad un sistema meccanico con l’utilizzo di un aspiratore;    

 

C - Chiusura orizzontale inferiore, alla quota del terreno su vespaio –

Fondazione dirette a trave rovescia che prevedono la realizzazione di un vespaio riempito da materiale grossolano e pulito sotto il solaio a terra. Il piano di calpestio interno della pavimentazione si trova leggermente sopra alla quota del terreno. La messa in opera di un pozzetto forato all’interno del vespaio può consentire la posa di una canalizzazione aspirante collegata ad un ventilatore ed una sufficiente messa in depressione/pressurizzazione del vespaio con canalizzazione del flusso e allontanamento del Radon. Il pozzetto può trovarsi all’interno del perimetro dell’edificio, qualora l’intervento sia realizzabile, oppure nell’immediato perimetro e può anche alloggiare il ventilatore di aspirazione. Il passaggio del Radon attraverso le discontinuità del solaio è bloccato dalla membrana antiradon. Lo strato di livellamento sotto la membrana antiradon in corrispondenza della parete perimetrale dovrà essere in calcestruzzo;

 

D) -  Chiusura orizzontale inferiore, sotto quota e con locali

           interrati o seminterrati –

Fondazioni dirette a trave rovescia e murature controterra di contenimento che prevedono la realizzazione di un solaio a terra direttamente a contatto con il terreno oppure sopra uno strato di materiale grossolano analogo alla soluzione precedente. La membrana antiradon ricopre l’intera superficie interna del solaio e risale in verticale fino al solaio superiore indipendentemente dal fatto che il locale sia interamente o parzialmente interrato. Viene successivamente sostenuta e protetta da una controparete interna, con l’interposizione di uno strato di pannelli isolanti in lana di legno di abete e cemento Portland, e mai fissata mediante tasselli che ne causerebbero la foratura. In tutti i casi di risvolto in verticale della membrana antiradon di una certa entità, l’eventuale precedente applicazione di un primer sul supporto può facilitare l’operazione di adesione e livellare eventuali asperità. Anche in questo caso, laddove possibile, la messa in opera di un pozzetto forato collegato a un sistema di ventilazione al di sotto del solaio controterra o al perimetro dell’edificio può consentire una sufficiente canalizzazione del flusso di gas e allontanamento del radon. Può essere anche valutata l’opportunità di collegare il sistema aspirante ai tubi di drenaggio perimetrali al piede di fondazione, in alternativa al pozzetto. La presenza e la posizione degli strati termoisolanti e degli strati di controllo del flusso di vapore nei diversi elementi tecnici (solaio a terra e solaio interpiano, muratura controterra) è in funzione dell’abitabilità o meno del locale interrato e della tipologia dei prodotti adottati. Così anche la stratificazione dei due pacchetti di solaio.    Grazie per l’attenzione.

 

Moderatore - Con questa relazione si chiude la prima parte del Convegno  e,  nel ringraziare i relatori per la chiarezza e la puntualità osservata durante i lavori,  avviamo la seconda parte  chiedendo l’intervento alle personalità presenti per dare testimonianza delle proprie attività svolte nel settore.   Iniziando dal prof. Orlando, che ci ha onorato della sua presenza fin dal primo convegno di palazzo Colonna.

 

prof. Paolo Orlando

Ringrazio l’ing. Corrado Colizza, per avermi dato l’opportunità di partecipare a questo “Convegno sul Radon nei Castelli Romani” qui a Marino, città che è particolarmente sensibile ai problemi dell’inquinamento da Radon e particolarmente attiva nella ricerca di soluzioni.

Ritengo utile esporre alcune linee di intervento di bonifica dal Radon che sono frutto di una lunga esperienza di studio e di lavoro, svolta nell’Istituto di Fisica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, con l’obbiettivo di abbassare la concentrazione di Radon in alcune Catacombe di Roma ed anche in alcune ville nell’area dei Castelli Romani, come pure in locali seminterrati ad uso ufficio autorizzati in deroga all’art. 8 del D.P.R. 303/56. Premesso  che ogni sito è un caso particolare, la strategia di intervento può essere, in linea generale, così definita.

Al primo posto è necessaria l’identificazione della o delle sorgenti di Radon quali il suolo, i materiali da costruzione e in qualche caso l’acqua potabile.

In una prima analisi devono essere raccolte tutte le informazioni circa la geologia del sito e i materiali usati nella realizzazione dell’edificio. Sono sicuramente determinanti la misura della concentrazione dei gas nel suolo e la velocità di emanazione del Radon dal suolo stesso.

Possono anche essere utili misure di concentrazione di Radio (genitore diretto del Radon), nei materiali da costruzione (Radiation Protection 112 – European Commission - Directorate General Environment) e la velocità di emanazione del Radon. In alcuni casi, infatti, abbiamo rilevato che la sorgente di Radon era costituita da strutture portanti realizzate con tufo e non dal suolo come in un primo momento si era pensato.

Una volta identificate e valutate  le sorgenti, la strategia da seguire consiste, in prima analisi, nell’agire sul contatto suolo/edificio per impedire o limitare il passaggio del Radon dalla sorgente all’ambiente abitato. Per gli edifici già costruiti si possono usare diversi metodi che consistono essenzialmente di inserire barriere di materiale plastico, pavimenti galleggianti, igloo.

Nel caso di edifici da costruire è opportuno apportare alcuni accorgimenti in fase di progettazione come ad esempio la realizzazione di vespai arieggiati.

Nel caso in cui non si raggiungono i risultati desiderati bisogna ricorrere alla ventilazione naturale o forzata. Questo è un intervento che va studiato da persone particolarmente esperte e a conoscenza delle caratteristiche fisico chimiche del gas Radon, in particolare per quanto riguarda il suo notevole coefficiente di diffusione. La ventilazione, infatti, deve realizzare all’interno dei locali abitati una leggera pressione positiva che consente di evitare la diffusione del Radon dai pavimenti e/o dalle pareti e di limitare l’effetto “camino”.

Nel caso di alcuni seminterrati realizzati in deroga all’art. 8, abbiamo potuto costatare che il sistema di ventilazione era direttamente causa di inquinamento da Radon.

Un’altra situazione dove è l’uomo la causa dell’inquinamento interno da Radon è l’abitudine, molto diffusa, di realizzare grotte per la conservazione del vino in comunicazione con i locali abitati. Bisogna tenere presente che nei gas del suolo il Radon può raggiungere livelli di concentrazione  100.000-200.000 Bq/m3  e in una grotta è facile raggiungere concentrazioni di 10.000-50.000  Bq/m3 che aumentano significativamente il rischio sanitario dell’esposizione al Radon.  Grazie per l’attenzione.

 

Allegato

 

*a cura del sottocomitato scientifico del progetto C.C.M. sull’avvio del Piano Nazionale Radon per la riduzione del rischio di tumore polmonare in Italia.

“Raccomandazione sull’introduzione di sistemi di prevenzione dell’ingresso del radon in tutti gli edifici di nuova costruzione”

Omissis

A) negli strumenti urbanistici (piani di coordinamento, piani regolatori, regolamenti edilizi, etc) di tutti gli enti preposti alla pianificazione e controllo del territorio (in particolare le amministrazioni comunali) sia introdotta la prescrizione per tutti i nuovi edifici di adottare semplici ed economici accorgimenti costruttivi finalizzati alla riduzione dell’ingresso di Radon ed a facilitare l’installazione di sistemi di rimozione del Radon che si rendessero necessari successivamente alla costruzione dell’edificio.

B) analoghe prescrizioni siano adottate per quegli edifici soggetti a lavori di ristrutturazione o manutenzione straordinaria che coinvolgano le parti a contatto con il terreno (attacco a terra).

 

 

 



3° Convegno sul gas Radon - anno 2010

 

 IL GAS RADON, LA RADIOTTIVITA' NATURALE E LA PREVENZIONE SANITARIA

sala parrocchiale "Natività della beata vergine Maria"
Santa Maria delle mole - giovedi 28 ottobre 2010

Saluto del Sindaco di Marino                         Adriano Palozzi

              relatori:
Salvatore Guerra                                                                             Ass.re  alla Sanità - la situazione locale -
Mario Moro                                                                                               Ass.re all'Urbanistica   -   le attività comunali -
Alessia Imperatore                                                                                    Dipartimento di prevenzione della Az. USL Roma H
Simona de Vincentis                                                                                 ArpaLazio - Sezione di Roma
Stefano Cecchi                                                                                          Assessore al decentramento

Con  il patrocinio di: Consiglio regionale del Lazio;   Provincia di Roma;    Giunta regionale del Lazio;   Città di Marino.
I lavori sono moderati dal portavoce dell'associazione "gruppo di presenza - mons.G. Grassi": corrado colizza

 Presentazione - Saluto del Sindaco

Relatori:     Salvatore Guerra - Caterina Aiello -      Simona de Vincentis - Stefano Cecchi - Antonio Colombi

Interventi: Enrico Capolei - Gentil Signora - Adolfo Tammaro - Paolo Minucci - Giuliano Sciocchetti

 

Presentazione ed apertura dei lavori.

Moderatore - Iniziando i lavori di questo terzo convegno sul gas Radon, credo opportuno  motivare il perché il titolo contiene il riferimento diretto alla “prevenzione sanitaria”.

Si tratta di uno sviluppo lineare che partendo dalla radioattività naturale - caratteristica di molti elementi tra cui il radio da cui discende il gas Radon -  fissa l’attenzione sui possibili impatti che determina sulla salute dell’uomo, per specifiche condizioni di concentrazione e di esposizione, in ambienti dedicati all’attività lavorativa o abitativa.

 

In particolare abbiamo posto l’attenzione ai locali adibiti ad abitazione da parte di quei nuovi residenti che, venendo da paesi europei ed extra, si sono adattati a vivere con le loro famiglie nei locali a suo tempo utilizzati come cantine vinicole. Come è noto le condizioni microclimatiche utili per la vinificazione delle uve e la successiva conservazione sono completamente diverse da quelle necessarie per lo sviluppo e la crescita della vita umana.

Questa specificità ci ha indotto ad aprire, tramite la disponibilità e l’impegno di Salvatore Guerra -  assessore comunale alla sanità ed ai servizi sociali -  un rapporto con l’associazione  “Philoxenia onlus”, che a sua volta  svolge una attività di promozione dei diritti civili nel settore della immigrazione, fornendo informazioni ed assistenza agli immigrati ed italiani, contribuendo così allo scambio culturale tra i popoli.   

 

In aggiunta abbiamo trovato nuova collaborazione con altri due comitati di quartiere “ Cava dei selci” e “Cave di peperino”, che si sono sviluppati proprio nei pressi delle vecchie cave utilizzate per ricavare il basalto ed il peperino come materiali usati per lo più nella costruzione del manto stradale e nelle abitazioni.  In tema di collaborazioni vanno ricordate quelle con “Marino aperta onlus”, “Salviamo Marino” e il C.Q. di Spigarelli.

 

Al termine dei lavori del Convegno dell’anno scorso, ponevano all’Amministrazione comunale alcune proposte tra le quali: 

*Inserimento nel regolamento edilizio comunale (R.E.C.) di uno specifico articolo che imponesse, sia nel caso di nuove costruzioni che nei lavori di ristrutturazione, l’adozione dei rimedi tecnici esistenti finalizzati alla riduzione della concentrazione del gas Radon; 

*Attività informativa e promozionale nei confronti della comunità delle iniziative comunali adottate per ridurre il gas radon in alcuni edifici scolastici;

*Richiesta alla Regione Lazio, come previsto dalla normativa regionale vigente, del supporto tecnico ed economico per effettuare su tutto il territorio comunale una campagna di misurazioni finalizzata alla eventuale delimitazioni di aree e di abitazioni ad alto rischio per l’uomo.

 

Riepilogato in tal modo il passato, un saluto di ringraziamento al parroco - don Giorgi Botti che ci ospita per il secondo anno -; un grazie a voi cittadini per la vostra presenza ed ai relatori per la disponibilità offerta.  Apriamo dunque i lavori che si snoderanno come da locandina e cioè: saluto del Sindaco ed a seguire le relazioni  di  Salvatore Guerra    assessore alla sanità ed ai servizi sociali  -;  della dottoressa Aiello  -  dipartimento di prevenzione della Azienda usl Roma h -;  della dottoressa Simona de Vincentis – Arpa Lazio -; di Stefano Cecchi – assessore al decentramento e delegato ai gas perivulcanici -;  Colombi Antonio – della direzione regionale “difesa del suolo”, in rappresentanza dell’assessorato all’ambiente della Regione Lazio.

 

Come ultime informazioni diciamo che:

 il Convegno è stato partecipato alle amministrazioni dei castelli romani, agli ordini professionali, alle associazioni di categoria ed ai dirigenti scolastici del territorio; l’assessore all’urbanistica Mario Moro , per i mali di stagione non sarà tra noi, a lui vada un augurio di rapida guarigione.

 

Adriano Palozzi  -  Sindaco di Marino

Un saluto a tutti voi ed ai relatori, un ringraziamento all’associazione per l’attività di informazione che svolge a favore dei cittadini e delle scuole del territorio su questo rilevante argomento e su altri altrettanto nevralgici come l’efficienza energetica e la gestione dei rifiuti urbani.

Come avete udito il problema del Radon, essendo un gas ubiquitario, pur riguardando tutti i territori dei castelli romani, e non solo, è stato affrontato dalla nostra amministrazione cittadina in modo serio, ponendosi all’avanguardia nel conoscere il problema ed impegnandosi anche a livello di investimenti finanziari per poterlo risolvere.

C’è stata riconosciuto anche dalla azienda Roma h questo impegno tanto che ha preso il Comune di Marino come comune pilota per verificare i criteri per affrontare la problematica e trovare le opportune soluzioni che ora vanno applicate.

Detto questo credo opportuno riconoscere però alla associazione che presiedi l’ottimo servizio e affiancamento all’amministrazione per informare al meglio i cittadini evitando inutili allarmismi; resto quindi ad ascoltare per conoscere gli eventuali ulteriori adempimenti che saranno proposti.

 

Moderatore – Nel ringraziare per il riconoscimento dato alla nostra attività, che come è noto si svolge nelle scuole ed è a disposizione delle associazioni e di codesta amministrazione, diamo la parola ai relatori, iniziando dall’assessore alla sanità ed ai servizi sociali.

 

Salvatore Guerra 

Buona sera a tutti; ringrazio l’associazione che ha organizzato questo terzo evento al fine di offrire ulteriori informazioni circa l’ambiente nel quale viviamo sia a Marino che a Ciampino.

In qualità di assessore alla sanità ritengo utile dare informazione su quanto si verifica nel campo della prevenzione sanitaria sul nostro territorio in collaborazione con la Azienda usl Roma h.

E’noto a tutti che è in corso lo screening finalizzato a prevenire l’eventuale  sviluppo del  tumore al seno ed al colon retto; ebbene circa 11.000 cittadini hanno fruito dell’iniziativa. Ci auguriamo di potenziare questo strumento di verifica per ridurre l’impatto che le malattie neoplastiche hanno sul territorio, siamo impegnati come amministrazione, insieme alla nostra usl, a perseguire questo scopo, anche in termini economici, ponendo l’attenzione sulle conseguenze derivanti dalla situazione ambientale. Per tale argomento un grazie all’assessore Stefano Cecchi per l’importante attività che sta svolgendo in tema di radon e di anidride carbonica in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Vulcanologia e con la Protezione civile della Regione Lazio.

Un grazie a tutti voi che siete venuti ad ascoltare, mi auguro che ci sia una partecipazione sempre più numerosa nel seguire le vicende cittadine per fruire costantemente di informazioni specie nel campo della salute.

Grazie per l‘ascolto.

 

Moderatore – Come accennato l’assessore Moro è impossibilitato ad essere presente, per cui anche per dare una informazione a tutti i presenti ritengo utile dare lettura della proposta di articolo da inserire nel locale Regolamento Edilizio. Si  tratta di una elaborazione di quanto suggerito dal sottocomitato scientifico del progetto del Centro nazionale per la prevenzione ed il controllo delle malattie in tema di “avvio del Piano Nazionale Radon per la riduzione del rischio di tumore polmonare in Italia” - approvato il 10.11.2008 – che recita:

 

ART. …… – RIDUZIONE DELLA CONCENTRAZIONE DEI GAS PERIVULCANICI NEGLI EDIFICI.

 CONSIDERATO CHE IL NOSTRO TERRITORIO E’ CARATTERIZZATO DALLA PRESENZA DI GAS PERIVULCANICI (RADON, CO2, H2S, SO2)  PROVENIENTI DAL TERRENO E/O DA ALCUNI MATERIALI DA COSTRUZIONE, E CHE GLI STESSI  CONCENTRANDOSI  RAPPRESENTANO UN RISHIO PER LA SALUTE UMANA, SI PRESCRIVE CHE PER OGNI NUOVO EDIFICIO:

.   VENGANO ADOTTATI GLI ACCORGIMENTI COSTRUTTIVI FINALIZZATI ALLA RIDUZIONE DELL’INGRESSO DI TALI GAS;

.  SIA FACILITATA L’INSTALLAZIONE  DEI SISTEMI PER LA RIMOZIONE DI TALI GAS CHE SI RENDESSERO NECESSARI SUCCESSIVAMENTE ALLA COSTRUZIONE.

ANALOGHE LE PRESCRIZIONI PER QUEGLI EDIFICI SOGGETTI A LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE, O MANUTENZIONE STRAORDINARIA, CHE COINVOLGANO IN MODO SIGNIFICATIVO LE PARTI A CONTATTO CON IL TERRENO.

 

Come avete sentito si tratta di specifiche misure di prevenzione che impongono sia di ridurre l’ingresso dei gas, sia di installare nella fase di costruzione stessa quei dispositivi che si rendessero necessari in seguito per ridurre le concentrazioni dei gas. Nella speranza che l’ integrazione nel R.E.C. avvenga nel corso dell’anno, che ci separa dal quarto convegno, invitiamo la rappresentante del Dipartimento di prevenzione della nostra USL Roma H.

 

Caterina Aiello (dirigente del Servizio di Igiene e Sanità  Pubblica nel distretto “Ciampino – Marino”)

Buona sera. Inizierei con i problemi che si sono posti dal settembre 1999 con la moria di mucche e di animali selvatici, causata dall’aumento di emissione di gas perivulcanici (CO2, Rn, H2S, SO2) in alcun aree dei comuni di Marino e di Ciampino.   In seguito a questi episodi il Dipartimento della Protezione Civile in collaborazione con L’Istituto Geofisico Nazionale e di Vulcanologia hanno effettuato degli studi sul fenomeno, procedendo a misurazioni delle concentrazioni dei singoli gas.

Il problema di oggi lo possiamo rappresentare con:

-          L’avvenuta evacuazione effettuata in alcune abitazioni  di via Macciocco,  nella frazione di cava dei selci;  

-         Il potenziamento nei  rilevamenti di gas del sottosuolo;

-         L’ identificazione di un’ area  a maggiore pericolosita’.

Ne è conseguito che il Dipartimento di Prevenzione della ASL RMH,  per il rilascio di pareri e deroghe, - contemperando quanto: precisato nella delibera della Giunta Regione Lazio del 10 Aprile 2001 n°524;  indicato dall'ordinanza del Comune di Ciampino del 17 ottobre 2000 n° 312;  indicato dall’ordinanza Comune  di Marino del 9 Aprile 2002 n°193; -    in data 16 Giugno 2004 ha specificato quanto tecnicamente necessario per il loro rilascio ed in particolare:

. La modifica dei  sistemi di ricircolo dell’aria,

. Il posizionamento delle bocchette di aspirazione a 25/30 cm dal piano di calpestio;

. La sigillatura di tutte le fessurazioni presenti sulle superfici (pavimenti e muri);

. L’installazione di rilevatore di CO2 allarmato collegato all’impianto di aerazione(è da rammentare che la CO2 può veicolare il Radon);

. Le misurazioni di Rn annuali come indicato nel D.Lgs 241/2000 (va ricordato che il decreto impone la misurazione del Radon, in quanto inquinante naturale, anche negli ambienti di vita).

Ne è seguita l’adozione da parte dei Comuni di Marino e di Ciampino mediante specifiche ordinanze per cui, oggi, dovremmo essere nelle condizioni di poter ottenere i seguenti risultati:

. il non superamento dei valori di legge per le attività soggette a deroga per i locali seminterrati, e per le attività in essere all’interno dei cantieri;

. l’ attivazione da parte dei comuni di procedure tecniche per ridurre il radon nelle scuole e negli edifici pubblici, sia amministrativi che scolastici (campagna di misurazioni del 2004 da parte dell’Amministrazione di Marino).

Passando alle precauzioni da prendere occorre far presente che il Radon è risultato concomitante con l’emergenza CO2 ed H2S di via Maciocco, ne è conseguito che la direzione regionale della protezione civile ha istituito un tavolo tecnico per le valutazioni del caso con la presenza degli enti locali e regionali coinvolti , proprio perché il territorio risulta gravato dai gas vulcanici, dal traffico dell’Appia/Nettunense e dall’aeroporto (inquinamento atmosferico e da rumore).

Da questo tavolo tecnico e’ emersa appunto la  contestualità di varie emergenze dovute ad inquinanti naturali ed quelli derivanti dall’attività umana. Inoltre questa situazione tende ad aggravarsi a causa del numero crescente di persone che vi abitano e di quelle vi fisseranno la loro residenza (vedasi PRG).

 

Se questo è il quadro del futuro prossimo, credo necessario che gli amministratori comunali e sanitari debbano fare alcune riflessioni tese alla salvaguardia della salute, anche in considerazione della difficoltà  nel gestire la questione gas dovuta principalmente dalla scarsa propensione da parte:

-         e del tessuto sanitario assistenziale a collaborare per la ricerca attiva degli eventuali casi di patologie legate all’esposizione dei gas. Per avere dei dati, seppure a posteriori, stiamo programmando una specifica ricerca epidemiologica basata sui ricoveri ospedalieri o l’uso di alcuni farmaci o cause di morte che possono essere correlati alla presenza o meglio all’esposizione al gas;

-         e della popolazione nella distorta valutazione del problema.

 

Di fronte a questi problemi diventa auspicabile e necessaria una maggiore collaborazione tra tutti gli attori per rendere la situazione attuale  un vero e proprio laboratorio sperimentale; a tale proposito rammentiamo che nello stesso tavolo tecnico è stata evidenziata la difficoltà operativa negli ambienti di vita (specie per bambini ed anziani)proprio perché non esiste un *TLV per questi ambienti (al contrario di quanto stabilito per gli ambienti di lavoro dove normalmente si conteggiano 8 ore giornaliere).

*per TLV si intende il limite massimo di soglia al quale un individuo può essere esposto per un certo inquinante. 

 

D’altro canto ci troviamo di fronte alla prospettiva indicata dall’INGV - che dopo il monitoraggio decennale ha verificato la ciclicità delle emissioni che si articolano tra periodi di massima e di minimadei gas  - che pur trovandoci ora in un periodo di minima le misurazioni indicano valori di concentrazione incompatibili con la vita.

Dobbiamo quindi prendere quindi tutte quelle misure che ci consentiranno di affrontare il periodo di massima emissione e di incremento di popolazione, salvaguardando la loro salute. Grazie per la vostra attenzione!

 

Moderatore – Ringrazio la dottoressa Aiello per la chiarezza dei temi trattati;  per aver ricordato agli esercenti delle attività artigianali e di commercio che nel caso di pareri ed autorizzazioni in deroga, la misurazione deve avvenire con frequenza annuale; per l’invito rivolto verso una maggiore collaborazione tra gli amministrazioni sia per incrementare l’informazione ai cittadini, sia per vere una ricaduta di vincoli e di obblighi nel campo delle costruzioni. 

Ed ora l’invito alla rappresentante dell’Arpa Lazio, sezione provinciale di Roma.

 

Simona de Vincentis

Credo opportuno presentare, seppur sinteticamente, l’attività che la nostra Sezione provinciale di Roma svolge per la valutazione del gas radon negli ambienti aperti e confinati, cioè nei luoghi abitativi e di lavoro.

Si fa riferimento a due metodi investigativi:

                            1 -  le misure in soil 

sono state effettuate 558 misurazioni, nel periodo che va dal  22.03. 2004 al 31.08 2005, tramite la strumentazione Duridge rad/utilizzata in modalità continua.

                                   2 – le misure indoor

Per poterle effettuare sono state compiute le seguenti scelte:

. Attivazione del laboratorio radiazioni ionizzanti dal 2009;

. Scelta la metodologia di misura nella dosimetria a tracce nucleari CR39;

.Effettuato il percorso per accreditamento in qualità.

Entriamo nel particolare, partendo da:

*Caratteristiche dei dosimetri:

. Materiale plastico sensibile alle articelle alfa tipo CR-39/PADC;

. Dimensioni 10x10x1mm;

. Trattamento antistatico della camera;

. Sensibilità per alfa: 2.0 tracce/(cmqKBqh/mc);

. Minima concentrazione rilevabile < o = 20 KBqh/mc;

. Tempo di esposizione tipico: 20 giorni – anno;

. Tempo di equilibrio tipico: 3ore;

. Assemblaggio in atmosfera N2;

. Involucro in plastica metallica impermeabile al Radon;

. L’esposizione inizia al momento dell’apertura dell’involucro protettivo e del relativo posizionamento del dosimetro;

. Codice identificativo.

 

*Laboratorio radiazioni ionizzanti

   RADOBATH: unità per l’attacco chimico

. Soluzione di idrossido di sodio al 25%;

. Temperatura di sviluppo 90°;

. Tempo di sviluppo 4h.

    432 RILEVATORI SVILUPPABILI CONTEMPORANEAMENTE ADOSYS

. Microscopio a luce trasmessa;

. Ingrandimento 100x/400x;

. Movimentazione direzionale XYZ e automatica;

. Messa a fuoco automatica;

. Capacità di lettura: 12 rilevatori;

. Interfaccia e schede di controllo per collegamento diretto USB;

. PC interfacciato col microscopio;

. Sistema operativo LINUX;

. SW di identificazione tracce (anche tracce multiple sovrapposte);

. Introduzione fattore di non linearità per alte densità.

 

Con tali caratteristiche abbiamo effettuato le misurazioni di concentrazioni del gas Radon. Per dimostrare ed avere la certezza che le stesse sono attendibili partiamo dalla  normativa di riferimento:

Decreto Legislativo n. 230/1995, che prevede al Capo III bis  -  Art. 10 ter comma 4:

Per le misurazioni previste dai commi 1 e 2 (radon), l’esercente si avvale di organismi riconosciuti ai sensi dell’art. 107, comma 3** o nelle more dei riconoscimenti, di organismi idoneamente attrezzati, che rilasciano una relazione tecnica contenente il risultato della misurazione. 

 

** ove art 107 – comma 3 -  Gli organismi che svolgono attività di servizio di dosimetria individuale e quelli di cui all’art. 10 ter, comma 4,  devono essere riconosciuti idonei nell’ambito della norma di buona tecnica da istituti previamente abilitati; nei procedimenti di riconoscimento si tiene conto dei tipi di apparecchi di misura e delle metodiche impiegate - Con decreto del Ministro del Lavoro …… omissis …. Sono disciplinate le modalità per l’abilitazione dei predetti istituti.

 

In attesa del decreto e fino a tre anni dopo la sua pubblicazione ISPRA e ISPESL sono (o meglio erano) abilitati al riconoscimento, ma di fatto non hanno pubblicato nessuna procedura di riconoscimento.

Ad oggi questa la situazione:

Il decreto per l’abilitazione degli organismi non è stato ancora emanato, per cui le misure possono essere fatte da organismi idoneamente attrezzati divenendo essi stessi auto referenziati.

 

Esistono le linee guida per le misure di concentrazione di Radon in aria nei luoghi di lavoro sotterranei (approvate dalla conferenza dei Presidenti delle Regioi e delle Province autonome di Trento e di Bolzano) che fissano i requisiti minimi per gli rganismi di misura per essere identificati come idoneamente attrezzati:

1 – essere conformi alla norma ISO/IEC 17025;

2 – Metodi della misura di concentrazione media annua di Radon accreditati.

 

La sezione provinciale di Roma di ARPALAZIO ha un laboratorio Radiazioni Ionizzanti idoneamente attrezzato e così caratterizzato:

1 – Responsabile tecnico con adeguata formazione in materia e documentata esperienza;:

2 – Personale qualificato per eseguire le misure ed attestarne la validità;

3 – Utilizzo di tecnica di misura idonea;

4 – Utilizzo di procedure ed istruzioni scritte per le misure;

5 -  Controlli delle apparecchiature e dei processi di sviluppo e lettura dei rilevatori;

6 – Utilizzo di rilevatori esposti ad una concentrazione media di attività di gas Radon nota (RADOCAL) per tarare l’intero processo di sviluppo e di lettura.

Con tali caratteristiche i parametri identificativi di bontà della misura risultano essere:

1 – Differenza percentuale tra i valori calcolati e valori di riferimento <del 6%;

2 – Deviazione standard associata alle misure < del 5%;

il che dimostra una elevata accuratezza e precisione del metodo adottato.

Inoltre il laboratorio ha iniziato il percorso per l’accreditameto da parte di ACCREDIA, l’Ente unico nazionale di accreditamento riconosciuto dallo Stato il 22.12.2009, nato dalla fusione di SINAL e SINCERT .

 

Ed ora passiamo a descrivere la Campagna di misura delle concentrazioni di attività di gas Radon nelle zone di Palazzo Morgana, Paglian Casale, Stazione di Pomezia, Santa Palomba e Certosa (Comuni di Roma e Pomezia).

Innanzi tutto si è stabilita una stretta collaborazione con le realtà organizzate sul territorio;

Sono state monitorate 31 abitazioni;

Sono stati posizionati 60 dosimetri;

Inizio del monitoraggio il 31 luglio 2010;

Primi risultati previsti per i primi di novembre.

 

E ora una domanda: come utilizzare la nostra esperienza a favore del Comune di Marino?

E’ chiaro che da parte nostra possiamo mettere a disposizione strumenti e metodi idonei a  realizzare gli obiettivi e le finalità che il Comune vorrà indicarci.

Grazie per l’attenzione.

 

Moderatore – Ascoltando l’intervento della dottoressa de Vincentis, finalizzato tra l’altro chiarire il possibile supporto tecnico, si consolida la possibilità per la nostra amministrazione – così come richiesto nelle conclusioi del secondo Convegno -  di chiedere alla Regione Lazio il finanziamento per una campagna di misurazioni della concentrazione del gas Radon su tutto il territorio con una maglia variabile a seconda della destinazione d’uso delle aree (abitato,di espansione, a verde).

D’altro canto l’attività svolta a Cava dei selci,  consistita nell’effettuare più di 1000 misurazioni per pervenire ad una indicazione netta delle abitazioni a rischio di eccesso di andride carbonica e di idrogeno solforato, ritengo che sia ampiamente ripetibile con tutte le differenze della rilevazione.

D’altro canto va messo in risalto che la presenza di concentrazioni di Radon superiori ai limiti di legge è certa e documentata in almeno tre scuole del territorio (si ricorda che per le Scuole il limite di 500 Bq/mc obbliga l’esercente ad intervenire con opere di bonifica e che delle stesse occorre  misurare e monitorare nel tempo l’ efficacia). Quanto sopra ci pone esattamente nelle condizioni previste dalla normativa regionale per poter presentare richiesta di finanziamento.

Ed ora la parola all’assessore al decentramento per relazionare sull’intero territorio.

 

Stefano Cecchi

Buona  sera a tutti. Ripartiamo, a beneficio di coloro che non hanno seguito i lavori del secondo convegno,  dalla campagna di misurazioni effettuata nelle scuole e nei fabbricati adibiti ad uso pubblico da cui è risultato che il Radon è presente non soltanto a Cava dei selci ma su tutto il territorio ed in particolare nei serbatoi dell’acqua potabile dell’acquedotto di Marino.

Tornando alle scuole, avendo impegnato200.000 €,  abbiamo dato incarico di progettare ed effettuare le operazioni di bonifica per abbassare il valore della concentrazione sotto i 500 Bq/mc, ricordando comunque che la emissione di Radon è un fatto variabile nel tempo e del tutto naturale, che è possibile per noi operare, ma certo non è possibile avere la certezza dei risultati nel tempo. E’ altrettanto evidente che una volta fatto l’intervento occorre far ripetere la misurazione e monitorare nel tempo con il risultato o di essere riusciti a mitigare o di intervenire di nuovo.

In tale condizione accolgo l’invito espresso dalla dottoressa de Vincentis per i successivi controlli ed una collaborazione.

Questo per le scuole;  per gli ambienti di lavoro il responsabile per a sicurezza ha fatto un protocollo che riguarda lo stazionamento dei dipendenti negli uffici pubblici per evitare che l’assorbimento delle radiazioni alfa, anche detta dose, resti al disotto del valore di soglia. L’assorbimento  dipende dalla concentrazione del gas e dal tempo di esposizione per cui potremo avere che i vari locali a seconda della concentrazione saranno caratterizzati da tempi di presenza diversi.

 Il dosimetro nei locali di lavoro  rappresenta un po’ la persona, o meglio il dipendente, sottoposto alla radiazione del gas radon per 24 ore e per 365 giorni secondo il ciclo notte/giorno e quello estate/inverno, cosa questa che con il dipendente  non accade per il numero limitato di ore nella giornata, il sabato e la domenica, oltre al periodo di ferie.  Comunque è chiaro che il  nostro compito consiste comunque nel ridurre il tempo di esposizione del dipendente oltre che abbassare la concentrazione del gas stesso. In riepilogo dalle misurazioni fatte passiamo ad attuare la bonifica per poi tornare ancora a misurare la concentrazione per conoscere se l’intervento ha raggiunto lo scopo che ci siamo prefissati. Per completezza informo che per il terzo plesso scolastico stiamo ripetendo la misurazione per avere certezza del valore.

Per quanto poi riguarda le civili abitazioni, come sapete l’amministrazione ha prodotto e fatto distribuire un opuscolo per dare una prima informazione a tutti i cittadini, passando di fatto in tutte la scuole, chiarendo che è sempre meglio arieggiare i locali che mantenerli chiusi.

In riferimento poi ai materiali di origine vulcanica utilizzati nel tempo nelle costruzioni credo opportuno che vengano sottolineate alcune attenzioni che vanno seguite nell’utilizzare questi materiali. E’ stata prodotta ed attivata, una determina con la quale si impone al costruttore di far effettuare, ad 80 cm sotto la superficie, una misurazione della eventuale concentrazione di gas radon prima di iniziare lo scavo.

La successiva relazione del tecnico, se negativa rispetto ai valori di legge,  consentirà di procedere nella costruzione. Elemento importante è rappresentato dalle modalità di  costruzione che debbono prevedere comunque l’isolamento, o meglio la impermeabilizzazione al Radon ed alla CO2 magari mediante specifiche guaine, della costruzione dal terreno e curare al massimo la sigillatura delle colonne dei servizi (fogne, luce, gas, acqua) per evitare la risalita del Gas nelle abitazioni.

Tutta questa materia - legata alla presenza dei gas vulcanici - dovremmo essere in grado di affrontarla al meglio all’interno del tavolo tecnico che abbiamo richiesto alla Regione proprio per avere un confronto con tecnici e medici in un settore, che è sostanzialmente nuovo per la nostra Regione, al fine di definire procedure e rimedi tecnici da adottare ora per Marino e poi per tutti gli altri comuni che ne avessero bisogno.

Alcune famiglie mi hanno chiesto come fare per avere misurazioni di Radon nelle loro case, per dare una risposta come amministrazione abbiamo pubblicato un avviso per richiedere alle imprese idonee la loro disponibilità ad effettuare misurazioni a richiesta dei privati. Ad oggi sul sito comunale ci sono gli estremi di due imprese che hanno risposto. Credo di aver affrontato un po’ tutto, se ci sono domande resto in sala, accogliamo la disponibilità espressa dall’Arpalazio.

 

Moderatore – Complimenti assessore Cecchi per la ricchezza espressa nella relazione su un argomento che due anni fa era completamente ignoto. 


*Enrico Capolei -   Assessore lei ha parlato dell’Istituto di vulcanologia  e del Radon, che è stato dichiarato come nocivo per la salute umana, non crede che questo gas possa essere  legato all’attività del vulcano laziale?

Un legame sicuramente c’ è ma nella fase della formazione del materiali vulcanici ed un secondo legame con la frattura delle rocce che determina i terremoti.

Bene ora prima di dare la parola al dottor Colombi chiedo direttamente  a lui, in quanto rappresentante regionale, per chiedere l’attuazione della possibilità prevista nella legge regionale del 2005, in base alla quale il comune di Marino avendo evidente il problema del radon, perché non debba ottenere dalla Regione  il finanziamento per effettuare una campagna di misurazioni analoga a quella che l’INGV ha effettuato a Cava dei selci e pari a più di 1.000 misurazioni.

Vede è vero che la competenza delle misurazioni sia del proprietario o del gestore, ma il  che il gas fluisca da sotto la superficie del terreno non le sembra che il proprietario sia vittima del problema. In tal caso avremo  che con l’INVG il residente di Cava dei selci si ritrova in modo gratuito la misurazione che valuta la propria abitazione, mentre i residenti di tutti gli altri centri abitati la debbono pagare.

Un richiamo poi sui possibili risultati del tavolo di lavoro, per ricordare che regioni come il Veneto o le Province autonome di Trento e Bolzano hanno adottato procedure e rimedi tecnici  per ridurre la concentrazione di Radon (forse la vera differenza risiede nel fatto che queste amministrazioni controllano l’applicazione delle procedure).

Sempre sul tema delle modalità costruttive  sento di ricordare che il Convegno dell’anno scorso è terminato proprio con una carrellata di modalità operative sia per le nuove costruzioni, sia per quelle esistenti, che però hanno non sono applicate  data inesperienza dei progettisti, delle imprese di costruzioni e dei tecnici comunali; il che si è verificato con la certificazione energetica e si presenterà con quella ambientale prevista dalla normativa regionale sulla bioarchitettura.

Ci sono delle domande?


* Una signora
: Io abito in un condominio di 16 famiglie, i nostri garage sottostanti al fabbricato sono aerati tramite delle  grate. Intervenuti i Vigili del fuoco ci hanno chiesto di chiudere le grate. Questa richiesta cozza con la necessità di areare per ridurre la concentrazione del Radon, la conclusione è che dovremmo evitare l’utilizzo dei garage per non correre i rischi connessi a tale gas.  

Moderatore - Vede signora, la mancata applicazione delle normative legate ai pericoli di incendio e del gas radon, da parte  del progettista e del costruttore, hanno condotto a costruire garage sotterranei in contrasto con le normative richiamate e che, inoltre,  riescono a mettere  in contrasto le normative tra loro , perché è chiaro che  le grate assicurano l’areazione e la conseguente riduzione della concentrazione del gas Radon, ma al contempo ed in caso di incendio  favoriscono la violenza e la propagazione dell’incendio stesso al fabbricato. Un contrasto di normative analogo,  lo riscontriamo nelle scuole o nei locali pubblici, quando per facilitare il  ricambio d’aria si ricorre al vecchio sistema di aprire porte e finestre; rimedio efficace ma che in inverno cozza con l’esigenza di non disperde il calore.

Tornando alla sua domanda, stando così le cose credo che una prima soluzione da seguire è quella di far misurare la concentrazione del gas e poi, nel caso positivo, prendere in esame  i possibili interventi chela tecnica mette a disposizione.


*Tammaro
(in rappresentanza dell’associazione Marino Aperta onlus) -  La dottoressa Aiello ha concluso il suo intervento indicando nell’incremento di popolazione una delle cause che rende di difficile soluzione il problema dei gas vulcanici , sapendo che alcune aree,  specie la zona di Cava dei selci, sono sotto monitoraggio ormai da 10 anni e ricordando le raccomandazioni espresse dal prof. Messineo circa l’utilizzo dei seminterrati,  perché sono state rilasciate ulteriori licenze a costruire e perché, inoltre,  sono stati consentiti locali sotterranei o seminterrati e non si è imposta la costruzione su pilotis? Ora mi rendo conto che l’assessore Cecchi non è l’assessore competente per cui non avrò risposta ma ritenevo comunque necessario porre questo quesito.


*Paolo Minucci
– Scusate ma a questo punto mi sento di chiedere quale sia la malattia che può provocare il Radon, e se ci sono stati casi conclamati a Marino.

Moderatore - In assenza di medici provo a darti una risposta citando direttamente le conclusioni di studi epidemiologici non solo italiani e cioè che per ogni aumento di 100 Bq/mc negli ambienti di vita il rischio di contrarre il tumore al polmone aumenta del 16%.

Ed ora la parola al rappresentante dell’assessorato regionale all’ambiente.

 

Antonio Colombi

Buona sera a tutti, porto i saluti dell’assessore regionale Marco Mattei, in Regione mi occupo di rischio sismico nella direzione Ambiente, nella quale vengono comunque valutati tutti i tipi di rischio compreso quello derivante da fenomeni fisici.

Cercherò di dare alcune risposte ai quesiti e dubbi che sono stati espressi nel corso degli interventi.

Parlando di normative anti Radon ricordo che la prima nazione che se ne è dotata è la confederazione Svizzera. 

.L’ Italia dal punto di vista geologico è un territorio giovane ed il Lazio in particolare è caratterizzato da due complessi vulcanici e confina con quello campano, per cui una buona arte di territorio è il risultato dell’attività vulcanica, questo spiega la possibile maggiore concentrazione di gas radon. Occupandomi di prevenzione debbo riconoscere che in questo Comune c’è conoscenza del problema per cui è possibile parlare di prevenzione.

.In risposta al moderatore , confermo che la normativa regionale prevede la possibilità di approvare e finanziare progetti ad iniziativa comunale, però le scarse risorse messe a disposizione e gli svariati casi come Marino, imporrebbero di fare scelte strategiche, purtroppo il male,  anche a livello nazionale, è quello di correre dietro alle singole emergenze che ogni anno si susseguono.

Scusa se intervengo, purtroppo però è per lo stesso motivo che le normative regionali non hanno una completa applicazione.

.Il Sindaco ha citato Marino come caso pilota, e tale è riconosciuto a livello regionale tanto è che ha deliberato lo stato di emergenza. Ora per quanto mi riguarda occupandomi di prevenzione, con i miei colleghi stiamo cercando di far apprezzare la visione che per 1 euro speso in la prevenzione,  risparmiamo 100 per l’emergenza .

.La prevenzione sanitaria nel caso in argomento è essenziale, anche perché la contemporanea presenza di gas, come la CO2 e H2S, e del Radon  che hanno conseguenze sulla vita umana, immediate le prime e nel tempo le seconde, ne consegue che gli interventi di prevenzione od operativi assumono necessariamente priorità diverse. Come già detto la prevenzione si basa sulla conoscenza e sopra tutto sull’informazione continua almeno da parte dell’ente locale in quanto prossimo ai cittadini interessati.

.La proposta dell’articolo nel regolamento edilizio, iniziativa lodevole che deve essere però seguita da prescrizioni chiare e verificate come: la certificazione Kjoto;  la impossibilità di fare interrati o seminterrati e la certificazione che i materiali utilizzati on rilascino gas radioattivi o inquinanti chimici.

. Dato per scontati i diversi valori di concentrazione e i diversi metodi di misurazioni nei locali ed all’aperto, in Regione, utilizzando i dati acquisiti dall’Arpa Lazio e con la  Università Roma Tre ci siamo posti il problema di produrre una mappa che, superando il semplice valore accademico, sia nella condizione di definire in modo responsabile le aree di edificabilità e di non edificabilità; dopo di che spetta alla Regione produrre le specifiche modalità e prescrizioni.

. Per l’applicabilità della legge sulla bioarchitettura, è un problema che sicuramente riporterò all’assessore, ma che potrebbe trovare soluzione se nella conferenza Stato – Regioni si decidesse di poter accreditare da parte delle Regioni, almeno nel lasso di tempo occorrente ai ministeri interessati per produrre quanto previsto.

. Gli elementi negativi naturali,  credo non sia opportuno definirli tali in quanto seppur controllati non è possibile eliminarli;  cosa completamente opposta invece per quelli di origine antropica per i quali deve essere compiuta un’analisi costi – benefici e cioè valutare se proseguire nello sviluppo attuale , che ha comportato un grosso impatto sull’ambiente (traffico, aeroporto) o meno.

. Quanto detto dall’assessore da un quadro di quanto si conosce e di quanto vanno informati i cittadini per non vivere nella paura. Una cosa analoga è accaduta in Regione a causa degli eventi di cui stiamo discutendo e che sono venuti alla ribalta in un ambiente che finora li aveva ignorati, ne consegue la volontà di conoscere e di comunicare con enti locali e cittadini. A tal proposito informo che sono in preparazione delle linee guida per dare indicazioni di comportamento nel caso di emissioni dei gas (CO2, H2S). Si tratta di misure operative nel campo della  prevenzione che prima di essere emanate saranno presentate e discusse con le Amministrazioni e gli addetti.

. Problema rilevante è rappresentato dal patrimonio edilizio esistente che è ingente e che richiederebbe cifre quasi impensabili per il suo adeguamento al rischio sismico. Si tratta quindi di tradurre in gestione amministrativa  le indicazioni e le conclusioni che la scienza ci porge. I singoli accadimenti vanno affrontati, con spese notevoli,  nella fase dell’emergenza che tende a far tornare i cittadini a condizioni di normalità; è anche vero però che è possibile ridurre le spese se l’ambito dell’accadimento  fosse preparato in termini di conoscenza, di programmazione, di sistemi di allerta e di monitoraggio.

Utile è la sinergia tra le Amministrazioni (Regione, Provincia, Ente locale) e cittadini tramite il volontariato, per evitare di spendere in emergenza da 1.000 a 10.000 volte di più di quanto si spende per la prevenzione.  Credo che l’informazione al cittadino vada data in modo completo anche per coinvolgerlo in quello che la fase della prevenzione che rappresenta l’unico modo per ridurre la fase dell’emergenza.

 

Moderatore – Ringrazio te per conto dell’assessore chiedendoti di rappresentare quanto emerso dall’incontro e preannunciando che per il prossimo febbraio è prevista la sesta edizione del Convegno sull’Efficienza energetica in edilizia. La quinta edizione ha concluso i lavori esaminandola normativa regionale sulla bioarchitettura, che come sai prevede la certificazione energetica e quella ambientale e, sopra tutto prevede corsi di aggiornamento per i tecnici comunali.

Ad oggi nulla di quanto previsto si è verificato con la conseguenza che gli uffici tecnici di troppi comuni non sono in grado di applicare le normative che vengono approvate e pubblicate per salvaguardare l’ambiente nel quale viviamo.

 

*Sciocchetti (ex  Enea) -  Nel fare complimenti all’associazione per l’iniziativa; riconosce l’impegno all’Amministrazione comunale in questa situazione singolare che la pone  comune pilota in una situazione legislativa nazionale carente per quanto riguarda il Radon nelle abitazioni. Anche a livello regionale la situazione non è delle migliori in quanto ha legiferato nel 2005 assumendo tra l’altro l’impegno di produrre una delimitazione delle aree ad alto rischio entro il 2007 (che di fatto stiamo attendendo), delle linee guida per enti locali e la filiera delle costruzioni, dei rimedi tecnici di intervento impegnando solo 500.000 €.  La necessità di delimitare le aree ad alto rischio tramite mappe per poter applicare automaticamente la normativa degli ambienti di lavoro in tutti gli edifici in esse comprese.  Per quanto riguarda l’iniziativa comunale relativa alle ditte che possono effettuare la misurazione mi auguro che l’elenco resti aperto. Ultima cosa che voglio ricordare è la necessità di convivere con i rischi naturali, e con questo ringrazio.

 

Colombi interviene per puntualizzare il significato, la scala  e l’uso delle mappe che debbono scaturire dalla convenzione con “Roma Tre” , si tende ad avere delle aree che vengono caratterizzate da specifiche prescrizioni per gli enti locali e per le costruzioni.

In più voglio ricordare che a maggio dell’anno scorso la Regione ha compiuto una riclassificazione sismica; sono stati fissati gli indirizzi ed i criteri per le analisi e le valutazioni del rischio per mitigare il rischio stesso ed un miglioramento delle condizioni di sicurezza.

Con tali  Indirizzi e criteri generali possiamo pervenire alla microzonazione sismica che ci consentirà di pervenire all’analisi di pericolosità sismica, necessaria all’analisi del rischio sismico, che sarà applicata ai settori della programmazione territoriale, della pianificazione urbanistica, della pianificazione dell’emergenza e della normativa tecnica per la progettazione.

In sintesi con la microzonazione sismica (MS ) si intende la “valutazione della pericolosità sismica locale attraverso l’individuazione di zone del territorio caratterizzate da comportamento sismico omogeneo, per individuare le zone stabili, le zone stabili suscettibili di amplificazione locale del moto sismico e le zone suscettibili di instabilità.” Per esempio il territorio del Comune di Roma è stato suddiviso in 18 aree con diversa pericolosità sismica, oltre quella da Radon, CO2 ed H2S. La pericolosità verrà riportato a scala urbanistica per giungere poi al vero e proprio rischio tramite carte che saranno approvate divenendo strumento vincolante per l’ente locale in materia di edificabilità o meno.

 

Moderatore – I lavori di questa terza sessione terminano con l’ultimo spaccato che ci ha accennato Colombi.

Speriamo che la micro zonazione relativa al nostro Comune giunga più rapidamente possibile per evitare che -  proseguendo nell’utilizzo del territorio a fini edilizi - la carta arriverà a costruzioni ultimate ad indicare che l’area utilizzata è un’area ad elevato rischio per la sismicità, o per il Radon o per la CO2 o l’H2S. 

 

 L’appuntamento resta fissato al prossimo ottobre  per conoscere:

 gli sviluppi dell’intervento comunale negli ambienti di lavoro; i risultati della sensibilizzazione dei cittadini sui rischi naturali del territorio, in una parola la conoscenza e la convivenza con fattori pericolosi per la salute;

la possibilità, tramite convenzione con l’Arpa Lazio o con chi deciderà l’Amministrazione, di effettuare la mappatura delle zone ad alto rischio nel nostro territorio.

 

Per quanto ci riguarda continueremo a dare informazione sulla vasta tematica, ritenendo di fare un’azione utile a noi ed ai cittadini; un’azione che accompagna e che pensiamo possa spronare, qualora occorra, l’attività amministrativa.

Grazie ai relatori per la chiarezza e l’abbondanza di argomenti espressi; grazie ai presenti per l ‘attenzione e

l’interesse mostrato. Buona sera e arrivederci.. 

 

 




4° Convegno sul gas Radon - anno 2011 
 

Il gruppo di presenza, in collaborazione con le Associazioni: Marino Aperta onlus, Salviamo Marino, ed i Comitati di Quartiere: Cave di peperino, Cava dei selci e Spigarelli

 

Invita: i cittadini; le associazioni politiche, culturali e di categoria; gli operatori  e tecnici del settore al 4° incontro annuale su:

 

IL RADON, GAS RADIOATTIVO, NEI COLLI ALBANI

E  LA  PREVENZIONE  SANITARIA

NELLE  ABITAZIONI E NEGLI AMBIENTI DI LAVORO

 

Sala Consiliare di Palazzo Colonna

Piazza Repubblica, 1 – 00047 Marino

                                                                                   6 dicembre - ore 17:30

 

*Registrazione ed inizio lavori

 

Remo Pisani                                assessore all’Ambiente della città di Marino

                                                             per il  saluto dell’Amministrazione ai convegnisti

*Relatori;

 

Stefano Cecchi                             

                                                             presidente del Consiglio comunale  - Città di Marino      

dr.ssa Marisa Luisa Carapezza e

dr. Marco Pizzino       

                                                             Istituto Nazionale Geofisica Vulcanologia (INGV)

dr.ssa Caterina Aiello                     

                                                           Dipartimento Prevenzione Az. USL Roma H

* Considerazioni e chiarimenti       

        

I lavori sono coordinati dal portavoce del “gruppo”: Corrado Colizza

L’incontro fruisce del libero patrocinio delle Amministrazioni:

Consiglio regionale del Lazio

Assessore regionale Ambiente e Sviluppo sostenibile

Città di Marino.

 

 

 

 

RESENTAZIONE ED APERTURA DEI LAVORI

Buon Pomeriggio, siamo arrivati a questa quarta edizione puntando l’attenzione ancora sulla prevenzione sanitaria dei residenti. Nelle ultime due precedenti edizioni abbiamo richiesto che la nostra Amministrazione prendesse l’iniziativa, richiedendo i previsti contributi alla Regione, di far attuare una campagna di misurazioni che investisse tutto il territorio, iniziando dagli attuali centri abitati.

Questo perché nel 2004/05 la misurazione della concentrazione di gas Radon nelle scuole del territorio e nei fabbricati utilizzati ai fini amministrativi, hanno dimostrato che, in alcuni plessi scolastici e negli stessi locali di Palazzo Colonna, i valori della concentrazione superavano la soglia di azione prevista dalla normativa per gli ambienti di lavoro (500 Bq/mc), il che, tra l’altro, avrebbe dovuto prevedere la nomina dell’esperto qualificato per la definizione della dose, e così via. 

Ora, pur considerando la estrema variabilità nella emissione di Radon dal terreno, non vorrei che si pensasse che le scuole sono state costruite proprio sulle uniche emergenze del gas di tutto il territorio. Ne consegue che, o nelle abitazioni più vicine o in quelle lontane, i valori delle  percentuali  che si potrebbero misurare in una campagna mirata salvaguardare la salute dei residenti, supererebbero analogamente il valore di soglia, che nel caso delle abitazioni esistenti si abbassa a 400 Bq/mc (raccomandazione europea del 1990).

L’invito da noi fatto all’Amministrazione è tramutato, nel 2010, nella pubblicazione di un semplice avviso indirizzato alle ditte in grado di effettuare tali misurazioni per richiedere la loro disponibilità a comparire sul sito comunale, in modo che i diligenti cittadini non fossero costretti ad effettuarne singolarmente la ricerca.

Nei precedenti incontri abbiamo acquisito la conoscenza del rilascio dell’autorizzazione sanitaria in deroga, per alcuni ambienti di lavoro a seguito della comprovata efficacia dei lavori di bonifica eseguiti a cura del datore di lavoro.

Per le abitazioni non esiste norma nazionale per cui non è individuato a chi spetti garantire la tutela della salute sia ai propri familiari che agli eventuali affittuari. Noi lo individuiamo nel proprietario, in perfetta analogia con il datore di lavoro.

 

Problema, ma chi vigila sul rispetto della raccomandazione europea che nel 1990 raccomandava che non fossero superati i limiti di 400 Bq/mc e 200 Bq/mc nelle abitazioni esistenti ed in costruzione o in progettazione?

 

L’elemento che caratterizza l’edizione corrente consiste nel conoscere gli sviluppi dell’attività della nostra Amministrazione in riferimento a Cava dei Selci, ai centri abitati, alla determina regionale che perimetra, estendendo a porzioni di territori di altri Comuni,  l’area che, a seguito di specifica analisi. risulta pericolosa per l’emissione de i gas vulcanici ed in particolare dell’anidride carbonica.

Fatta questa premessa la parola, modificando su richiesta lo schema dei lavori, alla dr.ssa Caterina Aiello, del dipartimento di prevenzione della Az. Usl Rona H, della quale ricordo la parte conclusiva di un precedente convegno, nella quale asseriva che in una zona a rischio di particolato atmosferico, dovuto al trasporto su strada ed aereo, dove non mancano gas - quali l’idrogeno solforato, l’anidride carbonica ed il Radon - la prima prevenzione dovrebbe essere quella di evitare ulteriori insediamenti.

 

Apriamo i lavori partendo dal fatto che - essendo dichiarata e constatata la presenza dei gas vulcanici a Marino e comprovata la loro azione nociva sulla salute umana - è prioritario farne valutare il valore di concentrazione.

Soltanto dopo ci troveremo nella condizione reale di adottare, o meno, ogni comportamento personale, ogni tecnica costruttiva e modalità di intervento finalizzati alla salvaguardia della salute umana.

Invitiamo la rappresentante del Dipartimento di prevenzione della locale azienda usl a prendere la parola, formulandogli la seguente domanda: come fare la prevenzione sanitaria quotidiana o meglio come si dovrebbe operare per ridurre la necessità di fare prevenzione sanitaria.

                              portavoce dell’associazione: corrado colizza

 

 

Dr.ssa Caterina Aiello   Dipartimento di prevenzione della Az.

                                           USL Roma H

Ringraziamo l’associazione perché ogni anno ci accoglie per parlare del Radon e della prevenzione sanitaria. Francamente credo opportuno parlare dei gas vulcanici (CO2. H2S e Radon) compiendo una distinzione tra l’anidride e idrogeno solforato, rispetto al Radon in quanto è più elevato il grado di tossicità dei primi due, anche per piccole concentrazioni, rispetto al

 

 

Radon che invece esplica la sua azione cancerogena solo con alte concentrazioni e prolungata esposizione.

Entrano naturalmente in campo altri fattori che caratterizzano lo stile di vita; infatti tra due persone che vivono in modo analogo nel medesimo

ambiente ci aspettiamo la presenza del tumore al polmone per la persona che magari fuma molto di più rispetto all’altra.

Conoscendo quindi la presenza dei gas, e nel caso specifico del Radon, è necessario acquisire un modo di vita e comportamenti personali atti a proteggerla nostra salute.

Una modalità semplice è rappresentata dal frequentare o vivere in locali facilmente areabili in quanto il Radon essendo un gas costituisce miscela con l’aria e da questa viene trasportato all’esterno.

Un cenno sull’elemento Radon, come gas radioattivo e quindi instabile che decade emettendo la radiazione alfa e dando vita al polonio, anch’esso instabile e quindi decade emettendo ulteriore radiazione ma stavolta all’interno dei polmoni, e così via.

Queste radiazioni possono incidere sul DNA della cellula colpita, la quale origina una nuova cellula diversa da se stessa e corrispondente al DNA colpito e danneggiato; da qui origina il tumore.

        

Tornando ai rimedi, a parte l’areazione naturale o forzata in tutti i locali, è possibile mettere in sovrappressione il locate interrato o a piano terra per evitare l’ingresso del gas. Esistono inoltre in commercio guaine artificiali che vietano il passaggio del Radon e dell’anidride carbonica (in tal caso la stesura della guaina e la sigillatura degli impianti a servizio del fabbricato sono di rilevante importanza per non annullare completamente il risultato previsto).

Si può ricorrere ad una intercapedine, che separi la struttura dal suolo, e con opportuna canalizzazione viene aspirato il gas e portato in atmosfera. Come vedete stiamo elencando una serie di accorgimenti che fanno capo ad una corretta tecnica costruttiva. Essendo inoltre a conoscenza della sua esistenza e della possibilità di trovarlo nei nostri ambienti sembra logico, oltre che necessario, effettuare delle misurazioni che ci diano la valore della concentrazione e della sua variabilità per addivenire, ove occorra, ad attuare le operazioni di bonifica. Altra accortezza consiste nel limitare la presenza all’interno degli interrati, magari destinandoli a stoccaggio di merci o di cose.

Diverso il ragionamento nel caso degli altri due gas, che sicuramente saranno materia dell’intervento della dr.ssa Carapezza.

Credo opportuno ricordare che Cava dei Selci ha di fatto costituito, ormai da un decennio, il primo grande laboratorio che ha visto la collaborazione tra Regione, INGV, Az. usl Roma H e Amministrazione locale, nell’affrontare la presenza dei gas vulcanici e produrre una serie di azioni ed accorgimenti atti ad evitare l’impatto sulla salute e sulla vita umana.

Come accennato dal moderatore, non potendo seguire tutti i lavori, preferisco porgere fin d’ora il buon proseguimento.

 

Grazie ed auguri alla dr.ssa Aiello;  riprendiamo il previsto schema dei lavori. C’è una richiesta di chiarimento che proviene dagli intervenuti, prego può venire al microfono?

 

Mi chiamo Marco Napolitano, sono nato e cresciuto a Cava dei Selci, a cento cinquanta metri da quella pozza d’acqua, volevo chiedere quale fosse il tempo medio di permanenza del Radon nei polmoni e negli alveoli per dare origine alle modifiche del DNA cellulare e quindi alla formazione della neoplasia.

 

Riprende la parola la dr.ssa Aiello. Parliamo del gas Radon ben sapendo che pericolosi  sono i prodotti del suo decadimento che essendo solidi rimangono sulla superficie polmonare e da li la irradiano. Come detto è necessario differenziare l’azione dei vari gas dando la prioria a quelli letali, quali l’anidride carbonica e l’idrogeno solforato.

Infatti l’interesse prioritario nella zona di Cava dei Selci era rappresentato da questi due gas data l’estrema tossicità che li caratterizza. D’altro canto il Comune stesso aveva chiesto che lo studio avesse questa finalità. Su richiesta intervenne anche il dipartimento di epidemiologia della Az. usl della Roma E che in base ai dati riscontrati confermò che nelle abitazioni di via Maciocco e zone limitrofe si erano verificati alcuni casi di morti improvvise legate a fattori cardiovascolari e quindi non legate sicuramente al Radon.

Come già detto l’effetto del Radon necessita di un lungo periodo e richiede l’esposizione a grandi concentrazioni per tempi lunghi.

 

Napolitano, motiva il perché della sua richiesta. Il tutto risale agli anni 1978/79 nei quali con i colleghi di scuola spesso si recavano a studiare nelle le abitazioni di Vigna Fiorita; a quell’epoca il problema non si conosceva. Chiedevo di  sapere se esiste una soglia massima di concentrazione per il Radon, sotto la quale non si corrono rischi.

 

La Aiello ricorda i limiti: 500Bq /mc, per gli ambienti di lavoro; 400 e 200 Bq/mc per le vecchie e nuove abitazioni. Aggiunge però che  trattandosi di radiazioni non è stato definito un limite sotto il quale c’è la certezza di non incorrere nel tumore.

 

Moderatore - Scusate ma a questo punto mi corre l’obbligo di ripetere che, pur conoscendo i possibili limiti, gli accorgimenti tecnici e i comportamenti personali, la cosa essenziale e prioritaria da fare è quella di procedere alla misurazione della concentrazione.

Il conoscere tutta la teoria senza praticare la misurazione sicuramente non ci evita il rischio al polmone. Mi rendo conto della difficoltà nel dire e nel far comprendere alle persone – distratte magari dal grande fratello o dallo spread tra i btp – sia nella veste di datori di lavoro o proprietari di abitazioni che locano o ancora normali capo famiglia, questa tutto sommato semplice verità che consiste nel far misurare il valore di concentrazione negli ambienti utilizzati e poi operare di conseguenza, nel caso ricorra.

 

Franco Lupi, residente in Cava dei Selci, chiede di conoscere se - in analogia a quanto fatto riscontrare dal dipartimento di epidemiologia per i residenti di via Maciocco e dintorni - analogo intervento sia stato richiesto per valutare l’incidenza del tumore al polmone come causa di morte per i residenti di Cava dei Selci.

Propone, poi, la possibilità di far stilare ed aggiornare – da parte dei medici di famiglia di Santa Maria e Cava dei Selci - un elenco delle persone decedute a causa del tumore al polmone. E’ chiaro che una iniziativa del genere debba fare riferimento al Dipartimento di  prevenzione e mi auguro che in occasione della quinta edizione del convegno l’esistenza di questo elenco possa essere utilizzato per verificare o no l’eventuale incremento di decessi.

Una terza richiesta riguarda le merci alimentari stoccate nei seminterrati o a piano terra. Ebbene la presenza dei gas richiamati può provocare l’inquinamento che poi si ripercuoterebbe sui consumatori?

  

La dr.ssa Aiello, specifica che il caso di via Maciocco è scaturito  dall’eccesso di presenza della CO2 eH2S, in base al quale sono state em esse ordinanze, sgomberi di fabbricati proprio perché la tossicità dei gas è elevata. Dopo di che abbiamo chiesto al dipartimento epidemiologico della Roma E di intervenire per studiare le cause di morte improvvisa che negli

ultimi anni si sono verificate tra gli abitanti di via Macciocco e dintorni rispetto a quelle che fanno interessato le altre zone di Marino.

Da tale studio è risultato che nell’area effettivamente ci sono stati più decessi dovuti a cause cardiovascolari che possono essere collegati alla presenza dei due gas. Per il Radon non esistono ad oggi dati e ricerche sull’aumento di tumori al polmone nell’area in questione.

 

C’è  una richiesta di parola, prego si accomodi 

 

Muzi Marcello -          Presidente del Consiglio comunale di Ciampino

                                       

Vorrei porre una domanda che fa riferimento all’introduzione del Convegno ed in particolare alle rilevazioni delle concentrazioni di Radon avvenute nelle scuole del territorio e in questo Palazzo. Ora  dato che alcuni valori hanno superato il valore limite previsto dalla normativa cosa è possibile fare per non sgomberare scuole o fabbricati in modo stabile? E nel caso di nuove costruzioni come comportarci ed in che modo modificare il Regolamento edilizio. D’altra parte ci troviamo in un momento nel quale chi costruisce sfruttando il sottosuolo, chi non può costruire, chi deve ripristinare i luoghi, chi abita in una cantina da più anni e sembra non avere alternative. Pur risultando evidente il rischio connesso alla presenza dei gas, credo necessario riferire che le morti per problemi cardiovascolari riguardano un po’ tutta l’Italia; forse è utile seminare un po’ di paura, però vorrei a questo punto conoscere quali vie poter seguire per vivere una vita normale con il minor numero di rischi possibili. Grazie.

 

Rispondo partendo dall’immagine della slide che riporta le famose tre scimmiette, ebbene esse mostrano l’estremo disagio che il cittadino, anche amministratore, prova nell’affrontare il problema.

Parlando ancora di Radon e della sua semplice misurabilità, se praticata normalmente e magari periodicamente senza attendere il verificarsi del guaio, ci dice come agire; cioè con basse percentuali, che nelle abitazioni si potrebbero benissimo attestare sotto ai 100 Bq/mc, problemi non dovrebbero nascere (uso il condizionale perché statisticamente non è stato definito una sogli limite che dia la certezza); nei casi in cui il valore risulti maggiore esistono pratiche e sistemi operativi, diversi a seconda del tipo di abitazione da trattare, che riducono la percentuale a valori accettabili.

Nelle nuove costruzioni si ricorre al posizionamento di guaine, impermeabili alla CO2 ed al Radon, e sopra tutto alla perfetta sigillatura degli impianti che attraversano il pavimento a piano terra (per quanto ne so esse sono applicabili anche nelle pareti verticali).

Si potrebbe inoltre utilizzare il concetto di dose assorbita, grandezza prevista nella normativa per i luoghi di lavoro, tenendo però presente che essa riguarda un adulto che si trova nell’ambiente 8 ore al giorno, mente nelle abitazioni ci sono anche i piccoli che vi possono soggiornare anche 24 ore al giorno. Una cosa sicuramente andrebbe effettuata e cioè la modifica del Regolamento edilizio comunale, magari facendo riferimento ai regolamenti del Trentino, Lombardia e Veneto, e sopra tutto una piena informazione ai residenti.

Vedete la motivazione che ci ha spinto ad utilizzare lo strumento del convegno è nata per le Scuole, ma ha trovato facile sviluppo nella constatazione che la maggior parte dei locali nei centri storici - nei quali viene praticato l’artigianato, il commercio ed i servizi - derivano dai vecchi locali cantina, magari corredati da grotta.

In alcuni casi poi, come a Marino, alcuni locali cantina sono stati trasformati in abitazioni più o meno provvisorie (la qual cosa è stata verificata nel corso del 2010 dalla locale Area sicurezza). Per i non addetti ai lavori, la cantina - dovendo assicurare la stabilità ambientale sia nella trasformazione da mosto a vino che poi al prodotto finito – era costruita in modo da avere pochissimi ricambi di aria (condizioni eccellenti per l’eventuale incremento della percentuale di CO2).

 

La parola ad un residente della “Loggetta”. Venendo a Marino ho preso atto del Convegno da un manifesto. Facendo la ricerca su internet ho saputo che si tratta di un gas radioattivo presente in tutta Italia, che nel Lazio la sua concentrazione raggiunge i 120 Bq/mc, che è un gas pericoloso. Poiché sono tre anni che se ne parla, perché il Comune di Marino non ci aiuta ad installare gli apparecchi di misurazione magari per zone, dopo di ché ognuno opererà in conseguenza. Grazie.

 

Moderatore - Dopo questa prima serie di chiarimenti spetta all’Amministrazione comunale di prendere la parola per un aggiornamento sulle attività passate, in corso e future, intraprese sull’argomento.

La parola passa a Stefano Cecchi, ieri assessore ed oggi presidente del Consiglio comunale, che ha seguito l’argomento “Cava dei Selci” per conto della Giunta del tempo, almeno dal 2006.

 

Stefano Cecchi -                          Presidente del Consiglio comunale di Marino

Grazie Corrado. Ho seguito l’argomento per tutto il territorio di questa città che essendo bella non si fa mancare nessun gas vulcanico in grande quantità. Gli argomenti finora trattati sono stati approfonditi nel tempo sia con le iniziative dell’associazione proponente i convegni, con le quali abbiamo la possibilità di dare una migliore informazione, di sapere che il problema non è limitato al nostro territorio; sia con la stretta collaborazione col dipartimento della prevenzione, con la protezione civile della Regione Lazio, sia con l’INGV tramite lo staff della dr.ssa Carapezza, questo a riprova della consapevolezza con la quale seguiamo il problema stesso che si è anche concretizzata nella comunicazione avvenuta a Cava dei Selci con l’intervento sia della protezione civile che con il prof. Barberi.

Tutto nasce con la moria di bovini, con due ordinanze, per dare informazione della presenza della CO2 negli strati bassi del terreno e quindi di non sostare e vivere nei locali interrati o seminterrati; con un manifesto, per informare direttamente i residenti di Cava dei Selci; altre ordinanze, ad personam, sono state emesse, a seguito dei rilievi dell’INGV e dell’intervento della protezione civile, per vietare l’utilizzo di quei locali che presentavano una percentuale di CO2 superiore al 2%; incarico a professionista ed a seguito della sua relazione, abbiamo comunicato che se dopo l’effettuazione dell’intervento di bonifica la misurazione della percentuale risulterà minore del 2% il locale potrà essere utilizzato, mentre nel caso contrario sarebbe sancita l’impossibilità di utilizzarlo.

Per il Radon  il primo intervento di comunicazione risale al 2000 insieme con il Comune di Ciampino; ne è seguito la formulazione e distribuzione dell’opuscolo “il Radon, impariamo a conoscerlo” nelle Scuole ed alle famiglie residenti; senza poi dimenticare la funzione informativa che dal 2008 riusciamo annualmente a svolgere grazie a questi incontri promossi ed attuati dall’associazione “gruppo di presenza”.

Noi siamo interessati ad approfondire sempre più il fenomeno, perché esistono particolarità come l’anziana di 90 anni che ci assicura di risiedere a Cava dei Selci senza risentire della presenza dei gas, oppure di aver trovato una concentrazione di Radon a Marino centro superiore a quella di Cava dei Selci.

 

E’ stato richiesto nell’ultimo intervento che l’Amministrazione concorra alla misurazione del Radon, magari per quartieri, debbo rispondere che sarebbe sicuramente utile per quei punti in cui viene fatta la misura, ma credo non sufficiente a garantire il valore della concentrazione del gas nelle abitazioni del quartiere e neanche della singola abitazione in quanto il valore di concentrazione del Radon può essere così variabile da presentare valori diversi da una stanza all’altra della stessa abitazione. Occorre ricordare che la misurazione ha preferibilmente una durata annuale in quanto la emissione di gas varia anche a seconda della stagione.

 

Tornando all’attività comunale occorre aggiungere le misurazioni fatte nei locali di distribuzione dell’acqua potabile; inoltre con il prossimo anno il bilancio ci consentirà di effettuare le necessarie opere di bonifica in alcune scuole del territorio e nel pubblico impiego anche inserendo impianti che assicurino un ricambio d’aria costante; nei casi poi in cui l’intervento fosse troppo oneroso si potrà effettuare l’abbandono della struttura a favore di una nuova; abbiamo dato la possibilità alle aziende che effettuano le misurazioni di pubblicare i loro riferimenti nel sito comunale dando così la possibilità al cittadino di scegliere in modo autonomo a carattere privatistico.

 

Nel chiudere l’intervento voglio ricordo l’importante lavoro sinora svolto in Cava dei Selci che, seppur in gradi diversi, è presente anche in altre aree, nazionali e non; oltre alle nuove limitazioni poste dalla Regione in tema di CO2 su un vasto territorio trasversale a più Comuni. Come Amministrazione voglio ringraziare i rappresentanti dell’INGV, del Comune di Ciampino, gli assessori e consiglieri di Marino ed in ultimo l’associazione che caparbiamente prosegue l’opera di informazione, di confronto e di pungolo nella persona del suo portavoce Corrado Colizza.   

 

Moderatore - Nel ringraziare l’amico Cecchi e prima di dare la parola all’assessore Pisani, vorrei proporre all’attenzione dei presenti le seguenti necessità:

·                   inserimento nel sito web del Comune degli Enti pubblici certificati che effettuano analoghe misure quali ENEA, INGV, Arpa Lazio, ISPRA (ex PESL), anche per avere un confronto (sono gli Enti che ci hanno dato 

   supporto scientifico nelle quattro edizioni); 

·                   i progetti di recupero e risanamento degli edifici esistenti, da presentare alla Regione con richiesta dei contributi per effettuare i lavori di bonifica per la mitigazione del Radon enunciati e futuri (art. 4 e 5 LR 14/2005);

 ·                   adeguamento del Regolamento Edilizio Comunale  (cosa già richiesta ed anche sollecitata l’anno scorso) per l’inserimento di un articolo o un comma che imponga al proprietario al progettista ed all’impresa la previsione la realizzazione ed il funzionamento, sia nel caso di nuove costruzioni che nei lavori di ristrutturazione, dei rimedi tecnici esistenti e futuri finalizzati alla riduzione della concentrazione del gas Radon. 

  

Remo Pisani  -           assessore all’ambiente, alla scuola, …….

Buona sera a tutti. Un breve saluto, anche a nome del Sindaco, dato che il presidente Cecchi ha egregiamente illustrato l’attività compiuta ed in corso svolta dall’Amministrazione. Credo che i Convegni posseggano una utilità intrinseca dato che comunque portano un aggiornamento ed un confronto tra persone che derivano da esperienze e diverse, e che come in questo caso facilitano la comprensione al nuovo assessore che di fatto non conosce la tematica e le connessioni che la stessa ha con la vita dei residenti.  Detto ciò non vi tedio oltre con tante parole, ma di poca sostanza tecnica,  ed auguro buon proseguimento.

  

Marco Napolitano prospetta: “nel caso di 15 – 20 giorni di pioggia continuativa cosa accade a via Catullo Paiella, che sorge su un precedente fosso? Perché questo fin quando era fosso la manutenzione veniva effettuata, ma oggi che lo si tombato chi la fa? E come reagirà nel caso di grandi piogge? “

  

L’ing Stefano Petrini informa sulla necessità di rimettere in luce tutti i vecchi percorsi di acqua. Nel caso specifico, insieme ai lavori pubblici stiamo predisponendo una bozza di deliberazione che prevede la ricostruzione delle aste di raccolta delle acque meteoriche, quali i vecchi fossi, ricalcolandole non più a 50 anni bensì a 200. Con ciò si darà una risposta anche al problema che ha sollevato.

 

Moderatore - Come detto e senza ulteriori commenti la parola alla:

dr.ssa Maria Luisa Carapezza -  ricercatrice dell’ INGV e responsabile  dello studio “riduzione rischio emissione

                                                 gas Regione Lazio”

Buona sera a tutti e ringrazio per l’invito. Iniziamo motivando la causa della presenza di questi gas.

Molte zone dell’area dei colli albani sono esposte a rischio da emissioni di gas endogeno, in quanto fanno parte del complesso vulcanico Albano che pur essendo quiescente mantiene una sua attività che si manifesta con: la periodica ricorrenza di sciami sismici (l’ultimo risale agli anni 80); il sollevamento dell’apparato vulcanico (30 cm negli ultimi 40 anni); l’emissione di gas di origine profonda.

Studi vulcanologi ed archeologici recenti indicano che dal cratere del lago Albano sono avvenuti fenomeni vulcanici pericolosi fino all’età del bronzo.   A causa delle tracimazione dal versante nord sono state generate colate di acqua e fango (composto di materiale piroclastico); a noi interessano quelle che hanno dato origine alla così detta Piana di Ciampino, costituita da una coltre di depositi vulcanici e alluvionali, a bassa permeabilità per cui  mantengono confinato il gas proveniente dal  fondo.

Le zone di emissione gassosa dei colli albani, sono ubicate: lungo le faglie di Cava dei Selci e della Solforata; sul fondo del lago Albano; in un’ampia fascia che comprende la parte sud del Comune di Roma; ed in genere ogni qualvolta che si fora o viene asportata la superficie o lo strato impermeabile. Tra i punti di emissione oltre quelle richiamate possiamo aggiungere Trigoria, Ardea e Tor Caldara.

 

“Area di Cava dei Selci”.

I gas emessi percentualmente sono rappresentati fino al 98% da anidride carbonica (CO2), e dall’1% circa da l’idrogeno solforato (H2S). Viene emesso anche il gas Radon che però solo per grandi concentrazioni e lunghe esposizioni favorisce il tumore al polmone. 

Sono gas pericolosi per i quali sono stati definite le sogli di pericolosità  e gli effetti sulla salute in funzione delle loro percentuali nell’aria e dei tempi di esposizione. 

 

Soglie di pericolosità per la CO2

Vol %

    0 – 0,5

      0,5 – 3

3 – 8

> 8

  effetti

  per 8 ore

  per 15 minuti

    Dispnea, mal di

     testa, vertigini

Rischio di

morte

  

Soglie di pericolosità per H2S

     ppm

    0 – 10

   10 – 15

  15 – 100

 100 – 250

   >250

    minuti

     280

      290

      450

      70

35

    effetti

per 8 ore

per 15

minuti

irritazioni,

bronchiti,

congiuntiviti

edema

polmonare

Rischio di

morte

 

L’area in questione è caratterizzata da scavo, è parzialmente ricoperta da terreno di riporto, con una pozza d’acqua stagionale. E’ sede di forte emissione dei gas e di numerosi incidenti.

L’area di 6.000 mq è stata assoggettata (dal marzo 2000 al luglio 2011) alla misurazione della quantità di CO2 che fuoriesce con picchi di 24 ton/giorno nel 2000; 21 ton/g nel 2001; 13 ton/g nel 2004 e 2006; 19 ton/g nel 2007; nel 2011 si passa da 4 a 7 ton.

Analogamente la quantità di idrogeno solforato diffuso presenta un valore medio di 90 kg/g (valore alto anche per i vulcani attivi).

Entrambe i gas sono più pesanti dell’aria per cui tendono ad accumularsi negli scantinati e nei pozzi.

Tra i due gas emessi dalla pozza il più pericoloso è l’ H2S, l’assenza di vento nelle prime ore del mattino ne consente l’incremento sul terreno fino a raggiungere la concentrazione letale (da ciò la morte degli animali che si abbeverano o brucano).

        

Nel 2010 è stata condotta una campagna di flusso di CO2 nei giardini prossimi alle abitazioni. Ebbene più del 60% delle misure hanno dato valori superiori.  Riepilogando questi gli incidenti: 1999, morte 29 mucche; 2000, 6 pecore; 2001, un uomo; presenza di pozzi col gas; 2010, 3 famiglie evacuate.

 

Spesso l’attività antropica causa le emissione di gas. E’ il caso delle perforazioni dei pozzi e negli scavi per le fondazioni, in tali operazioni si può forare o asportare lo strato impermeabile, che impedisce la fuori uscita dei gas.

 

“Emissioni accidentali di gas” da pozzi sui colli albani hanno riguardato la perforazione da parte dell’Enel: pozzo n. 203/230m/anno 1986;

Valle Cupella: 55m/anno 2005; Fiumicino: 28m/anno 2005; X Municipio di Roma: 40m/2008. In particolare:

pozzetto geognostico di via Maciocco (2008)

data/16 – 19 maggio;   prof. 10 – 15 m;   falda acqua a -4m;   emissione di gas con morte di numerosi uccelli e disagio per gli abitanti;    è stato piombato con lastra cemento 1x2m.

Il 31 maggio, allertati da parte della Protezione civile, sono state eseguite:

*misure del flusso di CO2 dal suolo attorno ai pozzi;

*controllo continuo della di flusso;

*misure di concentrazioni in aria di CO2 e H2S sia all’esterno che nelle case vicino ai pozzi che hanno dato valori massimi di circa 500 ppm e 5%.

Caso particolare è rappresentato dalle misurazioni effettuate presso una palazzina costruita su pilotis, ebbene in 5 pozzetti sono state misurate anche qui concentrazioni di H2S superiori ai 500 ppm.

         Via Maciocco (febb/marzo 2010)

sono state riscontrate concentrazioni di gas tra il 20 ed il 22% (letali) negli interrati dei fabbricati distinti dai numeri civici 2, 34 e 36 (abitazioni evacuate) e da un tratto di strada collassata.

Sintetizziamo ora i risultati delle indagini svolte a Cava dei Selci tra il maggio e giugno 2010.

1651 le misure effettuate tra le vie: Calatafimi, Catullo, Curato, Maciocco, Marsala e Paris, che hanno interessato le concentrazioni di CO2 e H2S all’aperto e nei locali abitativi, e che messo in evidenza:

     in 7 abitazioni sono state trovate concentrazioni di CO2 superiori all’8%, che è un valore potenzialmente letale; in 13 abitazioni la CO2 è compresa tra il 3 e l’8%; in 2 abitazioni l’H2S è a livelli pericolosi.

 

         Circolo Sportivo “ASD Country Club di Lavinio” 5.09.2011

L’ultimo incidente è avvenuto a Lavinio (vicino a Tor Caldara che può essere considerata l’ultima propaggine dei colli albani) durante la pulizia della vasca di raccolta acque della piscina, alimentata con acqua di pozzo. Alcuni operai, uno dopo l’altro accusano malori restando rivi di sensi nel locale dei filtri. Il quinto evita di scendere, da l’allarme, giungono velocemente i Vigili del Fuoco che recuperano i quattro. Dalle prime analisi risulta la presenza della CO2. I quattro vengono portati in ospedale e purtroppo il primo operaio è rimasto in coma con danni irreversibili cerebrali e motori.

Come vedete date le caratteristiche (inodore, incolore ed insapore) dell’anidride carbonica si rende necessaria molta attenzione; rilevante poi è l’attività di informazione verso i cittadini. Questo è quanto. Grazie.

 

Moderatore - Completiamo con il dr Pizzino l’analisi del terzo gas, e cioè il Radon, ricordando le varie modalità con le quali vi entriamo in contatto.

 

MARCO PIZZINO -                       ricercatore dell’INGV

Buona sera, è dal 1999 che collaboriamo con il Comune di Ciampino per comprendere al meglio il fenomeno della presenza del gas Radon nelle abitazioni;  nello steso anno è iniziata la collaborazione col Comune di Marino per valutare la presenza del gas nel sotto suolo e di come questa si potesse estendere nei locali; nel 2004 abbiamo iniziato a misurare il Radon indoor nei fabbricati pubblici (scuole e Amministrazione).

Ripetiamo il Radon, gas inodore insapore incolore ma radioattivo; misurabile e chimicamente neutro; è presente nel suolo, da cui fuoriesce spesso associato all’anidride carbonica, nei materiali di origine vulcanica (come quelli usati nella costruzione dei vecchi centri abitati), e nell’acqua poi utilizzata ad uso potabile.

E’ uno degli elementi intermedi che derivano dal decadimento dell’Uranio che si estende fino alla formazione del piombo stabile. Quando a sua volta decade emette particelle alfa, forma altri elementi, stavolta solidi e carichi elettrostaticamente, che a loro emettono radiazioni  alfa e beta. Il radon come l’aria entra ed esce dai polmoni, al contrario i così detti figli si fissano con la polvere che respiriamo e si depositano nei polmoni; ed è li che emettono le loro radiazioni incidendo sul dna delle cellule e quindi favorendo, nel tempo e per elevate concentrazioni, lo svilupparsi del tumore al polmone.

Di fatto non esiste un limite inferiore di concentrazione al di sotto del quale la probabilità di contrarre il tumore si annulla.

Il nostro Istituto per le misurazioni del Radon utilizza il metodo dei carboni attivi (nel senso che assorbono direttamente il gas), è un metodo utilizzato negli screening in quanto richiede un tempo di esposizione di sole 48 ore.

La principale sorgente di Radon è il terreno (94-95%), seguono i materiali da costruzione (4%) la restante parte viene veicolata dall’acqua.

Il quadro normativo: i limiti di esposizione negli ambienti  di lavoro sono definiti nel DL.vo 241/2000. La concentrazione media annua massima è 500 Bq/mc (livello di azione), in particolare se la misurazione è inferiore a 400 la misurazione annua va fatta solo se mutano le condizioni di lavoro; se tra 400 e 500 l’obbligo per il datore di lavoro consiste nella ripetizione annua della misurazione; se superiore a 500 occorre incaricare l’esperto qualificato che prima valuta la dose efficace assorbita dai singoli lavoratori e poi la verifica. Nel caso poi la dose sia maggiore a 3mSV/anno si adottano azioni di rimedio e poi si verifica di nuovo il valore della dose. 

 

Per le abitazioni non esiste normativa nazionale, ma soltanto una raccomandazione europea del 1990 che prevede 400 Bq/mc e 200 Bq/mc nelle abitazioni esistenti ed in quelle in costruzione o da progettare (oltre questi valori si raccomanda l’adozione di operazioni di risanamento). 

Tendenza: nel 2009, presso ISS sono stati presentati i dati di concentrazione riscontrati nelle abitazioni di 36 nazioni, Italia compresa. Ne è conseguita l’iniziativa di proporre una riduzione dei livelli di azione a 300 e 100 Bq/mc in quanto non esiste un limite inferiore di sicurezza,  non è valutabile l’effetto nel lungo termine dell’azione ionizzante,  a livello statistico non esiste un campione di confronto che non sia esposto, seppur a concentrazioni basse.

Convenzione del 2008 - Monitoraggio del Radon indoor per un totale di 472 letture, di cui 376 nelle abitazioni private di Villa fiorita e  96 nelle scuole elementari e medie.

Il 32% delle misure effettuate, in condizioni normali di vita quotidiana, ha superato il limite di 400 Bq/mc con valori massimi di 2.500.

La concentrazione in house, considerando che il Radon nel terreno si trova ad una pressione leggermente superiore a quella atmosferica, risente di vari effetti:

Effetto piano - E’ stata confermata la stratificazione delle percentuali di Radon passando dagli interrati ai piani superiori dovuta sia dal contatto col terreno sia perché gli interrati sono soggetti ad una minore ventilazione.

I casi in cui siano i piani superiori ad avere % superiori , si riduce l’incidenza della emissione dal suolo mentre aumenta il contributo dovuto ai materiali utilizzati nella costruzione.

Effetto stagioni – Nel periodo in cui il riscaldamento è acceso, si crea una leggera depressione nella casa, ne consegue che il Radon è attratto in essa. Il fenomeno si riduce e si annulla in concomitanza dello spegnimento del riscaldamento e con la riduzione della pressione al suolo dovuta al riscaldamento solare ed il fatto che con il terreno secco aumentano le sue fratture, per poi ripetere il ciclo. Nel caso la stagione sia particolarmente piovosa (o nel caso di terreno gelato), il terreno si imbibisce ed ostacola il passaggio del Radon, che però si incrementa nella superficie coperta dalla casa.

Effetto vento – Sulla parete del fabbricato che contrasta il vento abbiamo una pressione, mentre in quella opposta la depressione che si crea favorisce come detto la risalita del gas nel fabbricato stesso.

 

Ove necessario avere le esatte fluttuazioni nel tempo occorre effettuare la rilevazione in continuo.

Nelle 48 misure effettuate nei tre plessi scolastici le concentrazioni sono abbastanza basse, è chiaro però che occorrerebbe effettuare le misure in tutte anche per una validità statistica.

Definite le modalità di ingresso del Radon, risulta evidente che occorre evitarne innanzi tutto  l’ingresso, l’eventuale accumulo tramite il ricambio di aria in termini naturali o/e artificiali.

Grazie per l’attenzione.

 

Il socio di un consorzio domanda:

Buona sera, grazie per l’accrescimento culturale finora espresso, che si aggiunge al particolato, raggi cosmici, pericolo sismico.

In sala, come me, ci sono alcuni rappresentanti di consorzi in attesa di iniziare la costruzione della loro abitazione. Ora in funzione della possibile fluttuazione delle emissioni e sulla base della determina regionale, formulata a seguito dello studio dell’INGV, noi cittadini, che abbiamo preferito non costruire abusivamente ma nel pieno rispetto delle norma, ci troviamo impegnati a rispettare le indicazioni, gli obblighi connessi alle limitazioni costruttive e l’effettuazione della campagna di misure con la strumentazione in essa descritta. Il tutto si trasforma in ulteriore costo a carico di ogni consorziato. A questo punto mi sento di accusare l’abusivo che avendo costruito ha di fatto posto un tappo alla fuori uscita del gas che è costretto a trovare una nuova via; inoltre data la presenza dei rappresentanti delle due Amministrazioni chiederei che le stesse definissero con le aziende che operano nel settore delle convenzioni per ridurre i costi di quanto previsto nella determina e magari detrarne il valore dalle mutualità che ci troveremo a pagare.

 

La dr.ssa Carapezza interviene specificando che essendo tecnici hanno svolto la loro funzione fornendo i dati scientifici rilevati; per quanto riguarda la strumentazione, calandoci nei vostri panni e nella considerazione che siamo pubblici dipendenti,  non abbiamo fatto altro che ricorrere a pratiche e strumenti sicuri che rendessero economicamente attuabili le misure del gas anche da parte del singolo professionista, evitando il ricorso ad analisi eccessivamente onerose ( analisi isotopiche, o gascromatografiche) ed in parte fuori dalla portata dei più.   

 

CARLO VERINI  -      Assessore Assetto del territorio del Comune

                                 di Ciampino

Grazie. Dalla presentazione e dalle relazioni abbiamo avuto una preziosa sintesi sulla presenza provata dei gas endogeni della zona, di come si propagano dal terreno o dai materiali o ancora dall’acqua, e della loro incidenza sulla salute umana.

Il dott. Pizzino nell’intervento ha citato che sulla base dello studio prodotto dall’INGV l’assessorato regionale ha formulato ed approvato la determina di ottobre. Come è noto nella stessa si obbliga ad effettuare una misurazione estesa a tutta l’area interessata e preventiva della durata di quattro mesi dei flussi e sulla concentrazione della CO2; ed in base ai risultati ottenuti consegue sia divieti nella  costruzione di locali seminterrati,  a piano terra ed assoluti; sia la necessità di attrezzare in modo stabile l’area con strumenti di misura che diano certezza dei valori che l’anidride carbonica assume nel tempo. In sostanza riduzione delle aree edificabili, della cubatura possibile ed incremento dei costi di costruzione.

Ora come è noto le due Amministrazioni negli anni precedenti hanno presentato i loro strumenti urbanistici, anche sulla base di studi geologici, e la Regione Lazio li ha approvati ponendo alcune limitazioni e fissando valori massimi, comunque superiori a quelli riportati nella determina. La determina ci impedisce di realizzare la programmazione urbanistica prevista dai Comuni interessati.

D’altro canto nella presentazione del convegno è stato sottolineato che per esempio il Radon è presente nei materiali da costruzione (tufo, peperino), già ampiamente utilizzati nella costruzione dei centri storici, mantenendo lo stesso criterio del rischio la conseguenza sarebbe quella di dover evacuare tutti i residenti. La realtà fortunatamente si dimostra avversa a tale idea, tanto è che da tremila anni la zona seguita ad essere abitata.

E’ vero, la dottoressa ha presentato alcuni episodi che si sono verificati in tutta l’area (Tor caldara compresa) alcuni letali e causati dalla CO2, ma sono casi episodici che non possono convalidare una estensione generalizzata dei limiti richiamati, perché vede se  così fosse, in tutti i Comuni interessati si dovrebbero chiudere le attività produttive che utilizzano i piani interrati o seminterrati, quali i ristoranti, e, come riportato nella presentazione, far evacuare quei locali a piano terra utilizzati per civile abitazione. Non credo Le possa sembrare possibile, ne consegue la necessità di un ulteriore approfondimento. 

 

Signora del pubblico:

volevo sapere le basi scientifiche in base alle quali  il valore della percentuale di CO2 è stato ridotto dal 5% (valore indicato nel 2006 in occasione dell’approvazione del PRG di Ciampino) all’attuale 2% per poter costruire su pilotis. Cosa questa che non mi sembra supportata dalla normativa di altre nazioni, nonché di altre regioni.

 

ing PETRINI  -   dirigente area urbanistica della città di Marino 

Data la conoscenza diretta del rapporto tra i due Comuni e la Regione, l’incontro di oggi con i due tecnici dell’INGV va visto in modo del tutto positivo perchè ci ha consentito di conoscere le modalità, i valori ed alcuni dei fenomeni naturali che caratterizzano i nostri territori.

Come sapete il livello di attenzione sulla tipologia delle emissioni dal terreno ha trovato spunto nella moria di bovini avvenuta in area Cava dei Selci. A seguito di ciò il lavoro comune con il dipartimento di prevenzione, la protezione civile regionale e l’INGV  ha consentito alle nostre Amministrazioni locali di intervenire con più ordinanze finalizzate a garantire la tutela della salute sia dei lavoratori edili che potevano operare nella zona, sia dei residenti.

Si è trattato quindi di un primo intervento con indicazioni che, una volta che si sia proceduto a studiare più a fondo il fenomeno, avrebbero richiesto successive variazioni che le rendessero più attinenti al fenomeno.

Una prima determinazione dirigenziale (aprile 2011) impone una serie di modalità per le lottizzazioni  ha determinato una disparità di trattamento, in quanto i provvedimenti enunciati erano  applicata per le sole lottizzazioni e non per le singole costruzioni, se pur riferite alla medesima area.

La seconda determina, la A9572 dell’ottobre scorso, nasce in ambito regionale dopo le prime indicazioni che si sono ricavate dallo studio dell’INGV e con essa si comprende che il 5% ( strumento urbanistico di Ciampino e l’8% (per quello di Marino) non rappresentano le percentuali che assicurano la vita dei residenti.

D’altro canto nel frattempo le due amministrazioni hanno prodotto e presentato atti all’assessorato regionale al fine di comprendere o meglio far esprimere gli eventuali meccanismi utilizzabili per mitigare queste presenze.

In tal senso abbiamo chiesto alla Regione di effettuare studi sulla stratigrafia in modo da individuare quali siano gli strati di terreno impermeabili ai gas, quale la loro profondità sul piano di campagna e quali le aree da loro caratterizzate; scendendo quindi nel particolare possiamo comprendere se il divieto di costruire riguarderà tutta la zona perimetrata o solo parzialmente.

Quindi lo studio stratigrafico ci porterà a definire innanzi tutto la loro esistenza, la loro distribuzione e la loro profondità, con tali conoscenze avremo la certezza che l’operatività edificatoria sarà possibile a patto che non si forino gli strati impermeabili perché questo determinerà  una depressione con la conseguente fuoriuscita dei gas.

I valori di concentrazione indicati: 0 – 2; 2 – 5; > 5% , occorre evitare che siano raggiunti entro le abitazioni, la costruzione su pilotis lo evitano, sarebbe comunque preferibile rendere impermeabile tutto il sistema delle fondazioni ed incanalare il gas verso l’esterno.

Queste cose sono state presentate alla struttura regionale, abbiamo avuto alcuni incontri costruttivi con la dirigenza della difesa del suolo e del Dipartimento. In effetti le due Amministrazioni locali hanno già effettuato misurazioni di CO2 e Rn, fino a lambire l’ardeatina, mappando il territorio e consegnando il tutto alla Difesa del suolo. Abbiamo chiesto alla Regione, sapendo che il gas caratterizza tutto il territorio, di particolareggiare la mappatura riportata dalla determina.

Questa la situazione,  e le azioni che nel frattempo le due Amministrazioni hanno intrapreso, sarà oggetto di un prossimo incontro con la Regione per verificare la possibilità di giungere alla stesura di un protocollo tramutando i dati scientifici rilevati (probabilmente alla stregua di quelli definiti a Cava dei Selci) in fatti concreti, che da un punto di vista tecnico possano costituire misure di salvaguardia per le abitazioni e per l’uomo (la presenza dell’H2S è tangibile nelle fondazioni delle abitazioni di Cava dei Selci).

Oggi non si possono ripetere gli errori di ieri avendo accresciuto la conoscenza del o meglio dei fenomeni. Grazie.

 

 Moderatore - Ringraziamo tutti: relatori e residenti di Ciampino e di Marino intervenuti; un grazie particolare ai rappresentanti di Ciampino che per il secondo anno assicurano la loro presenza (d’altra parte aver ereditato una porzione dell’ex territorio di Marino ci rende partecipi nei problemi che esso rappresenta).

Il tempo è trascorso così velocemente che non ci siamo accorti di aver superato quello concessoci per l’utilizzo della Sala. Man mano che si studiano i fenomeni connessi alla presenza dei gas vulcanici ci rendiamo conto che da una parte vengono posti nuovi limiti all’incremento edilizio nei nostri Comuni (tra l’altro già considerati ad alta intensità abitativa); dall’altra però tendono ad assicurare ai residenti condizioni utili alla vita.

 

Vorrei tornare sull’aggiornamento del REC, e riportare per nostra comodità la successione delle fasi, secondo le quali il Comune di Roma ha definito il percorso per recepire le prescrizioni anti Radon:

• fase di integrazione come norma alle norme tecniche di

attuazione del p.r.g. e approvazione del consiglio comunale;

• fase di integrazione tecnica nel regolamento edilizio e approvazione del consiglio comunale;

• aggiornamento degli elaborati gestionali del p.r.g. (elaborati geologici con eventuale nuova cartografia radon) e approvazione del consiglio comunale

Inoltre (da realizzare di concerto con gli enti competenti) l’attività

di divulgazione pubblica della problematica igienico sanitaria del rischio radon

Come abbiamo visto l’ultimo atto regionale va a sommare nuove limitazioni a quelle che derivano dalla sismicità dei colli albani; cosa utile e necessaria per la nuova edilizia, ma per l’esistente?

 

Per il nostro modo di vedere, l’informazione data ai residenti è purtroppo minimale. I tentativi saltuari che riusciamo a produrre si scontrano nell’indifferenza dei molti; noi vogliamo immaginare che l’attività svolta da quello che è stato definito il primo laboratorio del Lazio per la CO2 e l’H2S, con il contributo scientifico ed economico di Amministrazioni ed Istituti pubblici, sia fatta conoscere ai residenti, ai tecnici che operano sul territorio ed alle imprese della filiera dell’edilizia.

Il presente opuscolo, come i precedenti, riporta sommariamente gli interventi effettuati dai relatori e dal pubblico. Sicuramente non rappresenta la trascrizione letterale degli stessi, ma ci auguriamo comunque che riesca a dare una idea pratica degli argomenti trattati. Questo lo scopo sia dei Convegni che dei cicli di conversazione, che riusciamo a svolgere in alcune delle Scuole del territorio. In questo abbiamo usato volutamente il termine di residenti, nella speranza che altre iniziative di associazioni e professionisti, oltre quelle dovute da parte dell’Amministrazione, rendano coscienti i residenti trasformandoli in Cittadini.

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